E le stelle di Musk staranno a guardare?
Non è una novità che la guerra, in parallelo ai campi di battaglia, si trasferisca nel regno etereo delle onde e dei satelliti. E non è certo la prima volta che l’innovazione tecnologica si intreccia con un conflitto contribuendo a determinarne l’esito.
Ma raramente si era visto un singolo sistema – nato per connettere il mondo civile – diventare così centrale negli sviluppi di un conflitto prolungato come quello in Ucraina.
Così la costellazione di satelliti Starlink, ideata e dispiegata in orbita su iniziativa privata di Elon Musk, è entrata a pieno titolo nella narrazione strategica del 2026.
All’inizio, fu una risposta quasi istintiva alla crisi che esplose dopo l’invasione russa della Russia su larga scala: la rete Starlink venne attivata su richiesta di Kiev per mantenere viva la comunicazione tra le unità e i centri di comando, per guidare i droni e per tenere insieme pezzi di esercito e di società che altrimenti sarebbero stati isolati.
In quelle prime fasi, la tecnologia – e l’uomo che stava dietro a essa – divennero simbolo di una resistenza che cercava di sopravvivere in un mondo dove le reti di comunicazione tradizionali venivano spazzate via dai bombardamenti.
Tuttavia la storia non ama le semplificazioni, e ciò che era nato come un aiuto per un paese sotto attacco si trasformò presto in qualcosa di più ambiguo.
Nel corso degli anni, fonti investigative hanno rivelato che Musk, in più di un’occasione, avrebbe disposto la disattivazione del servizio Starlink in aree strategiche dove le forze ucraine stavano per compiere manovre decisive, come durante la controffensiva nell’oblast’ di Kherson dell’autunno 2022.
Quella scelta ha gettato una lunga ombra sulla percezione pubblica del ruolo di un tecnico privato in una guerra di dimensioni continentali, rafforzando così i dubbi sul ruolo e le finalità di un personaggio quanto meno controverso, che ha persino esibito durante un suo pubblico intervento il saluto nazista.
Ma siamo ormai nel febbraio del 2026, e il rapporto tra Starlink e l’evoluzione del conflitto è diventato oggetto di manovre ancora più complesse.
Negli ultimi giorni, le autorità ucraine hanno annunciato che decine di migliaia di terminali Starlink utilizzati dalle forze russe sulle linee del fronte sono stati disattivati: una mossa che – secondo Kiev – avrebbe colpito duramente la capacità di comunicazione e di coordinamento dell’esercito di Mosca.
La tecnica alla base di questa decisione non è un mistero: in collaborazione con SpaceX, le autorità di Kiev hanno creato una lista di terminali autorizzati a operare in territorio ucraino, escludendo tutti gli altri.
Così, molti dei dispositivi che erano finiti nelle mani russe, spesso attraverso canali non ufficiali o perché catturati sul campo, sono rimasti isolati, lasciando intere unità dell’esercito invasore prive di consapevolezza sul terreno e sui movimenti delle altre unità.
Lo stesso Musk ha confermato che i provvedimenti “per impedire l’uso non autorizzato di Starlink da parte della Russia sembrano aver funzionato”, pur ribadendo che SpaceX non vende servizi al governo russo o alle sue forze armate.
Le parole di Musk, però, non cancellano l’evidenza di una trasformazione più profonda: un’infrastruttura tecnologica che era stata concepita per connettere utenti civili è diventata, di fatto, un laboratorio di controllo dei flussi di guerra.
Questo episodio non è l’unico a evidenziare l’intricato rapporto tra Starlink e i principali teatri del conflitto globale.
Già in passato, durante i lunghi mesi di blackout nella Striscia di Gaza, Musk aveva offerto il servizio alle organizzazioni umanitarie riconosciute per mitigare l’isolamento totale imposto dalla distruzione delle infrastrutture locali, suscitando però forti reazioni da parte delle autorità israeliane e un’accesa discussione su chi possa avere l’autorità legittima di fornire connettività in una zona di guerra civile.
Non si tratta più di un dettaglio tecnico: è una dinamica che richiama la grande Storia, quella che si compone di tensioni tra il potere economico di privati cittadini, gli interessi nazionali e la responsabilità morale dei governi.
In Ucraina, il fatto che un sistema privato di comunicazione possa essere abilitato o sospeso su scala strategica ha messo in luce come le tecnologie del XXI secolo siano al centro di un nuovo teatro di guerra, dove la capacità di controllo dell’informazione e delle reti può trasformarsi in un vantaggio tattico. E se, come riportano fonti militari, le interruzioni hanno già rallentato operazioni di attacco e costretto gli eserciti a ricorrere a soluzioni meno efficaci, la lezione diventa evidente: chi domina la comunicazione, domina la battaglia.
In un’epoca in cui i conflitti non conoscono più linee di demarcazione nette tra territorio fisico e spazio digitale, la storia di Musk e di Starlink non appartiene a un capitolo isolato, ma racconta l’urgenza di ripensare il ruolo delle tecnologie private nella guerra e le loro licenze operative.
Perché se una rete di satelliti, nata per connettere l’umanità, può decidere chi possa godere di qualche vantaggio decisivo sul campo di battaglia, allora gli storici, prima ancora che i generali, dovranno interrogarsi su chi davvero detenga il potere di contare nei conflitti di domani.
I governi dei vari paesi, e specialmente quelli tenuti a rendere conto ai governati del loro operato, dovranno interrogarsi prima o poi su come debbano rapportarsi con chi detiene un così grande potere, perché è ovvio che un individuo non dovrebbe avere lo stesso peso geopolitico di un attore statale.
Sebbene questa circostanza in effetti si verifichi già da tempo con le dittature, dove il potere del dittatore coincide con quello del paese che ha assoggettato, le democrazie dovrebbero imparare a tracciare dei limiti condivisi.
Non si può, infatti, fare affidamento sulla buona volontà degli Elon Musk di turno, non essendoci garanzie che questa sia autentica e stabile.
Forse il loro operato dovrebbe essere sottoposto a una commissione nominata dai paesi che hanno la precisa volontà, sancita da un patto corrispettivo, di difendere, nel mondo e in ogni ambito, la libertà e la democrazia. E, nel frattempo, bisognerebbe affrettarsi a illuminare il cielo con costellazioni alternative.








