Il sol dell’avvenire acceca se resti a guardarlo
Ci sono esperti di comunicazione che non capiscono nulla di politica.
E pseudo–esperti di politica che non capiscono niente di comunicazione.
Da questo cortocircuito nasce una buona parte delle analisi entusiaste e sgangherate che infestano oggi il dibattito pubblico.
Partiamo dalle basi. Le basi vere
Roman Jakobson — linguista, non spin doctor — spiegava che ogni messaggio vive dentro un sistema: mittente, destinatario, contesto, codice e canale.
Tradotto: il significato non sta nelle parole, ma nel luogo in cui le dici e nelle persone a cui le stai dicendo.
Ecco perché chi in questi giorni commenta la vittoria di Zohran Mamdani a New York come se fosse la prova che “la sinistra vince solo se è radicale”, non ha capito nulla.
Mamdani ha vinto, sì, ma a New York, dove l’elettorato è liberal, urbano e organizzato attorno a un’agenda fortemente identitaria.
Nello stesso giorno, però, i Democratici hanno vinto in Virginia con Abigail Spanberger, ex agente della CIA, simbolo dell’ala moderata, e in New Jersey con Mikie Sherrill, ex pilota della Marina, candidata perfettamente centrista.

Tre vittorie, tre diverse Americhe.
Il minimo sindacale per capirlo è ricordarsi Jakobson. La lezione è semplice: si vince quando si è coerenti nel proprio contesto. Quando si costruisce un messaggio che parla ai bisogni reali delle persone.
Può essere radicale o moderato, poco importa, purché sia concreto, credibile, comprensibile.
E quando lo si comunica bene.
Non c’è nessuna formula magica, solo una ricetta elementare: coerenza, contesto, comunicazione.
Chi riesce ad allinearle, vince.
Chi no, perde.
Il resto, è provincialismo travestito da analisi.
Perché credere che ciò che accade in un distretto di New York dica qualcosa sull’Italia o sull’intera America è un riflesso da periferia intellettuale: lo stesso che spinge certi comunicatori italiani a citare Ocasio-Cortez come se fosse un modello esportabile a Piacenza.
La comunicazione politica non è universale.
È situata in uno scenario con uno spazio, un tempo, degli attori, un pubblico.
E chi lo dimentica finisce per parlare a se stesso, convinto di essere stratega mentre gioca a Risiko con la realtà. Non basterà “alzare il volume”.










