L’Europa davanti alla scelta tra sovranità e resa all’imperialismo russo

David Favara
28/08/2025
Appunti di Viaggio

Sono trascorsi 1.280 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina e la prospettiva di una pace rimane lontana. I negoziati continuano a vari livelli, ma le condizioni poste da Mosca sono considerate irricevibili da Kyiv: i bombardamenti quotidiani contro obiettivi civili ne confermano la volontà di non arretrare. In questo scenario, un incontro bilaterale tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky appare del tutto privo di basi concrete.

L’Europa e il sostegno a Kyiv

L’Unione europea, insieme al Regno Unito, non può permettersi ambiguità: occorre continuare a fornire armi all’Ucraina, irrigidire le sanzioni contro la Russia e contro chi le aiuta ad aggirarle, e mantenere una pressione costante anche sugli Stati Uniti. Quest’ultimo punto è particolarmente delicato, perché l’amministrazione Trump ha mostrato atteggiamenti altalenanti, passando da dichiarazioni di sostegno a scelte che di fatto hanno ostacolato Kyiv.

L’obiettivo deve essere una pace giusta: ritiro delle truppe russe dai territori occupati, scambio completo dei prigionieri e restituzione dei bambini deportati in Russia. A ciò si deve aggiungere un quadro vincolante di sicurezza internazionale, con obblighi di intervento che superino le lacune del Memorandum di Budapest. Una missione europea di monitoraggio militare, con turnazioni di truppe sul territorio ucraino, rappresenterebbe un segnale concreto.

Le concessioni possibili e i nodi irrisolti

Il dibattito resta aperto sulle concessioni che l’Ucraina potrebbe valutare: la definitiva cessione della Crimea, non difesa adeguatamente nel 2014, e la rinuncia all’adesione alla NATO. Ma su due punti non ci sono dubbi: l’integrazione europea di Kyiv, che dovrebbe essere accelerata, e il riconoscimento del suo ruolo come polo d’eccellenza militare e di intelligence utile alla futura difesa comune europea.

La Russia, dal canto suo, dovrà rispondere dei danni di guerra. La confisca immediata dei beni immobili e delle risorse finanziarie già sequestrate è un passaggio inevitabile. Non c’è spazio per sconti o indulgenze verso chi ha devastato un Paese sovrano.

Oltre il conflitto: la nuova Europa

La guerra impone all’UE di guardare oltre l’emergenza. Difesa comune, produzione di armi, ricerca tecnologica, approvvigionamento strategico di materie prime: sono i pilastri su cui deve costruirsi una nuova Europa, federale e più autonoma. L’alleanza con gli Stati Uniti e la permanenza nella NATO restano essenziali, ma non escludono un cammino irreversibile verso una sovranità europea più compiuta.

Mosca dopo Putin

Anche a guerra conclusa, la Russia non potrà essere considerata un partner affidabile. Il sistema creato da Putin — criminale, corrotto, dittatoriale — continuerà a contaminare il futuro del Paese. Troppo a lungo, dopo la fine dell’URSS, il Cremlino ha coltivato l’obiettivo di restaurare un imperialismo fuori tempo, usando ogni mezzo per conservare il potere.

Il ruolo ambiguo di Trump

Non è un mistero che il Presidente americano non sia all’altezza del compito storico: interessato più a recitare la parte del protagonista che a guidare un processo reale di pace, ha più volte umiliato Kyiv e il suo presidente. Zelensky è stato trattato con sufficienza nella stanza ovale, mentre lo show in Alaska con Putin non ha prodotto alcun risultato se non la percezione, per il Cremlino, di poter ottenere tutto ciò che vuole. Ancora più grave il blocco dell’invio di armi americane: un colpo diretto alla resistenza ucraina.

Solo per l’unità dei “volenterosi” esiste oggi una negoziazione importante a favore dell’Ucraina.

Propaganda e ingerenze russe

C’è poi un altro fronte: quello della propaganda e della guerra ibrida. Mosca investe massicciamente per infiltrarsi in Occidente, alimentando associazioni, canali di legittimazione e reti di influenza che avvelenano il dibattito pubblico. Qui l’Europa — e in particolare l’Italia — non possono più permettersi ingenuità. Serve una legge che colpisca con sanzioni durissime enti, persone e soggetti privati che collaborano consapevolmente con la macchina di disinformazione del Cremlino.