Viva il libero mercato, viva l’accordo col Mercosur

Yuri Brioschi
09/09/2025
Interessi

L’accordo con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay) e con il Messico (ne parlano in pochi, ma sono coinvolti anche i messicani) pare essere stato finalmente trovato dopo un percorso lunghissimo e tortuoso.

Ora la palla passa agli Stati membri dell’Unione, che dovranno esprimersi sulla ratifica. In teoria dovrebbe essere tutto definito, ma quando entra in campo la politica non si sa mai: le variabili sono molte e i contrasti interni sempre possibili.
Questo accordo giace impolverato sulle scrivanie dei vari Stati e Commissioni da quasi 25 anni, senza che si sia mai arrivati a un testo definitivo. Anzi, per lungo tempo è stato visto quasi come uno spauracchio, soprattutto da parte di molti agricoltori europei.

Non a caso Francia, Polonia, Austria e Olanda negli anni passati si sono sempre opposte con decisione all’intesa, mentre l’Italia ha mantenuto una posizione intermedia, spesso pressata dalle associazioni agricole contrarie, ma allo stesso tempo sostenuta da altre associazioni di categoria più favorevoli all’accordo.

Ma se questo dossier si trascina da un quarto di secolo e alcuni Stati erano storicamente contrari, come si è arrivati a un passo dalla ratifica del Trattato? La risposta ha un nome, un cognome e una data: Donald Trump. Il 02/04/2025 l’attuale presidente degli Stati Uniti ha annunciato al mondo intero i dazi che gli USA avrebbero applicato ai vari Paesi, definendo quella giornata come il “Liberation Day”.

Dal 2 aprile, quindi, il mondo commerciale (e non solo) è stato scosso da un vero terremoto, che ha reso necessaria una risposta credibile e compatta da parte dell’Unione Europea. Bruxelles non poteva restare a guardare, pena l’indebolimento ulteriore del proprio sistema produttivo sui mercati globali.

In cosa consiste l’accordo UE-Mercosur?

Ma in cosa consiste esattamente l’accordo UE-Mercosur?
Anzitutto, coinvolgerà circa 700 milioni di consumatori, aprendo la strada a un import europeo (principalmente prodotti agricoli e minerali) pari a circa 53 miliardi e a un export europeo (soprattutto macchinari e farmaceutici) di circa 57 miliardi.

Numeri sicuramente ragguardevoli, che danno l’idea della posta in gioco.

Passando alla questione dazi (rieccoci), occorre dire che il 91% dei prodotti scambiati sarà esente, ma sono previste quote protettive a salvaguardia dei Paesi UE: i prodotti importati dal Mercosur non potranno superare il 2-3% della produzione totale europea. Queste quote protettive riguarderanno soprattutto i settori più sensibili, come carne bovina, carne suina, pollame, zucchero, mais e riso, cioè quei comparti che più temevano la concorrenza sudamericana.

Ma gli USA rimangono insostituibili

Possiamo quindi affermare che con il Trattato Ue-Mercosur l’Europa abbia trovato una vera alternativa al mercato ‘daziato’ USA?

Stando ai numeri, non proprio. Abbiamo visto che le esportazioni europee verso i Paesi Mercosur equivalgono a circa 53 miliardi. Quelle verso il Messico a circa 70.

Sapete a quanto ammontano le nostre esportazioni (nel 2024) verso gli Stati Uniti?
Ben 532 miliardi.

Come si può ben comprendere i numeri sono imparagonabili, ma questo accordo resta comunque fondamentale per permettere un libero scambio con i principali mercati dell’America Latina e portare benefici concreti alle nostre aziende, che avranno nuove opportunità per crescere e diversificare i loro sbocchi.

È anche un segnale politico, oltre che economico: l’Europa dimostra di non voler subire passivamente le mosse protezionistiche di Washington e di credere ancora nel valore delle regole multilaterali. A protezionismo si risponde sempre con il libero mercato, perché solo così si costruisce crescita duratura e credibilità internazionale.