Chat control a tutti i costi. Le ragioni di un’ossessione
Che cos’è il chat control?
È una scansione di massa delle nostre conversazioni private che le piattaforme digitali mettono in atto tramite algoritmi a intelligenza artificiale, col pretesto di cercare presunti indizi contro la pedofilia, il contrabbando o altri reati.
Come funziona il chat control?
Ne esistono due versioni. La prima è quella cosiddetta 1.0, che non tocca le comunicazioni cifrate, quindi scansiona “soltanto” servizi come Gmail o come i messaggi diretti di Instagram. Inoltre è volontaria da parte delle piattaforme.
C’è poi la versione cosiddetta 2.0, che invece è obbligatoria (tutte le piattaforme dovrebbero attuarla) e colpisce anche i messaggi cifrati, ad esempio quelli di WhatsApp o quelli di Signal.
In quanti paesi del mondo c’è il chat control?
In tutti i paesi, eccetto quelli dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.
Ce l’hanno i britannici, ce l’hanno i canadesi, ce l’hanno gli australiani, i brasiliani, gli indiani e ovviamente tutti i paesi dittatoriali.
Da noi non è ancora stato implementato solo perché il Parlamento Europeo, almeno fino a ieri, aveva sempre detto di no.
Quanti governi europei vorrebbero che ci fosse il chat control nelle loro nazioni?
Nella versione cosiddetta 1.0 ventitré governi, nella versione cosiddetta 2.0 almeno quattordici governi.
E’ chiaro quindi che, se non ci fosse l’ostacolo del Parlamento Europeo con cui confrontarsi in virtù dei Trattati, oggi saremmo già tutti sotto sorveglianza.
Il chat control è di sinistra o di destra?
È un complotto dell’élite globalista o uno strumento di repressione dei reazionari fascisti?
La verità è che un po’ tutti se ne sono approfittati a seconda delle convenienze.
Ieri a Bruxelles è stato il Partito Popolare, cioè quello di centrodestra, a promuovere una mozione sul chat control.
Al contrario, a marzo, attraverso la Commissione Europea, il regolamento era stato promosso da alcuni membri scandinavi del Partito Socialista e Democratico, quindi quello di centrosinistra.
Per portare un esempio familiare, la Lega italiana ha votato ogni volta a favore o contro a seconda della propaganda che doveva farsi in quel momento.
Serve davvero contro i pedofili?
La risposta è: chi se ne importa.
Violare la riservatezza intima delle conversazioni di centinaia di milioni di persone non è giustificabile da niente.
Ciò premesso, non serve neanche a scovare i pedofili.
Infatti dà un enorme numero di falsi positivi: persone che l’algoritmo individua come pedofile e in realtà non lo sono. Penso che concordiamo tutti sul fatto che non ci sia niente di peggio al mondo che essere accusati di questo abominio senza averlo commesso davvero.
Allo stesso modo, il sistema dà migliaia di falsi negativi, cioè persone che commettono il reato ma non vengono individuate.
Tra l’altro l’Europol, ovvero la polizia che condivide informazioni e metodi fra tutti i 27 stati dell’Unione, ha dei metodi molto più sofisticati, anche digitali, per riuscire a scoprire chi è un pedofilo.
Ma li applica sempre a partire da una denuncia e su mandato di un giudice, non andando a strascico a leggersi le conversazioni e a immischiarsi nei fatti personali della gente.
Che cosa è successo ieri a Bruxelles?
È stata una pagina buia per la storia della democrazia.
Il Consiglio UE, ovvero i rappresentanti dei governi dei singoli stati, ha convocato il Parlamento in una sessione d’urgenza con una procedura speciale. Trattandosi di una seconda lettura, serviva la maggioranza assoluta dei voti (361) per bocciare la proposta. Un giorno prima dell’inizio delle vacanze.
E così, per fare un esempio a noi vicino, ventiquattro parlamentari italiani non si sono presentati, probabilmente perché stavano in vacanza.
Possiamo fare facile sarcasmo sul fatto che chiunque di noi, al loro posto, sarebbe rientrato di corsa a Bruxelles per una faccenda così grave.
Però sta di fatto che i voti contro il chat control sono stati solo 314, e di conseguenza, nella versione cosiddetta 1.0, in capo a qualche mese e dopo un negoziato col Consiglio dovrebbe essere ratificato.
Si tratta di uno sgarbo istituzionale senza precedenti.
Già due volte il Parlamento Europeo aveva respinto la proposta, e l’insistenza nel forzarlo di nuovo a votarla, con una procedura truffaldina, estorcendogli un “sì” anche quando erano stati più numerosi i voti per il “no”, è, questa sì, da stalker e da maniaci.
La lotta proseguirà?
Naturalmente non è finita qui.
Si può fare un ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani per violazione degli articoli 7 e 8 della CEDU.
Si può fare un ricorso alla Corte di Giustizia UE proprio contro la procedura, che è stata imposta senza che sussistesse una vera urgenza motivata.
E soprattutto possiamo fare pressione sui nostri governi, affinché formino una maggioranza di blocco in Consiglio e dicano alle loro maggioranze di non ratificarla nei Parlamenti nazionali.
L’Unione Europea al momento è una delle poche isole felici rimaste al mondo senza chat control: abbassarci allo stesso livello di una Cina qualsiasi sarebbe un suicidio spirituale prima ancora che politico.
Ma perché ci tengono tanto?
Sarebbe facile scaricare tutta la colpa sulle lobby, e in particolare sulle Big Tech americane, che riversano fiumi di denaro sui parlamentari europei pur di ottenere l’ambito permesso a raccogliere dati personali indiscriminatamente.
Ma, come tutte le spiegazioni economicistiche e ai limiti del complottismo, sarebbe una scorciatoia di comodo.
Secondo me c’è sotto una malattia sociale più profonda e più inquietante. Non prendiamoci in giro: per milioni di nostri colleghi, conoscenti e familiari, la lotta alla pedofilia giustifica ampiamente la sorveglianza di massa.
In generale, è innegabile che il derby tra libertà e sicurezza stia volgendo molto male per la libertà: nel caso specifico del chat control, poi, la propaganda può contrapporre un dolore visibile a un dolore invisibile, il dolore di un bambino al dolore di un adulto. Il match è più squilibrato di Francia-Marocco.
Nonostante le tante lamentele sul liberismo, infatti, i dati ci mostrano che nel corso delle ultime generazioni il potere delle autorità si è ingigantito e sta continuando a ingigantirsi.
Lo stato amministra sempre più ricchezza, produce sempre più leggi su qualsiasi argomento, sconfina in ogni ambito della vita intima, dall’educazione dei figli alla salute mentale.
E non lo fa per colpa di un complotto o delle lobby: lo fa perché gli elettori, dominati da un’ansia perenne e crescente verso il mondo che li circonda, lo supplicano di farlo.
Palantir e soci sono ben felici di approfittarne, fondendosi con l’autorità statale in un unico mostro bionico. Ma questa offerta non esisterebbe, se non ci fosse a monte una potentissima domanda di protezione, di azzeramento del rischio, di eliminazione dell’imprevisto, di creazione di un impossibile paradiso senza morte né dolore già quaggiù nel mondo materiale.
L’impressione è quella di una marea che sta salendo inesorabile, e che gli argini non basteranno a trattenere. Su questi argini ci batteremo, da relitti del vecchio mondo, finché avremo respiro per batterci. Ma l’esito, salvo grosse sorprese, sembra segnato.








