Il sindaco di Reggio Emilia umiliato, il Tricolore anche
Nel video del sindaco di Reggio Emilia Marco Massari che viene contestato durante la cerimonia di consegna del Primo Tricolore a Francesca Albanese ci sono un paio di cose che mi provocano un moto di tristezza. Anche più di quanta me ne provochino la manifesta intolleranza di quel pubblico, che in cuor suo si crede democratico, e la maleducazione della Albanese, che non rispetta né il luogo né la cerimonia dove è stata invitata.
Prima scena
Il povero sindaco sembra supplicare la platea di lasciarlo terminare il ragionamento, perché deve ancora arrivare la parte “giusta” anche per chi sta urlando, quella in cui spiega il valore simbolico e storico del Tricolore.
Tentativo vano, in ogni caso: perché quella platea, dei valori risorgimentali, (ammesso che li conosca) se ne infischia. Tutt’al più li rispolvera ogni 7 gennaio, quando la festa del Tricolore diventa una buona occasione da sfruttare per contestare “le destre”.
Seconda scena
Il sindaco dice tutte le parole d’ordine che pensa possano bastare per assecondare quella platea eccitata dallo scontro apocalittico con le forze delle tenebre: “massacro”, “genocidio”, “stato palestinese”, “il 7 ottobre non giustifica quello che sta succedendo a Gaza”.
Tutto il rosario viene snocciolato come vuole il Rito.
Ma tutto questo non è bastato, perché Massari ha osato parlare anche di “liberazione degli ostaggi” e “condizioni per la pace”.
Grave bestemmia nel tempio dei democratici a giorni alterni, nella setta dei “senza se e senza ma”.
Nel frattempo la premiata, dopo che -probabilmente condizionata dal fatto che stava su un palcoscenico- ha dato il via ai brusii con le prime smorfie, faceva il controcanto al premiante con faccine degne di un bullo delle medie e mimava persino l’autoflagellazione alla quale il sindaco secondo lei si stava sottoponendo.
Non contenta, ha anche pronunciato la scomunica pubblica, la fatwa: “Il sindaco si è sbagliato: la pace non ha bisogno di condizioni”.
Ovviamente tra gli applausi del pubblico, sempre più in trance agonistica.
(Riparlerò più avanti del nodo delle condizioni di pace, perché proprio queste sono ore nelle quali potremmo essere vicini a una svolta).
Pentiti e verrai salvato
E poi la ramanzina finale, in pieno delirio di onnipotenza: “Io il sindaco lo perdono, ma mi deve promettere, [ammiccando verso il pubblico] ci deve promettere che questa cosa non la dice più”.
Altri applausi.
Il tutto mentre riceveva un premio a nome della città che la stava ospitando.
L’ennesima caduta di stile, irrispettosa del Tricolore e della Città.
E taccio della difesa d’ufficio di Hamas e della minimizzazione dell’eccidio, con tanto di sfogo urlato «quante volte dovremo condannare il 7 ottobre!?».
Tutte le volte che serve, dottoressa Albanese.
Tutte le volte che serve.
E se possibile una volta di più.
«Alla fine la Storia si ricorderà di questo: sono riusciti a riportare la Palestina al centro della discussione. I terroristi stanno animando una rivoluzione globale che ci sta facendo pensare».
Ai tempi delle BR si diceva che i terroristi erano “compagni che sbagliano”. Oggi sono “compagni che ci fanno pensare”.
Il vero errore del sindaco
Il povero sindaco -sempre lui- ha sbagliato, è vero, ma il suo errore è stato quello di non andarsene da quel palco: avrebbe dovuto lasciare la muftì Francesca Albanese a cantarsela e suonarsela da sola.
Da sola e senza il Primo Tricolore ovviamente, che andrebbe dato a chi se lo merita e ne riconosce il valore.
Andrebbe consegnato a personalità civili che contribuiscono al bene comune, che promuovono i valori repubblicani e che “si distinguono per solidarietà, altruismo, impegno sociale, inclusione e legalità”.
Tutte qualità che è difficile riscontrare in chi bullizza e umilia un sindaco solo per soddisfare il proprio ego.
Massari ha sbagliato, in questo forse non da solo (non so chi decide chi abbia diritto al riconoscimento), a dare il Tricolore a una persona che in troppe occasioni si comporta come una fanatica esaltata.
Evidentemente era convinto che ciò lo avrebbe reso più “di sinistra” o -peggio ancora- più in linea con lo spirito dei tempi.
È stata l’Amministrazione comunale a travisare per prima il senso della cerimonia. Tutto ciò che è accaduto dopo è stata la conseguenza di quell’errore iniziale.
Massari si è illuso di poter cavalcare la tigre e ne è finito sbranato. È questo, purtroppo, lo spirito del tempo: ottime persone che in buona fede si illudono e poi vengono travolte dagli eventi.
La fatica del compromesso
A proposito della pietra dello scandalo: « la pace non ha bisogno di condizioni”, ha sentenziato la detentrice del Verbo, ma la storia dovrebbe averci insegnato che la pace senza condizioni non è mai un buon affare per la parte debole di qualsiasi conflitto.
Una pace giusta parte sempre da un compromesso.
E, come ha brillantemente osservato Amos Oz, «Il contrario della parola compromesso non è la parola idealismo, verità, integrità. No: il contrario del compromesso è la morte, il fanatismo, l’odio».
Albanese e i suoi fanatici sostenitori mi scuseranno se ho citato uno scrittore israeliano.








