Guardiane della Vita 4.5.0: l’arte che racconta il coraggio delle paramediche ucraine

guardiane-della-vita-mostra-paramediche-ucraine volontarie Hospitallers con bandiera durante evento fotografico dedicato alle evacuazioni mediche in guerra
Luca Cadonici
16/03/2026
Frontiere

Yuliya Faccin è una storica dell’arte e pittrice nata a Kharkiv. Dopo aver vissuto a Kyiv, dal 2022 risiede a Livorno. Dopo l’inizio della guerra su vasta scala ha proseguito in Italia la sua attività culturale e divulgativa, curando mostre e progetti artistici.

Tra questi spicca la mostra fotografica “Guardiane della Vita 4.5.0”, dedicata alle paramediche volontarie ucraine dell’organizzazione Hospitallers, che attraverso immagini e testimonianze racconta le evacuazioni mediche nelle zone di combattimento e contribuisce a promuovere consapevolezza sulla dimensione umana del conflitto.

L’origine di una mostra tra due Paesi e una guerra

Come nasce l’idea di dedicare una mostra alle paramediche volontarie ucraine?

L’idea di questo progetto è nata già qualche tempo fa, ma ho cominciato a realizzarla nel giugno 2025. Faccio volontariato dal 2014 e, dopo il 2022, quando a causa dell’escalation della guerra la mia famiglia ed io ci siamo trovati prima a Milano e poi a Livorno, la mia vita si è divisa tra due paesi: l’Ucraina e l’Italia.

Durante uno dei miei viaggi a Kyiv, ho incontrato di nuovo gli Hospitallers (Ospitalieri) e mi sono chiesta: “Cosa posso ancora fare per aiutarvi?” Essendo storica dell’arte e art manager, ho proposto di fare la mostra e di presentarla in Italia e in Europa. Loro hanno accolto e sostenuto l’idea: è così che ho scelto il titolo «Guardiane della Vita 4.5.0».

Che cosa significa 4.5.0?

4.5.0 è un codice militare che sta per “Tutto bene. Tutti vivi”. Mio fratello e mio nipote, come gli altri ragazzi nell’esercito, spesso non hanno il tempo di rispondere ai nostri messaggi tipo “Come stai?”, e quindi rispondono rapidamente con queste cifre.

Da quel momento è iniziato un grande lavoro. Immaginate di raccogliere materiali per una mostra d’arte. In questo caso, però, è stato ancora più difficile, quasi impossibile: parliamo di persone che ogni giorno si trovano nell’epicentro del pericolo per difendere e salvare la vita degli altri.

Raccontare l’Ucraina reale oltre la propaganda

Qual è stato il momento in cui hai capito che questo progetto doveva diventare pubblico anche in Italia?

Questo progetto è stato creato proprio per l’Italia. Perché? Perché vedo che, in Italia, purtroppo da decenni esiste una forte propaganda russa che utilizza la cultura e l’arte come strumenti di una guerra ibrida. E questa guerra reale loro la portano già qui fisicamente. Questa sorta di tolleranza, questo “sbiancamento” dei crimini di guerra russi attraverso la loro cultura, è un errore molto grave che peggiora la situazione.

Per me era evidente fin dall’inizio: è necessario raccontare la vera cultura ucraina, mostrarne la forza e trovare sostegno.

Yuliya Faccin – curatrice della mostra insieme al paramedico Yuliya Shevshuk a Pisa nel 2025

La fotografia come testimonianza e memoria

Perché hai scelto il linguaggio fotografico come forma narrativa principale?

Prima di tutto – la fotografia unisce documentazione e arte. E ho scelto non solo la fotografia dal fronte: sui pannelli della mostra ci sono anche le loro foto da civili e le interviste a ogni ragazza, costruite attorno a quattro domande principali.

  • Perché hanno fatto questa scelta?
  • Come questa esperienza ha cambiato la loro visione del mondo?
  • Qual è il messaggio che vogliono portare?
  • Che cosa significa per loro la patria, l’Ucraina, espressa con una sola parola?

In questo modo non è più soltanto fotografia, ma è una rivelazione di valori profondissimi, con i quali queste persone riescono ad attraversare i tempi più bui in cui vivono, diventando un esempio di umanità.


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Vite sospese tra normalità e fronte

Che tipo di storie personali emergono dalle interviste alle paramediche?

Queste storie meritano di essere lette. Tra le donne ci sono top manager, studentesse, una pensionata, una scrittrice, una mamma di quattro figli… C’è una ragazza deceduta, a cui renderemo sempre onore e memoria – Mariia-Khrystyna Dvoinik (nome di battaglia “Alpaca”). Sono storie davvero diverse tra loro, su cui riflettere, per ripensare alla situazione in cui si trovano oggi – una situazione che potrebbe arrivare anche qui se non ci prendiamo cura di aiutare chi lotta per la pace giusta. E queste storie invitano a chiederci: saremmo capaci di trovare in noi stessi la forza per affrontare le stesse sfide, se arrivassero anche qui?

Quali valori comuni hai riscontrato tra queste donne?

Questo riflette al meglio il motto degli Hospitallers: Per ogni vita.

C’è un incontro che ti ha colpito più degli altri?

Vorrei dedicare un’attenzione particolare alla storia di Yana Zinkevych. Non è presente nei pannelli della mostra come protagonista, ma è la fondatrice e la guida degli Hospitallers.

Nel 2014, quando Yana aveva solo 18 anni, si trovò sotto pesanti bombardamenti a Pisky. All’epoca non esisteva ancora un vero sistema di medicina tattica. Mentre si nascondevano in un seminterrato, un cappellano raccontò ai presenti dei cavalieri ospitalieri medievali che salvavano vite. In quel momento Yana fece una promessa: «Se sopravviverò, creerò un’organizzazione che salverà le persone».

  • A 18 anni è diventata comandante di un’unità.
  • A 19 anni ha riportato una grave lesione alla colonna vertebrale. I medici sostenevano che non avrebbe più potuto camminare né avere figli.
  • A 20 anni, nonostante tutte le previsioni, è diventata madre.
  • A 30 anni guida centinaia di volontari.

Dal 2014 questa organizzazione ha salvato più di 43.000 persone. Non riceve alcun supporto statale: lavora solo grazie a volontari e alle donazioni di chi vuole sostenerla. Per questo, lo scopo di questo progetto è anche far sapere che cerchiamo supporto, dai medicinali ai finanziamenti diretti, per permettere agli Hospitallers di continuare la loro attività e avere gli strumenti necessari.

Yana Zinkevych, fondatrice e responsabile dell’organizzazione medica volontaria “Hospitallers”

Che ruolo può avere l’arte nel raccontare un conflitto contemporaneo?

L’arte ha un ruolo fondamentale nel raccontare un conflitto contemporaneo perché riesce a trasmettere ciò che i numeri e le notizie spesso non possono: emozioni, esperienze personali, valori e resilienza delle persone coinvolte. Racconta le storie di chi vive la guerra in prima persona, le rende tangibili e aiuta chi osserva a comprendere e a empatizzare.

Comprendere la guerra per costruire solidarietà europea

Quanto è importante creare consapevolezza in Europa sulla dimensione umana della guerra?

Mostrare queste storie aiuta le persone a capire le conseguenze concrete della guerra e a sentire che la pace giusta e la solidarietà non sono concetti astratti, ma responsabilità di tutti.

Qual è stata finora la reazione del pubblico italiano alla mostra?

Le impressioni sono forti! Il pubblico si commuove e vede non i numeri della guerra, ma la vita reale delle persone. Questo progetto non è solo una mostra: comprende anche conferenze con professori, scrittrici, avvocati e personalità di spicco, che raccontano diversi aspetti della storia e della cultura ucraina, creando un’esperienza quasi “3D” dell’Ucraina.

Ogni città ha il suo formato particolare. A Livorno, per esempio, abbiamo organizzato due masterclass per i bambini, che hanno creato disegni ispirati agli ornamenti ucraini, poi inviati al fronte come gesto di solidarietà. C’era anche un concerto di musica lirica della cantante Darina, che ha commosso il pubblico.

A Pisa, con il sostegno del Comune di Pisa e del gruppo Millecolori, Yuliya Shevchuk – direttrice della fondazione benefica Hospitallers, che da Maidan e dal volontariato è arrivata fino all’evacuazione medica nelle zone di combattimento, rimanendo ferita due volte – ha ricevuto le onorificenze della città, diventate un simbolo di profonda solidarietà e di sincera amicizia tra i nostri popoli.

Quali sono le prossime città o contesti in cui vorresti portare il progetto?

La prossima tappa del progetto si terrà il 25 marzo al Collegio di Milano, con relatori d’eccezione:

  • Oleksandra Matviichuk, avvocatessa e attivista, dirige il Centre for Civil Liberties, vincitore del Premio Nobel per la Pace 2022; documenta crimini di guerra e promuove democrazia e diritti umani.
  • Yaryna Grusha, scrittrice e traduttrice, insegna lingua e letteratura ucraina in Italia e promuove il dialogo culturale tra Ucraina e Italia.
  • Tetiana “Rudi” Romaniuk, medica di evacuazione dell’organizzazione Hospitallers, una delle protagoniste della mostra.
  • E io, in qualità di storica dell’arte e curatrice del progetto, parlerò della cultura ucraina, delle storie dei volontari Hospitallers e delle testimonianze esclusive.

L’evento si terrà il 25 marzo 2026 alle ore 21:00; in presenza sarà riservato agli studenti del Collegio, in lingua inglese, mentre la partecipazione online è aperta a tutti previa registrazione tramite il seguente link: https://it.surveymonkey.com/r/GuardiansOfLife_externals_25032026

Tetiana “Rudi” Romaniuk, medica di evacuazione dell’organizzazione “Hospitallers”, una delle protagoniste della mostra.

Pensi che possa evolvere in altri formati, come un libro, un documentario o una piattaforma educativa?

Voglio non solo portare il progetto in tutta Italia, ma farlo crescere. Abbiamo già pensato al libro, ma ci servono finanziamenti. Questo progetto è per me anche un lavoro volontario: se troveremo sostegno, abbiamo tutti i materiali pronti.

Oggi le storie di queste donne coraggiose sono la nostra realtà, ma domani diventeranno parte della storia mondiale. Guardando queste storie qui in Italia, possiamo quasi vivere insieme a loro queste esperienze, anche solo per un momento, e trasmettere – soprattutto ai nostri figli – valori capaci di cambiare profondamente il senso della vita.

Volontari internazionali e catene umane di solidarietà

In Ucraina sono presenti anche volontari provenienti da altri Paesi europei, inclusi italiani. Dal tuo punto di vista, che significato ha questa partecipazione civile internazionale e come viene percepita dalle paramediche e dalla società ucraina?

Nella società ucraina c’è un grande rispetto per queste persone. Tanti ucraini sono costretti a combattere, perciò stranieri che arrivano volontariamente mostrano una forza d’animo molto ammirata, il senso di giustizia e desiderio di difendere i valori comuni. Questo suscita stima, rispetto e gratitudine. Noi cerchiamo di aiutare gli italiani in Ucraina in tutti i modi possibili: anche il gesto più piccolo è un segno del nostro ringraziamento. Da parte mia e dei miei amici più stretti cerchiamo sempre di supportare i volontari italiani, ad esempio procurandogli lo Starlink o tanto cibo delizioso italiano, perché anche questo è importante.

Ricordo anche un episodio indicativo a Kyiv nel maggio 2023: aspettavo con mio marito che finisse un forte temporale insieme ad altre persone in un passaggio sotterraneo. C’era un soldato con un chevron con la bandiera georgiana sulla divisa, accanto a quella ucraina. E due ragazzi giovani di 17-18 anni. Io e mio marito ci siamo avvicinati per ringraziarlo nella sua lingua; lui ci ha stretto la mano. Pochi minuti dopo, quei ragazzi hanno visto il nostro esempio e, controllando sul cellulare come dirlo correttamente, si sono avvicinati anche loro per ringraziarlo e stringergli la mano.

Quali sono, secondo te, i pilastri che oggi tengono viva la società ucraina?

Sono tre gli elementi che, secondo me, rappresentano le fondamenta della nostra società: i militari (compresi quelli internazionali) che ci proteggono, gli adulti che li ringraziano e aiutano e i bambini che imparano dagli esempi di entrambi. Essere Umani.

Oggi anche voi potete diventare parte di questa catena di solidarietà.

L’arte documenta la storia, ma il vostro sostegno la crea. Gli Hospitallers esistono finché esiste la vostra fiducia nel loro straordinario lavoro. Per ogni vita – oggi e ogni giorno. Sostenete chi salva: https://www.hospitallers.charity/en/support/

Yuliya Faccin, autrice e curatrice del progetto “Guardiane della Vita 4.5.0”, storica dell’arte.

Gli Hospitallers operano al fronte grazie al lavoro dei volontari e alle donazioni. Per contribuire concretamente alle evacuazioni mediche e al soccorso dei feriti, è possibile sostenere il loro lavoro qui:

https://www.hospitallers.charity/pidtrymka/