Macron blinda la Francia contro la minaccia ibrida russa
Vertice d’emergenza nei sotterranei dell’Eliseo. Di fronte al rapido aggravamento della crisi tra Medio Oriente e Ucraina, il Presidente Macron convoca i leader dell’arco parlamentare per condividere i segreti dell’intelligence e proporre un piano di protezione per le infrastrutture energetiche contro la minaccia ibrida russa.
Il vertice all’Eliseo
Lo scorso 18 settembre, il Presidente Emmanuel Macron ha convocato all’Eliseo i leader dei partiti rappresentati in Parlamento — o i candidati alle presidenziali 2027 — insieme al primo ministro Sébastien Lecornu e ai vertici dell’intelligence e della difesa, riprendendo il cosiddetto format Saint-Denis, la formula di concertazione trasversale inaugurata da Macron nel 2023.
L’incontro, svoltosi nella sala Vega, il bunker dell’Eliseo normalmente riservato ai Consigli di Difesa, era stato indetto per fare il punto sul “rapido deterioramento della situazione internazionale” legato ai conflitti in Ucraina e Medio Oriente e alle loro ricadute su sicurezza ed energia in Francia.
All’uscita dell’incontro, durato circa tre ore, Macron ha reso nota la decisione più concreta emersa dal vertice: «La natura dell’aggressività russa e delle minacce in Europa sta cambiando».
Il Presidente ha annunciato la richiesta al governo di preparare un piano di protezione delle infrastrutture critiche — inclusi i siti più sensibili della base industriale e tecnologica della difesa — contro gli attacchi di droni e le minacce informatiche, parlando di una minaccia ibrida russa “intensificata” nei confronti degli europei e della Francia, e ribadendo che il sostegno all’Ucraina resta “condizione della nostra sicurezza e del ritorno a una pace duratura”.
Fermezza senza escalation
Sul registro diplomatico, secondo quanto riferito da Édouard Philippe all’uscita dell’incontro, Macron sarebbe stato “molto chiaro sulla necessità di continuare a far passare messaggi alla Russia”, pur senza voler “entrare in belligeranza” con Mosca — una linea che conferma l’approccio di fermezza senza escalation già seguito finora.
A sostegno dell’allarme sulla minaccia ibrida, il Presidente ha citato una serie di episodi recenti attribuiti a Mosca, tra cui un attacco a un treno in Ucraina e un episodio di disturbo all’aeroporto di Lipsia, presentati come prova della natura sempre più aggressiva e diversificata delle azioni russe contro l’Europa.
Il fronte energetico
Sul fronte energetico, Macron ha annunciato che la Francia convocherà un G7 sull’energia, assicurando di lavorare per garantire gli approvvigionamenti di diesel e gas ed evitare tensioni sui mercati.
Le reazioni: sicurezza sì, ma sul carburante le opposizioni protestano
Il fronte politico si è subito diviso sulle priorità. Édouard Philippe, all’uscita dalla riunione, ha confermato che “il livello di minaccia” si sta alzando per via del conflitto in Ucraina. Sulla stessa linea Marine Tondelier (Écologistes), che ha parlato di forti motivi di preoccupazione legati alle “imprese di destabilizzazione” della Russia.
Ben più critico il fronte legato al potere d’acquisto. Jordan Bardella ha lamentato che il tema del carburante non sia stato affrontato a sufficienza, denunciando che la questione sia stata “spazzata via” dal governo durante la riunione, e ha chiesto a Macron di accettare una riduzione delle tasse sui carburanti.
Sulla stessa linea Fabien Roussel (PCF), secondo cui il Presidente non prevederebbe “nessuna soluzione a breve termine” sul fronte dei prezzi. Raphaël Glucksmann, dal canto suo, ha detto di aver perorato aiuti “più massicci” per i cittadini.
Il contesto: una settimana di diplomazia e le minacce sullo sfondo
Al tavolo del vertice, insieme al primo ministro Lecornu e ai presidenti delle Camere Yaël Braun-Pivet e Gérard Larcher, sedevano Bruno Retailleau, Gabriel Attal, Raphaël Glucksmann, Edouard Philippe, Olivier Faure, Marine Tondelier, Fabien Roussel ed Eric Ciotti, oltre ai delegati di Marine Le Pen (Jordan Bardella) e Jean-Luc Mélenchon (Manuel Bompard).
Presenti anche i vertici della DGSI (Direction Générale de la Sécurité Intérieure, l’intelligence interna), della DGSE (Direction Générale de la Sécurité Extérieure, l’intelligence estera), del SGDSN (Secrétariat général de la défense et de la sécurité nationale, l’organo che coordina difesa e sicurezza nazionale alle dipendenze del primo ministro) e della DRM (Direction du Renseignement Militaire, l’intelligence militare), oltre al direttore generale dell’Energia.
Il vertice arriva al culmine di una settimana di intensa attività diplomatica dell’Eliseo verso il Golfo e il Levante: contatti con il premier iracheno, con il principe ereditario saudita e con l’emiro del Qatar, e — alla vigilia, giovedì 17 settembre — l’incontro a Parigi con il re di Giordania e il presidente libanese.
La crisi energetica e le ingerenze straniere
Sullo sfondo resta la crisi energetica legata alle tensioni nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio e del GNL mondiale: il Brent ha superato gli 85 dollari al barile a metà luglio, con alcuni analisti che non escludono un’ulteriore escalation verso i 100 dollari.
A questo si somma il dossier delle ingerenze straniere: Viginum, l’agenzia francese anti-ingerenze, ha già documentato quattro operazioni di ingerenza digitale durante le municipali dello scorso marzo, con l’avvertimento che il rischio potrebbe intensificarsi in vista delle presidenziali 2027.
Sul piano interno, il vertice si inserisce in un contesto di popolarità presidenziale molto bassa, con Macron — costituzionalmente impossibilitato a ricandidarsi — che ha scelto di condividere con le opposizioni le informazioni riservate in suo possesso, in un’ottica di responsabilità collettiva verso chi aspira a governare il Paese dopo di lui.









