La Flottilla rifiuta la proposta di Pizzaballa: meglio la sceneggiata che aiutare Gaza?
Non di pane, ma di provocazioni vive la Flottilla. Non di acqua e medicinali, ma di telecamere e comunicati stampa. Perché se davvero l’obiettivo fosse stato aiutare la popolazione di Gaza, il convoglio avrebbe detto sì al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, che si era offerto di far arrivare gli aiuti in modo sicuro e diretto. Invece ha detto no. E quel “no” vale più di mille proclami: certifica che la missione non è umanitaria, ma scenografica.
La Global Sumud Flotilla, che si presenta come un drappello di civili generosi pronti a sfidare il blocco israeliano pur di consegnare viveri essenziali alla sopravvivenza della popolazione di Gaza, in realtà si regge su un paradosso: più la soluzione è praticabile, più deve essere respinta. Il governo italiano con la collaborazione della Santa Sede avevano trovato una via chiara, concreta, quasi banale nella sua efficacia: sbarcare le provviste a Cipro, affidarle al Patriarcato latino e permettere che fossero distribuite attraverso i canali umanitari già attivi. Una catena logistica certificata, sicura e “filo palestinese”, ma accettata da Israele.
Il Patriarca come garante credibile
Il Patriarca, del resto, non è un attore improvvisato. Dopo il bombardamento della chiesa della Sacra Famiglia, Pizzaballa è entrato a Gaza con un carico di medicine e viveri, ricordando e mostrando coi fatti che la Chiesa latina resta un punto di riferimento per i civili palestinesi. Non un pacifista da convegno, ma un uomo che ha attraversato i checkpoint e parlato con chi soffre davvero.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel frattempo, ha rimesso la questione sui binari della realtà, spiegando al Parlamento italiano che la Marina italiana segue la Flottilla solo per proteggere connazionali e non certo per scortare un’operazione provocatoria e velleitaria. Anche Madrid ha adottato la stessa linea, con un invio simbolico e prudente, senza nessuna intenzione di creare un braccio di ferro navale con Israele.
Dal pane alla propaganda
Eppure, di fronte alla possibilità di consegnare subito gli aiuti, la Flottilla ha ribadito la sua missione: «La nostra missione resta fedele all’obiettivo originario di rompere l’assedio illegale». Non la consegna, dunque, ma il gesto politico. Non i pacchi di riso e farina, ma la photo opportunity di una barca che tenta di forzare il blocco. La coreografia, insomma.
Ecco la contraddizione: le famiglie di Gaza avrebbero bisogno di cibo e farmaci subito, ma la Flottilla preferisce trasformare ogni tonnellata di provviste in carburante simbolico per alimentare la propria narrativa. Il patriarca, con le sue reti umanitarie, avrebbe potuto fare arrivare gli aiuti alle persone. La Flottilla ha detto no.










