ICE in Italia per Milano Cortina 2026: una scelta grave e politicamente miope

Vincenzo D'Arienzo
29/01/2026
Interessi

La conferma ufficiale della presenza dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) in Italia durante le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, arrivata da un portavoce dell’agenzia all’AFP dopo le anticipazioni dell’ambasciata statunitense a Roma, segna un passaggio che non può essere liquidato come un semplice dettaglio operativo. Al contrario, si tratta di una decisione che solleva serie e fondate preoccupazioni politiche, giuridiche e valoriali, incompatibili con il ruolo che l’Italia e l’Europa dovrebbero rivendicare sulla scena internazionale.

La cooperazione in materia di sicurezza tra alleati è pratica consolidata. Ma l’ICE non è un’agenzia di sicurezza neutra né un organismo di coordinamento tecnico: è il simbolo di una precisa visione delle politiche migratorie statunitensi, oggi sempre più contestata anche all’interno degli Stati Uniti.

Un’agenzia controversa, non un partner qualunque

Negli ultimi anni, l’operato dell’ICE è stato al centro di un crescente numero di denunce da parte di ONG, osservatori internazionali e istituzioni per i diritti umani. Detenzioni prolungate senza adeguate garanzie, separazione delle famiglie, condizioni critiche nei centri di trattenimento e pratiche coercitive hanno contribuito a rendere l’agenzia una delle più controverse dell’apparato federale americano.

È questo il contesto che rende profondamente problematica la scelta di consentirne l’operatività sul territorio italiano, anche in forma limitata o “collaborativa”. Importare, seppur indirettamente, un modello securitario così discusso significa accettare una zona grigia che contrasta con il quadro normativo europeo e con i principi sanciti dalla Costituzione italiana.

Sovranità e Stato di diritto sotto pressione

La questione non è antiamericana, né riguarda la legittimità delle relazioni transatlantiche. Il nodo è un altro: quali poteri avrà l’ICE in Italia? Chi ne controllerà l’operato? Quali garanzie avranno cittadini, residenti e visitatori stranieri?

In assenza di risposte chiare, il rischio è quello di una erosione silenziosa della sovranità e di una compressione delle tutele giuridiche. L’Italia dispone di forze di polizia e apparati di intelligence pienamente in grado di gestire la sicurezza di un grande evento internazionale. Delegare — anche solo parzialmente — a un’agenzia straniera con competenze specifiche in materia di immigrazione appare non solo superfluo, ma politicamente discutibile.

Il precedente che l’Europa non dovrebbe accettare

Accettare la presenza operativa dell’ICE durante le Olimpiadi invernali rischia di creare un precedente pericoloso. Oggi Milano-Cortina, domani altri eventi, altre emergenze, altre “eccezioni”. È esattamente attraverso queste eccezioni che si normalizzano pratiche incompatibili con lo Stato di diritto.

Un’Europa che ambisce a essere un attore autonomo, credibile e coerente non può permettersi ambiguità su temi così sensibili. La sicurezza non può diventare il grimaldello per aggirare standard giuridici consolidati, né per importare modelli che l’Europa ha più volte criticato sul piano dei valori.

Un danno politico e simbolico per Milano Cortina 2026

Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 dovrebbero rappresentare un momento di apertura, cooperazione e fiducia. Associare l’evento alla presenza di un’agenzia simbolo delle politiche migratorie più dure degli Stati Uniti rischia di compromettere questo messaggio, esponendo l’Italia a critiche internazionali evitabili.

Invece di rafforzare la credibilità del Paese, la scelta appare come una rinuncia preventiva a un ruolo autonomo, accettata senza un adeguato dibattito pubblico e parlamentare.

Una decisione da rivedere

Da una prospettiva liberale ed europeista, la contrarietà a questa decisione è netta. Non per ostilità verso gli alleati, ma per difesa di principi non negoziabili: diritti umani, legalità, trasparenza, controllo democratico.

Il governo italiano dovrebbe fare un passo indietro, chiarire i termini dell’accordo e valutare seriamente l’opportunità di revocare o ridimensionare drasticamente la presenza dell’ICE. La sicurezza dei Giochi può e deve essere garantita senza compromettere ciò che rende l’Europa — e l’Italia — uno spazio giuridico e politico distinto.

In gioco non c’è solo la gestione di un evento sportivo, ma la credibilità dei valori che l’Italia sceglie di rappresentare davanti al mondo.


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