Per Luca, Vittorio e Mario: al Senato Lombardo e i familiari chiedono un’unica Commissione d’inchiesta.

Filippo Rigonat
06/11/2025
Interessi

Nella giornata di ieri, 5 novembre, si è tenuta in Sala Koch presso il Senato della Repubblica la presentazione della proposta di legge istitutiva di una Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle morti dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del Carabiniere Luca Jacovacci e del Cooperante internazionale Mario Paciolla.

Primo firmatario e organizzatore dell’evento Marco Lombardo, Senatore di Azione. Insieme a lui i familiari delle vittime: Salvatore Attanasio, Dario Jacovacci, Anna Motta e Giuseppe Paciolla, desiderosi di giustizia dopo anni di lotte per la verità. Numerosi i parlamentari firmatari, da Susanna Camusso a Filippo Sensi; assente invece la maggioranza di governo.

Immagini scattate nel corso dell’evento “Giustizia e Libertà”

Paciolla e Attanasio-Jacovacci: il doppio filo che lega le vittime italiane all’estero

Tempi e contingenze diverse, ma dinamica comune. Così possiamo leggere le vicende di Mario Paciolla, Luca Attanasio e Vittorio Jacovacci.

Il primo, trovato morto la mattina del 15 luglio 2020 nella sua casa di San Vincente del Caguán in Colombia, dove lavorava come Cooperante per le Nazioni Unite dal 2018.

Gli altri due, Ambasciatore della Repubblica in Congo e Carabiniere scelto di scorta, vittime di un agguato omicida il 22 febbraio 2021 nel corso di una missione umanitaria, dove perse la vita anche il cittadino congolese Mustapha Mihambo, autista del convoglio aggredito.

Uomini delle istituzioni, caduti all’estero mentre onoravano il proprio lavoro. Legati tra loro dall’opacità e dall’approssimazione con cui sono state condotte le indagini sulle rispettive morti, a cui si aggiunge la reticenza dello Stato italiano nella ricerca della verità, frenato evidentemente da interessi congiunturali e relazioni bilaterali ambigue.

In questo articolo, dando conto degli interventi di ieri in Sala Koch, ripercorreremo le vicende umane e processuali delle vittime e delle rispettive famiglie, chiarendo definitivamente i motivi dietro la richiesta di istituire un’apposita Commissione di inchiesta che indaghi sulla morte dei loro cari.

La verità storica: Mario Paciolla è stato ucciso

Non fa giri di parole Anna Motta, madre di Mario, quando dichiara che la morte del figlio è stato un “omicidio camuffato”. 

Paciolla non si è suicidato, come frettolosamente fatto intendere dalle autorità colombiane. Le prove raccolte dagli Avv. Ballerini e Motta, avvalorate dai risultati-riservati- di un’autopsia avvenuta in Italia, lasciano intendere che il Cooperante sia stato assassinato.

La pista suicidaria non aveva convinto fin dal primo momento: morte per strangolamento, segni di percosse sul corpo e un biglietto aereo per l’Italia in tasca. Non esattamente una dinamica tipica di un suicidio.

Motta denuncia “poca trasparenza” da parte della polizia colombiana e degli emissari dell’ONU. “Contraddizioni evidenti, prove manipolate, indizi ignorati e zone d’ombra intollerabili”, così la madre di Paciolla in merito ai tentativi di insabbiamento del caso, tra tutti l’alterazione della scena del delitto durante i rilievi. 

“Mario sapeva ascoltare, negli ultimi mesi era preoccupato, inquieto: voleva tornare in Italia”. Secondo la giornalista Antonella Napoli, moderatrice dell’evento, aveva scoperto e denunciato alcuni crimini di corruzione all’interno della missione ONU a tutela della pace tra governo colombiano e FARC

Il gip di Roma, l’1 luglio 2025, ha accolto la seconda richiesta di archiviazione sull’omicidio da parte della Procura. A questa decisione, palesemente contraddittoria, non si è arrivati tanto per l’imperizia del tribunale italiano, quanto per l’immobilismo del nostro governo e l’ostacolo rappresentato dalle immunità diplomatiche opposte dai funzionari dell’Onu. “Oggi”, conclude Motta: “lo Stato non si volti più dall’altra parte, la società civile non si stanchi di vigilare sulla vicenda; non solo noi familiari, ma l’Italia merita la verità, come sancito dall’Articolo 3 della Dichiarazione dei Diritti Umani.



Omicidio Attanasio-Jacovacci: una lesione all’Italia che non può restare impunita

“Era un uomo di dignità: amava lo Stato, abbiamo provato che non è stato un sequestro a scopo di estorsione ma un’aggressione, ora dobbiamo capire da parte di chi”.

Parole di Salvatore Attanasio, padre dell’Ambasciatore Luca. “Ambiamo all’unità parlamentare per l’istituzione di questa Commissione”… “ ai parlamentari dell’opposizione, oggi assenti, chiedo il coraggio che fino ad oggi è mancato. Chi si astiene, è complice”.

Sulla stessa linea Dario Jacovacci, fratello di Vittorio: “Ignorare la verità sull’omicidio di due servitori dello Stato in servizio vuol dire tradire l’onore italiano”, denunciando la mancata costituzione del Governo come parte civile alle udienze del processo in corso. 

Interventi forti, figli dell’intricata vicenda attorno alla morte dei due servitori dello Stato in Congo. Anche qui: dinamica oscura, versioni dei fatti poco chiare e ancora nessuna verità processuale.

Secondo una perizia balistica italiana richiesta dall’Avvocato Rocco Curcio si è trattato di un’esecuzione premeditata, con mandanti precisi e diversi dai sei membri di una gang locale arrestati dalla polizia della RDC nel 2022 e successivamente condannati per gli omicidi.

Jacovacci denuncia le ombre attorno alla vicenda: “l’Ambasciatore voleva smascherare il “Sistema Kinshasa” che infettava la sede diplomatica italiana… corruzione nel rilascio dei visti, ammanchi nei fondi per i progetti di sviluppo sul territorio”. Noi, però, non potremo mai sapere con certezza su cosa stesse lavorando Attanasio i giorni precedenti alla morte, a causa della cancellazione delle mail istituzionali “forse fatte sparire dai servizi” subito dopo l’omicidio.

Al momento, è in corso un procedimento nei confronti di due funzionari del World Food Programme, nei confronti dei quali, come detto, lo Stato non si costituisce parte civile ma, soprattutto, ne avvalla l’immunità diplomatica, rendendo così impossibile la continuazione dell’indagine.

Onore e dignità: l’Italia sollevi il capo e “faccia lo Stato”

“Dobbiamo onorare un impegno politico istituzionale, un dovere civico e morale nei confronti dei familiari, per accertare la verità e la giustizia, conoscere i nomi degli autori materiali, i mandanti e i moventi di questi omicidi”.  Così il Senatore Marco Lombardo, appellandosi ai Presidenti dei due rami del Parlamento in ordine all’avvio dell’iter costitutivo della Commissione. Difendere la dignità dei cittadini italiani significa difendere l’onore dello Stato. E’ dunque compito delle Camere, nella loro funzione ispettiva, non arrendersi di fronte all’impunità dei mandanti e, come detto dal promotore dell’analoga proposta di legge alla Camera, On. Marco Sarracino: “ottenere giustizia di Stato”. 

L’assenza della maggioranza: perché la Commissione d’inchiesta dovrebbe ottenere supporto unanime

La proposta dà seguito e sostanza alla risoluzione unanime della Commissione diritti umani del Senato, che impegna il governo “ad adoperarsi in tutte le sedi possibili affinchè si continui a chiedere giustizia su quanto accaduto”.  Non è, purtroppo, unanime il supporto all’iniziativa, che vede tra i firmatari solo esponenti di minoranza parlamentare.

La dichiarazione d’intenti era stata trasversale e, dichiara Lombardo: “ho personalmente riscontrato la disponibilità di numerosi onorevoli della maggioranza a supportare l’iniziativa ma, evidentemente, vengono fermati da un nodo politico”.  Un muro alzato evidentemente dalla Farnesina per fermare ogni iniziativa volta a chiarire le questioni pendenti. 

L’omicidio di cittadini italiani e uomini di stato è un fatto politico, ma non per questo deve subire strumentalizzazioni pubbliche. Per riaffermare la dignità, anche internazionale, del nostro paese, occorre l’unità del Parlamento e la mobilitazione delle coscienze della popolazione. Fondamentale in questo processo, come sottolineato dai familiari e dalle associazioni presenti, il ruolo di presidio e vigilanza collettiva esercitato dai media, che dovrà pian piano erodere questo muro.



L’Europeista, oltre a sottoscrivere la proposta di Commissione di inchiesta, si impegna a non abbandonare la battaglia di verità portata coraggiosamente avanti fino ad oggi. Affinché, a differenza di tante, questa commissione si realizzi e metta luce a ombre che non riguardano soltanto le vittime, riguardano tutti noi.


Casa Europa