L’Europa delle differenze: unità senza uniformità
Perché l’Europa ancora oggi è un ecosistema politico e culturale unico? Da cosa dipende la sua identità geopolitica?
L’Europa nel corso dei secoli è riuscita a sviluppare una combinazione rara di pluralismo politico, competizione tra Stati, tradizione giuridica, individualismo sociale e universalismo culturale.
La sua storia è attraversata da una frammentazione politica e identitaria che ha generato unità e cooperazione nella risoluzione dei conflitti: dal ruolo della religione nella società, a quello dell’individuo nei confronti dello Stato.
Dobbiamo ricordare che il Vecchio Continente a differenza dei suoi rivali storici (Cina imperiale, Impero Ottomano e Russia zarista) ha subito numerose trasformazioni gerarchiche dopo la Caduta dell’Impero Romano d’Occidente: ha percorso intere generazioni divisa in regni, città-stato, principati, repubbliche o imperi concorrenti.
Nessuna realtà geopolitica ha saputo mutare con tale rapidità, circondata da incertezze costanti, come il fenomeno europeo. Il suo obiettivo inconscio è sempre stato quello di affacciarsi alla prossima metamorfosi politica come una tappa fondamentale di evoluzione sia sul piano nazionale che internazionale.
Questa convergenza di pluralismi ha realizzato, secondo Joseph Strayer e molti studiosi, una delle basi dello Stato moderno.
Ma cosa rende oggi l’Europa diversa?
Frequentemente accusata di essere lenta, fragile o burocratica; ma quale altra area geopolitica è capace di convertire un sistema di Stati sovrani che condividono parte del loro potere in un’unione eterogenea di bisogni comuni?
Una delle principali caratteristiche che contraddistingue la varietà europea è la vasta convivenza linguistica dentro uno stesso spazio politico e istituzionale: non esiste uniformazione linguistica.
La lingua è un’identità storica che non impedisce a un cittadino polacco di comprendere le sensibilità e gli ideali democratici di un italiano. I valori di libertà e coabitazione che hanno costruito la realtà europea continuano a comunicare tra loro, indipendentemente dai livelli di crisi interna che qualsiasi ecosistema politico presto o tardi è costretto ad affrontare.
Questo multilinguismo europeo non nasconde la paura antica del Vecchio Continente di rischiare la dominazione: la protezione della lingua è una dichiarazione indiretta di mantenimento degli equilibri internazionali.
Altro fattore di ineguagliabile distinzione è il concetto di welfare che rende l’Europa concretamente diversa, perché rende tangibili protezione sociale e salute, istruzione e lavoro in componenti della cittadinanza democratica. Lo stato europeo ha costantemente impedito che qualcuno crollasse completamente: problemi economici? Non ti preoccupare puoi andare in ospedale senza rischio di rovina economica.

Non troverai la stessa copertura sanitaria negli Stati Uniti o in Corea del Sud, non a caso condividono influenze socio-economiche reciproche.
Se c’è una lezione che l’Europa ha imparato dopo la Seconda guerra mondiale è che povertà estrema e insicurezza sociale possono destabilizzare non solo la società, ma i valori della democrazia, un ideale che mantiene saldo nonostante le attuali fratture interne.
Come dicevamo precedentemente l’Europa ha evitato la centralizzazione assoluta, tipica ad esempio del sistema politico cinese o russo, con l’espressione di un pluralismo senza paragoni; entrambe le potenze asiatiche hanno costantemente cercato conferma nella stabilità centralizzata. Una struttura che non lascia respirare una competizione costruttiva tra poteri diversi. Risultato? Cina e Russia rimangono regimi autoritari impenetrabili e incompatibili al cambiamento tramite la frammentazione e la possibilità di instaurare differenza tramite il dubbio sociale.
L’Europa contemporanea è una delle aree più stabili, ricche e democratiche del mondo, ma è anche attraversata da numerosi contrasti di integrazione e sovranità nazionale, i quali paradossalmente, sono parte dei motivi per cui il mondo europeo è capace di emergere con tale insistenza in maniera specifica.
La Brexit è stata la più evidente manifestazione di tale tensione: l’Unione Europea è un simbolo di protezione e cooperazione o una tecnocrazia distante che imita la sovranità nazionale? Da qui nasce il noto conflitto tra europeismo e sovranismo.
Queste ultime problematiche si intrecciano a loro volta con il bisogno di riconoscere se i flussi migratori sono necessari per contrastare il calo demografico, oppure rischiano di destabilizzare eccessivamente l’identità nazionale e la sicurezza urbana.
Dobbiamo ricordare che questi quesiti esistono solo quando una democrazia funziona; la libertà concede al dubbio di sussistere e creare le opportunità per la prossima tappa di evoluzione.









