Metropolitane che uniscono l’Europa

Due donne conversano in un vagone della metropolitana, tra ascolto e solidarietà europea — metropolitane-che-uniscono-europa.
Federica Torre per Europa per l'Italia
03/11/2026
Appunti di Viaggio

A giugno, tornando da Linate, mi siedo in metropolitana con il cuore pesante. Ho appena salutato mio marito, italiano come me, che da tre anni vive e lavora in Svezia: la nostra relazione si sviluppa tra due Paesi, a colpi di voli e di arrivederci. Accanto a me c’è una signora di mezza età che, con un forte accento dell’Est, mi chiede un’informazione. Iniziamo a parlare.

Mi racconta di essere ucraina, di vivere e lavorare in Italia da anni, di avere la famiglia sparsa tra Italia, Francia e Ucraina. All’inizio la sua storia somiglia alla mia: una vita a distanza, un’Europa percorsa avanti e indietro. Fino a quando scoppia in lacrime e mi spiega: sua figlia vive in Francia non per scelta ma perché, da quando è scoppiata la guerra, è rifugiata lì con un bambino piccolo; suo figlio è rimasto in Ucraina ed è al fronte.

Io, che fino a un attimo prima ero triste per un saluto, mi vergogno quasi della mia tristezza. L’unica cosa che riesco a dire è «grazie».

Due vite europee tra libertà e guerra

Due vite europee, ma agli antipodi. La mia, tra l’Italia e la Svezia, è fatta di libertà: ci si sposta senza permessi, si lavora dove si vuole, ci si rivede con un biglietto aereo. La sua, spezzata dalla guerra.

Da allora mi capita spesso di chiedermi cosa significhino davvero parole come libertà e democrazia e come si possa, di questi tempi, non solo credere in esse ma difenderle e renderle concrete. Le lacrime di quella signora sono state come una sveglia: mi hanno ricordato che non sono belle parole da copertina, ma sono fatte di sudore, sacrifici e lotte.

Pochi decenni fa gli Stati europei si combattevano tra loro. L’Unione è nata proprio per rendere quelle guerre impensabili, mettendo in comune prima il carbone e l’acciaio, poi mercati, moneta e confini. E con essi anche valori e principi: il rispetto dei diritti umani, l’uguaglianza, i diritti sociali e civili, la democrazia e la libertà.

Un’Unione incompleta e il peso dei veti

Eppure oggi tutto questo scricchiola.

Personalmente credo che dipenda dal fatto che l’Unione Europea sia un’unione a metà, incompleta e quei principi altissimi rischiano di restare parole prive di sostanza.

Se per decisioni strategiche e urgenti serve il consenso di tutti e basta il veto di uno Stato per bloccare gli altri, l’Unione arriverà sempre troppo tardi.

Se sullo scacchiere internazionale non trova la forza di alzare la voce, perché all’interno i singoli Stati continuano a pensare solo ai propri interessi, perderà sempre più peso all’esterno e sempre più legittimità all’interno.

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La forza di un’Europa unita

Eppure un’Unione forte, decisa, coerente con i suoi principi è quanto mai necessaria. Il mondo è dominato da potenze enormi: Stati Uniti, Russia, Cina. Hanno storie, sistemi e priorità molto diversi dai nostri e non tutte le loro scelte coincidono con gli interessi degli europei. Russia e Cina non sono democrazie e anche negli Stati Uniti i principali indici internazionali segnalano oggi un indebolimento delle garanzie democratiche.

Da soli, nessuno dei nostri Paesi ha il peso per farsi sentire, su difesa, energia, tecnologia o commercio.

Insieme siamo quasi 450 milioni di cittadini; insieme siamo uno dei mercati più grandi e importanti del mondo. Insieme, possiamo difendere non solo i nostri interessi, ma il modello di democrazia e libertà che abbiamo scelto.

E non credo che questa unità sia un sogno utopistico: quando c’è stata la volontà politica abbiamo fatto, in tempi relativamente brevi, grandi cose. L’euro, per esempio, e Schengen, che permette alla mia relazione (come a quella di centinaia di migliaia di altre persone) di restare in piedi senza troppa fatica.

Le crisi internazionali nella vita quotidiana

Insomma, la guerra in Ucraina non è finita e non è lontana: passa da una metropolitana di Milano, da una madre che piange.

Il conflitto con l’Iran e la paralisi dello stretto di Hormuz non sono finiti: passano dalle bollette di una famiglia e dal prezzo del carburante.

Le crisi umanitarie e le violazioni dei diritti umani nel mondo esistono ancora: passano da una barca carica di persone in mezzo al mare e dai sentieri sui Balcani battuti da chi cerca l’Unione perché cerca democrazia e libertà.

Partecipare per accompagnare l’Europa verso la sua età adulta

Credo che tutto ciò comporti che i cittadini inizino a pretendere, dal basso, un’Europa capace di decidere e di agire insieme non solo quando brucia la casa.

E questa pretesa deve essere portata avanti con un’azione costante, attraverso l’informazione, la partecipazione al voto, l’utilizzo degli strumenti di iniziativa popolare.

Il prossimo anno ci aspettano elezioni importanti, in Italia e in altri Stati membri: è dovere di ciascuno di noi mobilitarsi, informarsi, prendere posizione attivamente e, se si crede in questa Unione Europea (che tutto è tranne che un “incidente della storia”), chiedere ai partiti di accompagnare l’Europa verso la sua età adulta.

Democrazia e libertà non si ereditano una volta per tutte: si rinnovano ogni giorno, da una metropolitana all’altra.