L’odio “buono” contro gli ebrei. Come il 7 Ottobre ha vinto nell’opinione pubblica italiana

Carmelo Palma
07/10/2026
Radici

Come il 24 febbraio del 2022, anche il 7 ottobre 2023 ha consegnato all’aggressore una vittoria politica preziosa: quella di un sempre crescente favore dell’opinione pubblica occidentale per le sue ragioni, insieme a un comprovato discredito per le sue vittime.

L’invasione su vasta scala dell’Ucraina, anziché suscitare una reazione contro l’offensiva russa e la sua logica predatoria, ha suggerito un sospetto sulla resistenza ucraina e sulle responsabilità di Kyiv e dei suoi alleati nella scaturigine di un conflitto maturato per la presunta e irrispettosa invadenza euro-atlantica dello spazio vitale russo.

Il pogrom di Hamas, anziché risvegliare la solidarietà verso gli ebrei nuovamente assediati e per la prima volta sopraffatti nella casa-rifugio nazionale di Israele, ha legittimato il lignaggio resistenziale di Sinwar e dell’islamismo “dal fiume al mare”, facendo di Gaza – la conigliera dell’odio, il laboratorio dell’orrore e del sacrificio programmato di decine di migliaia di donne, bambini e malati, immolati a maggior gloria del jihad – una sorta di terra promessa della fratellanza universale e un bastione morale contro il “razzismo sionista”.

Se la guerra ibrida di Putin ha prevalso nell’opinione pubblica democratica, quella di Sinwar ha letteralmente spopolato e può dirsi perfettamente riuscito il suo progetto di affogare la legittimità di Israele e l’innocenza di tutti gli ebrei nel sangue dei martiri, cioè delle vittime palestinesi che la reazione al 7 ottobre doveva mietere a Gaza, per illuminare davanti agli occhi del mondo la malvagità di Israele.

In Italia abbiamo prova quotidiana di tutto questo. L’odio per Israele e per gli ebrei è diventato ufficialmente un “odio buono”, la scriminante umanitaria dell’antisemitismo in tutte le forme più viete e in tutte le più moderne è riconosciuta in società, negli organi di informazione e massimamente in politica, dove una legge che prima del 7 ottobre sarebbe stata unanimemente plebiscitata – come venne unanimemente approvata in via amministrativa la definizione dell’IHRA, che ne è alla base, dal Governo Conte nel 2020 – oggi è diventata una legge liberticida proprio perché qualifica la natura antisemita di espressioni ormai diventate di uso e senso comune.

Come aveva previsto David Grossman, il 7 ottobre ha anche segnato l’anima di Israele, suscitato reazioni odiose e razziste a immagine e somiglianza dei più radicati pregiudizi contro lo Stato ebraico e contro lo spirito del sionismo. Anche questo faceva parte del piano di Sinwar e si spera che le elezioni del 27 ottobre ne decretino il fallimento.

Quello di cui si può essere sicuri è però che, se pure vincesse, anzi trionfasse la coalizione anti-Netanyahu e se pure i voti dei partiti arabi fossero utili a mandare all’opposizione Netanyahu e la ghenga suprematista di Smotrich e Ben-Gvir e a insediare un nuovo governo, in Italia non cambierebbe nulla.

Liliana Segre continuerebbe a vivere segregata e sgraditissima dalle piazze che un tempo la veneravano e oggi applaudono con furore orgiastico Francesca Albanese e la violenza contro gli ebrei continuerebbe a essere giustificata come reazione al genocidio che non c’è, ma che non può essere negato se non per apostasia e indegnità democratica.