Uniti contro l’Antisemitismo: l’UGEI si mobilita e Milano scende in piazza
Mentre l’Unione Giovani Ebrei d’Italia (UGEI) lanciava la campagna “Uniti contro l’antisemitismo”, a Milano piazza San Carlo si riempiva per “Milano indossa la kippah”, la manifestazione voluta dal presidente della Comunità ebraica Walker Meghnagi dopo l’ultima aggressione a sfondo antisemita dello scorso 16 settembre. Due iniziative distinte, un’unica urgenza: dare finalmente una risposta strutturale a un fenomeno che cresce a ritmi preoccupanti.
“Il ddl va approvato”
È la posizione netta di UGEI, che chiede al Parlamento di chiudere l’iter del disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo e di adottare la definizione operativa dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), già recepita dal Consiglio dei Ministri nel 2020. La richiesta è semplice e, di fatto, difficile da contestare: su questo tema non dovrebbero esistere maggioranza e opposizione, ma un Paese unito.
I numeri parlano da soli. Secondo l’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC, nel 2025 in Italia sono stati registrati 963 episodi di antisemitismo, circa il 400% in più rispetto al 2022; un’impennata iniziata dopo il 7 ottobre 2023 e mai arrestata. Di fronte a una crescita così rapida, le dichiarazioni di condanna dopo ogni episodio non bastano più. Serve una cornice normativa stabile: uno strumento nazionale di prevenzione, formazione e sensibilizzazione, anche nelle università, costruito attorno alla definizione IHRA, nel pieno rispetto della libertà di critica politica, di espressione, di riunione e di associazione.
Non è un caso che l’iter parlamentare proceda tra tensioni. Un primo voto in commissione, atteso per il 9 settembre, è slittato; l’Aula della Camera dovrebbe pronunciarsi sul testo il 2 ottobre. Parte delle opposizioni chiede di ridurre il peso della definizione IHRA affiancandole la Dichiarazione di Gerusalemme del 2021, per evitare che la critica al governo di Netanyahu possa essere bollata come antisemitismo. Proprio per questo la richiesta di UGEI pesa ancora di più: uscire dai tatticismi di schieramento e trattare l’antisemitismo come responsabilità condivisa, perché contrastarlo significa tutelare la sicurezza dei cittadini ebrei e insieme difendere i principi democratici e la convivenza civile del Paese.
Milano, la piazza risponde
La cornice in cui nasce la campagna non è astratta. Il 16 settembre, mentre attendeva l’autobus 67 in piazzale Giovanni dalle Bande Nere, un rabbino è stato avvicinato da tre giovani che lo hanno insultato in italiano e in arabo, colpito a calci e pugni, privato del copricapo, gettato a terra e calpestato e infine anche sputato addosso. Si chiama Davia Mizrai Shalom, ha 60 anni. Il fatto, reso noto da Meghnagi, ha suscitato la condanna di diversi esponenti istituzionali, dalla premier Giorgia Meloni al presidente del Senato Ignazio La Russa. I tre aggressori, individuati dalla polizia, sono oggi indagati per istigazione a delinquere aggravata da finalità di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
La risposta della comunità non si è fatta attendere. Meghnagi ha convocato per la giornata di martedì 22 settembre la manifestazione “Milano indossa la kippah” in piazza San Carlo, invitando la cittadinanza a indossare il copricapo ebraico in segno di solidarietà. L’appello è stato raccolto con una partecipazione ampia e trasversale, segno che esiste, ed è viva, quella parte di società che rifiuta il pensiero unico antisemita alimentato dalla retorica sul genocidio.
Non tutta la politica, però, dimostra la stessa coerenza. Lo denuncia il consigliere comunale di Milano Daniele Nahum: “Mentre gli atti di Antisemitismo in Italia sono in aumento vertiginoso e le piazze Italiane si riempiono di fomentatori d’odio, il Campo Largo continua a manifestare insieme a chi sventola le bandiere di Hamas ed Hezbollah, senza dissociarsi. Neanche una forza politica campolarghista si è dissociata, e questo è grave”.
Il riferimento non è generico: al presidio contro il ddl Antisemitismo fuori da Montecitorio erano comparse bandiere di Hamas e Hezbollah, tra cori che inneggiavano ai miliziani islamisti, alla presenza di esponenti del Pd e del M5s. Un’immagine giudicata “molto grave” anche dal centrodestra, che ha chiesto — senza ottenerlo — un netto atto di dissociazione da Pd e M5s.

Un fronte che va oltre i partiti
È qui che “Uniti contro l’antisemitismo” trova il suo senso più profondo: non un appello identitario, ma un appello rivolto a tutti. Ad aderire non sono solo le organizzazioni ebraiche e giovanili di riferimento, ma un fronte esplicitamente trasversale: da Italia Viva a Europeisti.eu, dall’Associazione Setteottobre fino a Forza Italia Giovani e alla Federazione dei Giovani Socialisti. Sensibilità politiche diverse, spesso distanti su altri temi, che su questo convergono senza se e senza ma.
Perché come ricorda UGEI, contrastare l’antisemitismo deve essere una responsabilità di tutti. Oggi, più che mai, lo è.









