Una nuova visione per i Repubblicani è possibile?

Sean Lips
25/05/2026
Orizzonti

Quali fazioni si contendono il partito, quali sono le loro idee e che possibilità hanno per le elezioni di midterm e del 2028?

Il 6 maggio il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha pubblicato un video sui suoi social in cui spiega la sua “visione dell’America”, riprendendo un discorso che aveva fatto in una conferenza stampa alla Casa Bianca il giorno prima. In questo discorso Rubio spiega che l’America è il luogo dove “chiunque, da ogni parte del mondo, può fare qualsiasi cosa” e descrive la sua storia come “imperfetta ma caratterizzata da un miglioramento perpetuo”.

Questo discorso è stato analizzato anche dalla CNN, che lo ha definito “materiale da campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2028”, e questo non dovrebbe sorprenderci. Marco Rubio, infatti, da quando entrò sulla scena politica nazionale durante le primarie repubblicane del 2015, quando si candidò per diventare il candidato del partito alle elezioni presidenziali del 2016, diventò una figura di riferimento all’interno del partito. Alle primarie però Rubio non ottenne grandi risultati e si ritirò dopo aver perso nel suo stesso Stato, la Florida, contro un altro candidato repubblicano: Donald Trump.

Rubio, durante tutta la sua campagna elettorale, fu molto critico nei confronti del nuovo movimento MAGA e di Donald Trump, arrivando a definirlo un “imprenditore scadente” e un “truffatore”. Trump rispose a tono dandogli il nomignolo “Little Marco”. Rubio però non è l’unica persona all’interno del Partito Repubblicano, oggi estremamente vicina all’amministrazione Trump, ad aver criticato molto il suo operato in passato. Anche il vicepresidente JD Vance portò avanti critiche molto forti durante la campagna elettorale per le primarie repubblicane del 2015-2016, pur senza candidarsi, arrivando persino a definirlo un “idiota” e “l’Hitler d’America”. Anche lui è considerato, da molti analisti, un possibile candidato repubblicano per le elezioni presidenziali del 2028.

La divisione Vance- Rubio

Queste due figure politiche hanno però visioni molto diverse su quale dovrebbe essere il futuro degli Stati Uniti. JD Vance, da quando ha smesso di criticare apertamente Trump, si è avvicinato sempre di più alle aree più nazionaliste del partito, mentre Rubio è sempre stato un repubblicano più vicino all’area conservatrice classica, definita anche “reaganiana”, che dominava il partito prima del 2015. Questo ha spesso creato frizioni all’interno dell’amministrazione su questioni chiave, dall’economia alla politica estera.

Un esempio molto importante della divisione politica tra Rubio e Vance riguarda il posizionamento degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa. Rubio vuole tenere buoni rapporti con l’Ucraina e con altri paesi europei e della NATO ed infatti, si è trovato molto in difficoltà con le minacce di annessione della Groenlandia fatte dal presidente Trump. Addirittura, in un discorso fatto alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco il 14 febbraio di quest’anno, Rubio definì l’America come “figlia dell’Europa” e parte della stessa civiltà occidentale. Vance, invece, è molto più aggressivo nei confronti dell’Europa, definendola come una minaccia interna più preoccupante di Russia e Cina.

Questa divisione all’interno del Partito Repubblicano è molto importante da analizzare, soprattutto se consideriamo che il 3 novembre si terranno le elezioni di midterm, che determineranno se la maggioranza della Camera e del Senato americani andranno ai Democratici o ai Repubblicani. Sarà la prima volta, dalla rielezione di Trump, in cui il popolo americano verrà chiamato alle urne per esprimersi sull’operato della propria classe politica. In questo momento, i Repubblicani non sembrano andare bene nei sondaggi, che mostrano come più del 60% degli americani esprima dissenso nei confronti dell’amministrazione.

Il GOP si trova dunque davanti a tre possibilità per le prossime elezioni. La prima è quella di continuare a utilizzare Donald Trump, nonostante la sua impopolarità, come frontman elettorale. La seconda è quella di proporre una nuova versione del movimento MAGA guidata da JD Vance, più nazionalista, religiosamente radicata e isolazionista, che garantirebbe una continuità ideologica con l’amministrazione in carica. La terza è quella di tornare alle origini “reaganiane” e neocons, proponendo invece Marco Rubio come nuovo volto del partito. A seconda della scelta che prenderanno, Presidente in carica permettendo, si determineranno anche i risultati delle elezioni di midterm.

Cosa dovrebbe fare l’Europa?

Queste elezioni sono molto importanti per determinare il destino a medio ternime degli Stati Uniti e, di conseguenza, della nostra alleanza transatlantica e della posizione geopolitica europea. L’Europa, però, non può farsi trovare impreparata, pertanto dobbiamo organizzarci in vista dello scenario peggiore. Ciò che ora è necessario fare è continuare a portare avanti un processo di graduale indipendenza strategica, economica e militare dagli Stati Uniti, così che, indipendentemente dal risultato di queste elezioni e dalla direzione che prenderà Washington, l’Europa sia pronta alle conseguenze e alle ripercussioni.

La NATO è veramente morta cerebralmente?

Questo perché, così come non siamo terrorizzati dal risultato delle elezioni di qualsiasi altra nazione alleata — elezioni che dovrebbero riguardare solamente il popolo di quella nazione — lo stesso principio dovrebbe essere applicato anche agli Stati Uniti. Non è possibile che ogni quattro anni l’Europa debba restare sull’attenti perché le decisioni prese dagli elettori di una nazione distante migliaia di chilometri, e sulla quale noi non abbiamo alcun potere decisionale, possano stravolgere il nostro equilibrio economico, politico e strategico.

Sarebbe ovviamente auspicabile avere un’alleanza transatlantica che possa riunire gli Stati Uniti e l’Europa e poi eventualmente tutte le democrazie liberali contro le autocrazie. Questa alleanza c’era, sulla carta c’è ancora oggi, ed era anche molto forte, tanto che, dopo gli orrendi attentati terroristici dell’11 settembre del 2001 alle Torri Gemelle, l’Europa corse in aiuto degli Stati Uniti attivando l’articolo 5 della NATO e partecipando alle operazioni militari contro i talebani in Afghanistan. Però un’alleanza del genere deve essere basata su una collaborazione tra partner che hanno pari poteri e l’Europa in questo momento non li ha, quindi deve iniziare a diventare indipendente dagli Stati Uniti. Così da farci trovare pronti a ereditare la leadership del mondo libero, se questi ultimi dovessero continuare ad isolarsi diplomaticamente trattandoci come “parassiti”.

D’altronde la grande contraddizione di questa amministrazione è quella per cui, quando esalta la retorica dell’ “America great again”, non sanno o non vogliono sapere che il loro paese è diventato la superpotenza che è anche grazie al contributo europeo, con cui hanno inventato, portato avanti e difeso un sistema di ordine, libero scambio e globalizzazione che ora questa amministrazione vuole distruggere.

Trump e i suoi derivati, in ogni caso, fanno male all’Europa

Comunque sia, per l’Europa sarebbe preferibile che alle prossime midterm vincessero i Democratici o, quantomeno, che i Repubblicani iniziassero a distanziarsi dall’amministrazione Trump per riproporre una versione del partito che, purtroppo, hanno perso negli ultimi anni. Un partito orgogliosamente americano e difensore della libertà, in opposizione ad ogni regime mondiale che la limiti.

Il riferimento di questa idea politica rimane indubbiamente Ronald Reagan, la cui eredità rappresenta anche una possibile occasione per ricostruire quei ponti diplomatici con l’Europa che si sono incrinati durante l’amministrazione Trump, eredità che sembra essere raccolta proprio dal segretario di Stato e forse futuro candidato repubblicano Marco Rubio.