L’incubo del “Chat Control”: che cos’è e perché può minare la democrazia

Francesco Giudice
12/07/2026
Orizzonti

La routine comunicativa di tutti noi cittadini europei e mondiali, ormai già da tempo, è ben definita: mail, SMS, ma soprattutto Whatsapp e Telegram sono solo alcuni dei mezzi più utilizzati, per diverse ore al giorno.
La nostra privacy è stata garantita – fino ad oggi – da norme, leggi e sistemi informatici, come la nota crittografia end-to-end.

Consideriamo ora una possibile scena surreale: tutti i nostri messaggi privati, foto e video compresi, possono essere scansionati e letti da qualcuno di esterno, senza un apparente motivo. L’angoscia di una situazione del genere non è del tutto distopica: la minaccia è quanto mai concreta.

Che cos’è il Chat Control


La bozza ufficiale di questo regolamento europeo è intitolata “Proposta di regolamento che stabilisce norme per la prevenzione e la lotta contro l’abuso sessuale su minori”.
La denominazione Chat Control non deriva quindi dalle discussioni parlamentari di Strasburgo, ma è stata scelta da critici ed oppositori di questa possibile normativa.

L’intento del regolamento è quello di proteggere i minori online da adescamento e abusi sessuali: l’UE vuole individuare il materiale pedopornografico presente su internet e prevenire nuovi casi di minaccia.
Tutto questo nasce da una considerazione della Commissione Europea, che etichetta le misure adottate finora come insufficienti; la stessa ribadisce, inoltre, che solo alcuni operatori e singoli Stati stanno adottando misure concrete in merito.

Lo scopo è certamente nobile: diminuire e prevenire i casi di sfruttamento sessuale e abuso dei più giovani utenti online. Nel 2025, infatti, i cosiddetti “telefoni amici” – cofinanziati dall’UE – hanno ricevuto oltre 4,5 milioni di segnalazioni di contenuti digitali potenzialmente illegali, di cui oltre la metà riguardava segnalazioni di materiale pedopornografico o di sfruttamento sessuale di minori.
Da questo comprendiamo quanto il problema sia urgente.

La disciplina unica europea, scritta ormai nel 2022 a fronte della necessità urgente espressa dalla Commissione, non è ancora stata approvata.

È il come che fa discutere


Il motivo della non approvazione risiede nel cuore della proposta: gli ordini di rilevazione. Questi permettono alle autorità competenti di imporre ad alcuni fornitori di servizi online (come Google, Meta, Microsoft e altri) l’obbligo di rilevare materiale pedopornografico – nuovo o già persistente che sia – e il grooming, cioè i tentativi di adescamento.
Tutto questo, però, interferisce evidentemente con i diritti fondamentali della privacy: nella ricerca a campione di materiali potenzialmente sospetti, le nostre comunicazioni, chat e conversazioni online potrebbero essere lette ed esaminate, in piena violazione del nostro diritto, in Italia costituzionalmente garantito, alla riservatezza.

Lo stesso documento dell’UE riconosce questi limiti e sottolinea che le comunicazioni private, distinte rispetto ai contenuti già pubblici, sarebbero certamente più minacciate rispetto al passato.
Per trovare potenziali elementi illegali è necessario scansionare automaticamente i testi delle comunicazioni interpersonali, compito che spetta – quasi sempre – ad algoritmi e sistemi automatici. Gli errori, inoltre, sono frequenti: le percentuali medie di accuratezza sono del 90%, con una media di circa 10 rilevazioni errate su 100. Il dato rende quindi necessaria la verifica umana.

Esclusa, per ora, la crittografia end-to-end


Chiunque di noi abbia una chat su Whatsapp può scorrere fino all’inizio della conversazione e trovarne il relativo messaggio, che ci spiega che nessuno – neanche Whatsapp – può leggerne o ascoltarne il contenuto.

Questo sistema di crittografia, che protegge le nostre conversazioni, è stato escluso dalla normativa con il voto del Parlamento europeo del 9 luglio: le comunicazioni «alle quali è, è stata o sarà applicata la crittografia end-to-end» non saranno toccate dal Chat Control, perlomeno al momento.
Il testo della proposta è stato modificato e torna ora al Consiglio, che avrà tre mesi per accettarlo o aprire una nuova fase di confronto con il Parlamento.

La normativa quindi, qualora entrasse in vigore, non riguarderebbe le nostre chat private e crittografate, come quelle su Whatsapp. Resta però l’apprensione per un regolamento ancora in divenire.

Rischiamo un controllo di massa?


La risposta più razionale possibile è No, l’intento non è controllare e schedare tutti i cittadini europei.
Addentrandosi in ragionamenti più approfonditi, però, si trovano le controindicazioni più evidenti di questo regolamento, che possono portare a pensieri maliziosi e sospettosi.

Non è chiaro, infatti, in base a cosa saranno effettuati gli ordini di rilevazione: la presenza dei soli sospetti, talvolta infondati, non possono certo portare alla violazione totale delle conversazioni private.
Nel nostro Paese, per sequestrare materiali o contenuti presenti nei mezzi di un sospettato, è necessario un decreto del Pubblico Ministero, che autorizza alla perquisizione.
In questo caso, invece, il modus operandi non è tradizionale (giudiziariamente parlando), perché sarebbe il fornitore del servizio a decidere di utilizzare strumenti automatici su un ampio numero di comunicazioni, scritte da persone sulle quali non verte alcun sospetto.

Un’ulteriore riflessione riguarda la presenza massiccia degli algoritmi


Potenzialmente progettati ad hoc da chi sembra auspicare lo sgretolamento dall’interno dell’Unione Europea (ad esempio Cina o Russia), questi sistemi informatici potrebbero facilmente raccogliere dati e informazioni tratte da milioni di conversazioni private di utenti da tutta Europa. Gli stessi algoritmi, poi, andrebbero ad agire in maniera più prolifica sui social e sui motori di ricerca, influenzando il nostro pensiero libero con contenuti orientati verso le frange più estreme e antieuropeiste della politica degli Stati (come quella dell’ormai ex premier ungherese Orbán, ad esempio).
In un momento in cui il nostro pensiero si costruisce sempre più con ciò che si vede online, il controllo delle nostre chat non farebbe altro che ampliare lo sgretolamento – in atto ormai da anni – della nostra privacy personale.

Il monito della letteratura orwelliana


La società distopica per eccellenza, alla quale come Europa rischiamo di avvicinarci, è quella dipinta da George Orwell in 1984, romanzo scritto a tre anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Nonostante siano passati 78 anni dalla sua pubblicazione, questo libro lancia ancora oggi un monito quanto mai attuale: uno stato democratico deve costruirsi sulla libertà, anche nella realizzazione dei suoi scopi più nobili.

Il fine del Chat Control è scovare i pedofili online e prevenire future violazioni: davvero questo può segnare la fine – o, perlomeno, un tangibile ridimensionamento – di una libertà inviolabile del cittadino?
Nel cercare di sradicare questi illeciti e punire chi commette simili reati, è anche necessario adottare una solida prevenzione volta a diminuire i rischi per i giovani online. I mezzi tecnologici di oggi sono delle possibili trappole senza scampo, ed è per questo che bambini di 12, 13, 14 anni devono ricevere un’adeguata educazione.
All’azione sulle conseguenze, quindi, è necessario affiancare opere di supporto per gli utenti più giovani tramite opere di sensibilizzazione e prevenzione, finora non particolarmente discusse dalla Commissione europea.

Senza analizzare i problemi con un doppio fronte cause-conseguenze, la nostra Europa potrebbe assomigliare sempre di più alle nazioni neo-orwelliane, dove i Chat Controls delle conversazioni crittografate sono già in atto – sostanzialmente ovunque nel mondo tranne in Europa e negli Stati Uniti.
Controllo, supervisione e repressione non porteranno certo a sostanziali miglioramenti, ma a terrore e rischio di ribellione dei cittadini.

Cambiare non significa perdere la libertà


Se non vogliamo perdere i nostri diritti inviolabili, dobbiamo esortare gli organi di governo a considerare una doppia direzione: punire sì, ma senza violare tutti gli utenti europei, e soprattutto andando ad agire anche sulla prevenzione dei rischi online.

Ci sono davvero degli scopi così inderogabili da giustificare la perdita di libertà?
Sono certo che la maggior parte dei cittadini europei risponderebbe di No.
All’UE spetta il compito di dirigere il cambiamento, per non rischiare di trasformare presto la democrazia in pura distopia.