Federazione o irrilevanza: la risposta degli studenti nel confronto con Calenda

Fausto Desiderio, Presidente UFE
03/12/2025
Appunti di Viaggio

Aula A piena fino alle ultime file, nonostante gli esami dietro l’angolo, e un clima che smentisce la narrazione di un ambiente universitario ostaggio degli slogan. Lo scorso 25 novembre, a Scienze Politiche in Sapienza, si è tenuto l’evento “Quale futuro per l’Europa?”, organizzato dall’associazione Universitari Federalisti Europei (UFE), con la partecipazione del segretario di Azione Carlo Calenda e l’introduzione del costituzionalista Stefano Ceccanti.

Molto sentita la tappa romana del “Calenda on Campus”

Due ore di dibattito franco e dinamico sui principali nodi dell’attualità politica europea e nazionale. La voce degli studenti federalisti è stata portata in apertura da Mark Marianello (UFE), che ha condotto la prima parte del confronto parlando di riforme istituzionali, Ucraina, Georgia e doppi-standard in politica estera, senza risparmiare provocazioni sull’esito delle ultime elezioni europee. In seguito, il dibattito è stato aperto al pubblico e una folta schiera di studenti ha affollato il lato sinistro della cattedra incalzando l’ospite con le più diverse questioni.

Ma al di là della cronaca, cosa resta politicamente di questo incontro? Ripercorriamo i punti cruciali emersi, rileggendoli attraverso la lente d’analisi federalista.



La crisi dell’Occidente e il riposizionamento dell’Europa

    La guerra in Ucraina e la nuova politica neoimperialista di Trump hanno sgretolato le certezze del Vecchio Continente. L’Europa si trova oggi di fronte a una scelta esistenziale: accettare l’irrilevanza e il vassallaggio, oppure conquistare una reale sovranità attraverso una riforma in senso federale. Solo unita l’Europa può difendere i propri valori e interessi, partendo dalla necessità indifferibile di una vera Difesa Comune. Solo avendo conseguito una piena autonomia strategica l’Europa potrà tornare ad essere un attore internazionale decisivo, capace di guidare l’ordine internazionale fuori dall’anarchia. E finché resta chiusa la finestra per una complessiva riforma dei Trattati, vista l’urgenza non resta che percorrere la via dell’Europa “a due velocità”.

    Il declino della democrazia liberale nell’età degli Imperi

    Le democrazie liberali sono sotto assedio, minacciate sia da sgretolamenti interni che da pressioni esterne, mentre autocrazie e totalitarismi guadagnano terreno sulla scena globale. La dimensione delle partite politiche fondamentali non lascia scampo al singolo stato nazionale. In questo scenario, il federalismo non è un’utopia, ma l’alternativa radicale all’imperialismo e l’unica via percorribile per adattare le nostre democrazie ai fenomeni globali che devono governare.

    L’Ucraina e la battaglia per la libertà

    La difesa dell’Ucraina coincide con la difesa dell’Europa. Le ipotesi di accordo tra USA e Russia, fatte sopra la testa di Kyiv, rischiano di tradursi in un’umiliazione per gli ucraini e per noi europei. È urgente dotarsi di una capacità di difesa autonoma e di deterrenza credibile: solo così potremo proteggerci dalle aggressioni militari e ibride della Russia, tutelando la nostra libertà e il diritto all’autodeterminazione, principi fondamentali che si difendono anzitutto sul fronte orientale, in Ucraina, Georgia, Moldova.

    L’Europa federale come potenza globale

    Non possiamo più permetterci i “costi della non-Europa”. Seguendo le indicazioni dettate dai rapporti Letta e Draghi, per competere con le grandi potenze continentali che dominano l’economia mondiale, dobbiamo costruire un’Europa federale completa: dotata di un bilancio autonomo, capace di emettere debito comune e fondata su un vero mercato unico dei capitali. Solo così otterremo l’autonomia strategica e le economie di scala necessarie per contare nel mondo.

    In conclusione, dal dibattito sono emerse con chiarezza le rivendicazioni federaliste, non come sogni ideali ma come necessità impellenti e non più rimandabili in un momento storico a dir poco cruciale. Va sottolineato, infine, il valore del clima dialogante e orizzontale dell’iniziativa, a smentire una minoranza “rumorosa” di studenti che, contestando Calenda prima dell’evento, esclamava di volere i “liberali fuori dall’università”. La voglia di confronto è stata più forte, tanto da proseguire ben oltre il “gong” di chiusura della Facoltà, con un botta e risposta con gli studenti continuato per diverso tempo nello spazio esterno.

    Come Universitari Federalisti Europei (UFE), in linea con la trasversalità che contraddistingue l’operato della Gioventù Federalista Europea (GFE), continueremo a confrontarci sul futuro dell’Europa con tutte le forze politiche. Senza distinguo e veti, ma mettendo al centro i temi e la forza di un dibattito razionale e rispettoso.