Violenza nelle scuole: a La Spezia solo l’ultimo di tanti spregevoli esempi
L’accoltellamento del ragazzo, poi morto, all’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia del 16 gennaio è un caso che fa tremendamente paura e deve preoccuparci: la scuola, luogo d’istruzione e apprendimento, che diventa teatro di violenza. Un vero e proprio incubo per l’Italia intera.
Ecco che diventa fondamentale analizzare, proprio nelle scuole, quanto accaduto; l’ansia generata da un episodio simile deve rimanere uno spiacevole ricordo e non essere più drammatica consuetudine.
L’accaduto
Nella mattinata del 16 gennaio Youssef Abanoub, studente diciottenne di origini egiziane dell’istituto professionale di La Spezia, è stato accoltellato più volte al costato da un altro studente diciannovenne di nazionalità marocchina.
Il diverbio tra i due sembrerebbe essere cominciato nei bagni, a ricreazione, per motivi sentimentali. Poi uno dei due ha tirato fuori un coltello, spaventando Youssef che si è rifugiato in classe. Presto, però, è stato raggiunto e colpito al fianco e al costato; quei colpi gli sono costati la morte alle ore 20 circa della stessa giornata.
L’orrore della scena ha fatto fuggire molti dei compagni di classe; fortunatamente non è fuggito il professore in orario, che sembrerebbe aver disarmato l’aggressore, ora accusato di omicidio aggravato.
I troppi precedenti di violenza a scuola
Quello sopra descritto non è, purtroppo, un caso isolato. Sentiamo spesso di episodi che vedono la scuola trasformarsi in teatro di violenze e tragedie, che segnano e rovinano la reputazione dell’istituzione che per definizione dovrebbe educare.
- Il 17 settembre 2025, a Napoli, uno studente diciottenne è stato colpito con un martello all’entrata di scuola da un diciassette del suo stesso istituto.
- A Monza, a inizio 2025, una professoressa è stata aggredita da un alunno minorenne con pugni e schiaffi sul viso della donna, costringendola al ricovero ospedaliero.
- Ad ottobre 2025, a Napoli, un bambino di dieci anni è stato aggredito da un compagno fisicamente più forte, con le maestre, apparentemente distratte, colte di sorpresa.
Questi sono solamente alcuni esempi di gravi e rilevanti vicende degli ultimi mesi, che testimoniano che la violenza, anche tra i giovanissimi, sta dilagando sempre di più.
Un trend preoccupante di violenza giovanile
In questi casi, sono in molti a chiedersi: « In che mondo viviamo?»
Questi fatti, soprattutto quando coinvolgono giovani studenti nelle loro scuole, non possono far altro che porre l’attenzione su questo spregevole trend in crescita e preoccupare a dismisura ragazzi e genitori.
In un mondo in cui episodi del genere non dovrebbero neppure essere pensati, ecco che continuiamo a sentire troppo spesso di risse, accoltellamenti, aggressioni: perché tutto questo?
Perché il dialogo, per molti, non è più la strada maestra da percorrere?
Davanti alle singole vicende descritte è molto difficile capire come si è arrivati a una tale violenza e chi è stato a trasmetterla per prima a questi giovani responsabili.
In generale però, da violenza deriva violenza; da cattivo esempio deriva episodio da condannare. Qualcuno è colpevole, qualcuno non ha educato abbastanza coloro che hanno commesso queste vergogne.
Nel mirino, inevitabilmente, ci sono tutti: a partire da genitori e insegnanti; talvolta non abbastanza educatori da spiegare che la violenza non è mezzo, ma solamente offesa. Senza dimenticare i social, spesso palcoscenico di episodi troppe volte replicati dalla minoranza di adolescenti miei coetanei che ne assorbono il male e lo trasmettono a chi li osserva.
Come possiamo, noi innocenti lettori di tragedie, provare a cambiare qualcosa di quello che accade?
Cari studenti, facciamo sentire la nostra voce
Cari colleghi studenti, alziamo la nostra voce.
Se provate paura, timore, rabbia, ansia e profonda tristezza davanti a questi episodi, è il momento di farsi sentire. Se temete che quello che leggete potreste viverlo sulla vostra pelle, è il momento di gridarlo al mondo intero.
Il nostro mezzo migliore per prevenire è conoscere: per abbattere la violenza dobbiamo essere i primi a voler trattare questi argomenti, a voler dibattere sulle possibili soluzioni, a voler studiarne le cause per liberarci finalmente di questa piaga.
Non c’è spazio per la violenza nelle nostre vite, né tanto meno c’è spazio per la violenza nelle nostre scuole.
Cari insegnanti, aiutateci a crescere davvero
Aiutateci a non provare più paura. Mettete in pausa i programmi quando accade qualcosa per cui non si può tacere.
Quando la cronaca vede come protagonisti alcuni coetanei dei vostri alunni, forse è il momento di fermarsi un attimo. Forse è l’occasione per riflettere, tutti assieme in classe, sulla triste attualità, nel tentativo di costruire, tassello dopo tassello, un futuro migliore.
Dite anche voi la vostra, cari professori, aiutateci a tranquillizzarci. Perché a scuola non possiamo più entrare con il timore di non poter più uscire. Perché tra chi ci circonda non ci deve essere nessuno pronto a ferirci alle spalle.
Per cambiare davvero il mondo violento che ci ritroviamo davanti, uno dei mezzi più potenti che abbiamo è la parola, correlata al pensiero.
Discutiamo e informiamoci di ciò che accade, per cercare soluzioni e crescere tutti assieme: per posare i coltelli e riprendere in mano il dialogo.
Francesco Giudice è uno studente italiano, frequentante la classe quinta di un liceo scientifico.








