Salvare vite sotto il fuoco: la testimonianza del medico di evacuazione Tetiana “Rudi” Romaniuk

Tetiana “Rudi” Romaniuk, medico di evacuazione del battaglione medico Hospitallers, in uniforme mimetica in un campo di fiori gialli in Ucraina.
Luca Cadonici
23/03/2026
Frontiere

Un medico di evacuazione è uno specialista responsabile del soccorso dei feriti direttamente sulla linea del fronte e nelle aree di prima linea. La sua missione principale è stabilizzare le condizioni del paziente, fornire cure urgenti pre-ospedaliere e garantire un trasporto sicuro verso un punto di stabilizzazione o un ospedale, dove il personale sanitario prosegue il trattamento.

Tetiana “Rudi” Romaniuk è un medico di evacuazione dell’Organizzazione Medica Volontaria Ucraina Hospitallers, impegnata nel recupero e nel trasporto dei feriti dalle zone di combattimento vicino alla linea del fronte. Prima della guerra lavorava in progetti educativi rivolti ai giovani e con bambini in difficoltà. Con l’inizio dell’invasione su vasta scala ha scelto di interrompere la sua attività per unirsi alle operazioni di soccorso, prima con la Croce Rossa Ucraina e poi come paramedico volontario.

La sua testimonianza racconta la realtà quotidiana delle evacuazioni mediche sotto bombardamento, l’impatto crescente dei droni sul campo di battaglia e le esigenze concrete del personale sanitario e militare che opera in condizioni di estremo rischio.

Prima della guerra e la scelta di andare al fronte

Chi era Tetiana Romaniuk prima di diventare medica di evacuazione?

Prima della guerra lavoravo come mentor in progetti dedicati ai giovani studenti. Insegnavo — e insegno ancora oggi — ai giovani ad essere pro-attivi per il nostro Paese. Parallelamente lavoravo con bambini in difficoltà nei campi organizzati per loro.

All’inizio della guerra su vasta scala lavoravo in un’accademia di leadership. Dopo una settimana è iniziata l’invasione e ho deciso di prendere una pausa di due mesi per svolgere attività di volontariato con la Croce Rossa Ucraina, aiutando i civili in difficoltà.

Quando hai capito che non potevi restare spettatrice?

Con la Croce Rossa, abbiamo evacuato civili dalle zone occupate attraverso corridoi umanitari. Dopo la liberazione della regione di Kyiv, ho continuato ad aiutare le persone nelle aree vicine ai combattimenti.

Nel 2019 ho inizato a operare come volontaria per la Croce Rossa ucraina.

Nel settembre 2022, ho capito che tutta questa esperienza poteva essere utile sul fronte militare. È stato allora che mi sono unita agli Hospitallers e da allora partecipo regolarmente a turni di servizio. Svolgo il ruolo di paramedico volontario per l’evacuazione, lavorando in tutte le fasi della catena di evacuazione.

Il lavoro di evacuazione e i rischi quotidiani

In cosa consiste concretamente il tuo lavoro con gli Hospitallers?

Opero come medico di evacuazione in prossimità della linea del fronte. Evacuiamo feriti e deceduti dai punti più vicini possibile alle zone di combattimento attive, utilizzando veicoli leggermente corazzati. I feriti possono essere coscienti o incoscienti, e il nostro compito è valutarne le condizioni e fornire le cure di emergenza necessarie.

Utilizziamo veicoli leggermente corazzati e pickup invece delle ambulanze ordinarie, perché sono più veloci, sicuri e manovrabili in aree ad alto rischio. I nostri veicoli sono dotati di tutto il necessario per fornire assistenza immediata durante l’evacuazione.

Dopo le prime cure, trasferiamo i feriti alla fase successiva — i punti di stabilizzazione — dove medici qualificati possono fornire assistenza più approfondita e specializzata. Dai punti di stabilizzazione, i pazienti vengono trasportati con veicoli medici appositamente attrezzati, medevac, verso strutture sanitarie situate più lontano dalla linea del fronte.

Quando siamo al fronte veniamo assegnati a una brigata. In primo luogo soccorriamo i militari, ma se necessario aiutiamo anche i civili, nel rispetto del nostro motto: “Per salvare ogni vita”.

Del nostro team fa spesso parte anche un medico veterinario che che nel tempo libero, tra un intervento sui feriti e l’altro, vaccina e aiuta gli animali domestici abbandonati durante le evacuazioni. Cerchiamo poi famiglie che possano accoglierli.

Quali sono i rischi più grandi che affrontate?

I bombardamenti sono il pericolo principale, soprattutto droni. Rispetto al 2022 quantità e raggio di volo sono aumentati molto e questo rende le evacuazioni più pericolose.

Nel 2024 il punto in cui recuperavamo i feriti si trovava a circa 2 km dalle posizioni russe. Oggi abbiamo dovuto allontanarlo per motivi di sicurezza.

Insieme al mio equipaggio, durante le nostre regolari rotazioni, ho vissuto almeno sei attacchi a distanza ravvicinata dal 2022, alcuni dei quali hanno colpito direttamente le nostre posizioni, persino mentre trasportavamo i feriti.

L’impatto umano della guerra

C’è un momento che rappresenta meglio cosa significa salvare una vita?

È sempre molto commovente quando i feriti ci scrivono dopo la guarigione. Li soccorriamo in condizioni estremamente difficili e, in quei momenti, non è possibile scambiarci i contatti. In seguito, però, quando iniziano a seguire i social degli Hospitallers, ci riconoscono e ci inviano messaggi di ringraziamento.

I social sono diventati parte del vostro lavoro?

Sì. Prima non li curavo molto, ma poi ho sentito dire dalla mia psicologa che “le cose buone devono essere dette ad alta voce”. Quando ho tempo cerco di raccontare cosa succede al fronte.

Le esigenze al fronte e il ruolo delle donazioni

Di cosa hanno più bisogno oggi gli Hospitallers?

Abbiamo particolarmente bisogno di veicoli blindati e di dispositivi di protezione per i nostri medici: giubbotti antiproiettile, caschi e piastre balistiche. Servono anche sistemi di guerra radio-elettronica per contrastare i droni. È certamente molto importante anche il supporto in medicinali, così come i finanziamenti diretti alla nostra fondazione, che si occupa di coprire tutte le spese mediche e logistiche dello staff degli Hospitallers al fronte.

Quanto incide il supporto internazionale?

Gli Hospitallers esistono solo grazie alle donazioni, in Ucraina e all’estero. Quando sono arrivata nel 2022 mi hanno fornito tutta l’attrezzatura necessaria proprio grazie alle donazioni provenienti dal sostegno nazionale e internazionale.

Donne, volontari europei e solidarietà

Qual è oggi il peso delle donne nella difesa e nel soccorso in Ucraina?

Per le donne è un momento particolare. Possiamo essere utili non solo come soldati ma anche come paramedici e volontari. Molte hanno figli e non possono arruolarsi, ma vogliono comunque contribuire.

Una mia amica, per esempio, ha due figli. Ogni tre mesi sceglie di dedicare due settimane al servizio volontario paramedico al fronte. Questo è il nostro contributo per la difesa del Paese, un impegno che si unisce a quello delle donne combattenti. A oggi infatti oltre 70.000 donne prestano servizio nelle Forze armate ucraine, circa 20.000 in ruoli combattenti e più di 5.500 direttamente nelle zone di combattimento.

Che significato ha la presenza di volontari europei?

Ci sono volontari stranieri anche negli Hospitallers. Nell’equipaggio con cui opero lavoro spesso insieme a due americani venuti volontariamente ad aiutare. Durante le pause dal servizio in prima linea, supportano anche i civili nelle zone vicine ai combattimenti.

Trasformare le macerie in speranza

Nei momenti tra l’evacuazione dei feriti e dei caduti, Tetiana dedica il suo tempo libero a ricreare ornamenti tradizionali ucraini attraverso ricami e mosaici. Raccoglie piastrelle dai siti bombardati, sia nelle zone liberate che in quelle occupate, trasformandole in opere d’arte.

Crea pezzi straordinari, che vengono poi donati ad aste di beneficenza, il cui ricavato è interamente devoluto a sostegno delle spese mediche degli Hospitallers. «Per me, la creatività è un modo per resettare tutto».

«Nei momenti che intercorrono tra l’evacuazione dei feriti e dei caduti, dedico il mio tempo libero a ricreare ornamenti tradizionali ucraini attraverso ricami e mosaici. Mentre sono in servizio al fronte, raccolgo frammenti di piastrelle, vetro e ceramica dai siti distrutti dai bombardamenti, trasformandoli in opere d’arte.

Creo questi pezzi unici per aste di beneficenza, il cui ricavato è interamente devoluto a sostegno degli Hospitallers».

Arte, memoria e un messaggio all’Europa

Cosa hai provato vedendo la tua storia nella mostra “Guardiane della Vita 4.5.0”?

Ho mostrato tutto a mia madre ed è molto orgogliosa. È importante che all’estero si parli dell’Ucraina anche attraverso progetti culturali e sono fermamente convinta che l’arte possa creare sostegno concreto. L’arte è un modo per raccontare la verità. Molte persone vedendo solo cifre e notizie rimangono indifferenti. Un una mostra invece genera curiosità e avvicina le persone.

La prossima tappa del progetto Guardiane della Vita 4.5.0 sarà a Milano, presso il Collegio di Milano il 25 marzo 2026, ore 21:00 (CET).
La conferenza sarà trasmessa online (accesso con registrazione qui) e si terrà in inglese. L’evento in presenza è su invito per gli studenti del Collegio.

Insieme a me parteciperanno:
Oleksandra Matviichuk, avvocata, direttrice del Center for Civil Liberties e Premio Nobel per la Pace 2022
Yaryna Grusha, scrittrice e docente, impegnata nella diffusione della cultura ucraina in Italia
Dott.ssa Yuliya Faccin, curatrice del progetto, sul ruolo dell’arte e della cultura ucraina oggi

Un messaggio all’Europa

Quale messaggio vorresti mandare ai cittadini europei?

Vorrei dire, da parte mia e degli Hospitallers: per favore non fermatevi e continuate ad aiutarci. È molto importante sapere che non siamo soli. Quando riceviamo il supporto delle persone di altri Paesi capiamo che non siamo soli davanti alla morte, che c’è qualcuno si preoccupa per le nostre vite e che non se ne frega dei nostri morti.

Yuliya Faccin – curatrice della mostra “Guardiane della Vita 4.5.0”, Tetiana “Rudi” Romaniuk e Luca Cadonici
Gli Hospitallers operano al fronte grazie al lavoro dei volontari e alle donazioni. Per contribuire concretamente alle evacuazioni mediche e al soccorso dei feriti, è possibile sostenere il loro lavoro qui:

https://www.hospitallers.charity/pidtrymka/

Si ringrazia la dott.ssa Yuliya Faccin per aver reso possibile questo incontro.

www.yuliyafaccin.com