L’Ucraina al salone del libro di Torino: difendere i libri per difenderci
Europa Radicale lancia una raccolta firme perché l’Ucraina sia il Paese ospite dell’edizione 2027 del Salone del Libro di Torino: è la risposta giusta alla distruzione sistematica di tipografie, biblioteche e libri ucraini da parte della Russia.
C’è un’altra guerra in Ucraina, inseparabile dalla prima, che prende di mira i libri e con essi la possibilità stessa di una nazione di identificarsi nella sua indipendenza e raccontarsi al mondo. Oggi come ai tempi di Taras Ševčenko, la Russia prende di mira la lingua ucraina nel tentativo di sopprimerla e mettere in dubbio l’identità nazionale di Kyiv.
L’attacco all’editoria ucraina ha radici storiche profonde. Per secoli, le autorità dell’Impero russo e poi dell’Unione Sovietica hanno limitato l’uso pubblico della lingua ucraina e ostacolato la circolazione di opere in ucraino. L’obiettivo era politico prima ancora che linguistico: presentare l’ucraino come un dialetto subordinato al russo, negare l’autonomia di una tradizione letteraria e affermare l’idea di un unico spazio culturale imperialista.
L’Ucraina a Torino
L’appello promosso da Europa Radicale, affinché l’Ucraina sia invitata come Paese ospite alla prossima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, merita di essere sottoscritto da tutti. Una scelta che riconosce il ruolo dell’Ucraina nella resistenza europea all’aggressione russa e insieme porti la testimonianza di scrittori, traduttori, editori, librai e lettori ucraini che continuano a tener viva la cultura sotto le bombe.
L’iniziativa di Europa Radicale ci ricorda che, in oltre quattro anni di invasione su vasta scala, la Russia ha colpito l’intera filiera del libro ucraina: case editrici, tipografie, magazzini, librerie, biblioteche, archivi e fiere. Invitare l’Ucraina a Torino significa sostenerla su un palcoscenico internazionale, una letteratura ancora troppo poco tradotta in italiano ma che fa passi da gigante nel nostro Paese.
Le bombe contro l’editoria ucraina hanno conseguenze immediate: tirature perdute, macchinari distrutti, lavoratori esposti al rischio, i libri scolastici sono fra i più colpiti e vengono così sottratti agli studenti, le librerie e le biblioteche vengono private della loro funzione di presidio civico. In Ucraina la biblioteca non è più il posto sicuro che immaginiamo in Europa.

Una strategia criminale a cui rispondere con la democrazia
Fra fra luglio e agosto 2026 sono stati distrutti 13 milioni di libri ucraini, secondo quanto dichiarato dall’Unione degli editori ucraini. A questa scala non parliamo di danni collaterali, questi attacchi sono parte di una strategia russa.
In questo contesto, la presenza dell’Ucraina al Salone di Torino potrebbe favorire la conoscenza di autori contemporanei e classici, ma anche far emergere le figure spesso invisibili della resistenza editoriale: chi stampa, vende e traduce libri in un Paese che la guerra vorrebbe ridurre alla pagina bianca.
Europa Radicale insiste su questo punto: gli editori e gli autori ucraini non rappresentano soltanto un comparto culturale da sostenere, ma la testimonianza di una società che rifiuta di essere sottomessa.
L’Italia e Torino possono rispondere con gli strumenti di una democrazia culturale: quando una tipografia viene colpita mentre produce testi scolastici o una biblioteca viene cancellata, viene colpita la continuità culturale di una comunità.
L’Ucraina ospite del Salone del Libro sarebbe una scelta europea. Un modo per dire che la sua lingua, la sua letteratura e il suo diritto a narrarsi non sono un margine della guerra, ma una parte essenziale della battaglia per l’indipendenza in Ucraina.
L’appello di Europa Radicale può essere sottoscritto sul sito del movimento.
Firmate, perché ogni libro ucraino stampato è una risposta a chi vorrebbe trasformare la distruzione della cultura in una prova dell’inesistenza storica di un popolo.








