Lituania e Ucraina, due nazioni legate da simili tragedie

Marina Macrì e Edo Prando
13/08/2026
Frontiere

La Lituania è uno dei Paesi che maggiormente sostiene l’Ucraina. Un sostegno che non è iniziato a febbraio 2022 ma risale all’invasione russa della Crimea del 2014. Due nazioni con un doloroso passato comune e con profonde relazioni di amicizia.


Vilnius gennaio 1991, freddo e paura. La capitale lituana è assediata dalle forze speciali sovietiche. Le OMON (Otrjad Mobil’nyj Osobogo Naznacenija, Reparto Mobile di Destinazione Speciale) create da Gorbachev nel 1988 proprio per soffocare gli aneliti di libertà che serpeggiavano nelle varie Repubbliche Sovietiche. Non dipendono dall’Esercito ma dal Ministero degli Interni. Gorbachev, allora leader dell’URSS, dopo aver cercato di strangolare economicamente la giovane repubblica che, prima tra gli Stati occupati dall’Unione Sovietica, aveva osato dichiarare la propria indipendenza l’11 marzo 1990, decise di piegarla con la forza. I lituani risposero uniti con forte determinazione e senza violenza. Scesero a migliaia nelle strade per proteggere il Parlamento e la TV pubblica (LRT). La notte tra il tredici e il quattordici gennaio 1991 le OMON assaltano la Torre della Televisione. I cittadini accorrono e fanno muro per proteggerla. I sovietici intervengono con i carri armati.

Si contano 14 morti e migliaia di feriti. I sovietici assediano anche il parlamento. I lituani lo difendono con barricate e la presenza di migliaia di persone. All’interno Vytautas Landsbergis, leader della Lituania indipendente, i suoi ministri, i membri del Parlamento attendono l’attacco finale.

Tra la folla nella piazza un gruppo di civili parla una lingua che, a tutta prima, sembra russo. Sono una cinquantina di giovani. Infiltrati, provocatori del Cremlino?  No, quella lingua non è russo: è ucraino. Sono studenti ucraini accorsi a difendere la Lituania indipendente. Il loro leader, Yevhen Dsykyi, studente dell’Università di Kyiv, e Yevhen Nikolenko sostengono la lotta dei lituani. Alcuni davanti al Parlamento altri a difesa della sede della TV pubblica che cercava di informare i Paesi occidentali di ciò che stava accadendo. Il 29 gennaio 1991, Dykyi si rivolse al Consiglio Supremo della Lituania: “L’esempio della Lituania ha dimostrato che lo Stato può essere sconfitto e che l’esercito può essere sconfitto, ma che nessuno potrà mai sconfiggere la Nazione. Crediamo nella vostra vittoria. Dico “la vostra vittoria” impropriamente. Perché la vostra vittoria è la nostra vittoria. È una vittoria della democrazia e una vittoria delle nazioni libere contro il fascismo sovietico e il totalitarismo che minacciano tutte le nazioni dell’Unione Sovietica”.

Valerij Miloserdov, fotografo ucraino, nel 1991 era all’inizio della sua carriera e copriva gli avvenimenti di Vilnius per il quotidiano Izvestia. Scattò numerose e significative foto dell’attacco sovietico contro il legittimo governo lituano e l’indipendenza della Lituania.

– Durante il Summit NATO che si è svolto a Vilnius nel 2023, è stata organizzata una manifestazione per ribadire il sostegno all’Ucraina. Zelensky e la moglie, inaspettatamente, decisero di partecipare all’evento in piazza Lukiškės. La piazza dove si trovava un’enorme statua di Lenin durante l’occupazione sovietica. Di fronte all’edificio che ospitava il quartier generale del KGB.

Questi fatti, oggi, ci fanno comprendere meglio la reazione della Lituania nei confronti dell’aggressione su vasta scala scatenata dalla Federazione Russa oramai oltre quattro anni fa. Così come è importante ricordare i legami della resistenza armata lituana contro il regime sovietico, iniziata subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e proseguita fino al 1953, con la analoga resistenza dell’Ucraina orientale. Sempre contro lo stesso regime sovietico di occupazione. Furono contatti saltuari per il silenzio del mondo e le difficoltà pratiche sul campo. Ma ci furono.

Russofobia?

La Lituania ha subito quasi cinquant’anni di occupazione sovietica. Dal 1940 al 1990, con la breve e tragica pausa dell’occupazione nazista, centinaia di migliaia di persone furono deportate ed esiliate in Siberia. Moltissimi non tornarono: morti per freddo, malattie e stenti. Ogni famiglia lituana, in un Paese che oggi conta circa due milioni e ottocentomila abitanti, ha un parente morto o sopravvissuto fortunosamente ai gulag sovietici e all’esilio forzato.

La mattina del 24 febbraio 2022 eravamo in Italia. Saremmo ripartiti presto per la Lituania che frequentiamo, io e il mio compagno, dal 2005. Dall’Ucraina arrivano notizie sconvolgenti. Quello che temevamo avveniva. La Federazione Russa la stava invadendo. Sin dalla prime ore dell’alba iniziano ad arrivare messaggi dai nostri amici lituani. Sono sconvolti e terrorizzati: “I prossimi siamo noi”, è la considerazione ricorrente. Conoscono bene i russi. Hanno dovuto vivere con loro per decenni. Sotto occupazione. Sanno di cosa sono capaci. Proprio per questo già nel 2008, con l’occupazione dei territori di Sakartvelo (il vero nome della Georgia), i politici lituani cercarono di avvertire i Paesi occidentali: “Non si fermeranno lì… il progetto russo è molto più ampio… vogliono riconquistare il ruolo di potenza imperiale perso con il crollo dell’Unione Sovietica”. I Baltici non sono creduti, vengono tacciati di russofobia. Poi venne la Crimea, la guerra nella regione del Donbas e prima la Cecenia. Infine, l’invasione su vasta scala. “Ci ascolterete adesso?”. Una domanda formulata più volte da semplici cittadini e politici lituani dopo il 24 febbraio.

Street art a Kaunas

Immediata reazione e supporto

Dopo lo shock iniziale i cittadini lituani si attivano immediatamente per accogliere i profughi ucraini che a migliaia, soprattutto donne e bambini, fuggono dalla guerra. Organizzano manifestazioni a sostegno dell’Ucraina, raccolte fondi e generi di prima necessità. Ma anche armi. Non si può proteggere un paese aggredito militarmente se non fornendo loro ciò di cui ha bisogno per difendersi: le armi. Le città lituane sono inondate da migliaia di bandiere ucraine. Tutte le istituzioni governative, musei, teatri, e migliaia di case di semplici cittadini, negozi, bar espongono la bandiera blu-gialla e un numero telefonico (1482) della più importante associazione non governativa che aiuta l’Ucraina dal 2014. Dall’occupazione della penisola di Crimea. Si chiama “Blue-Yellow”. Al suo attivo ha già milioni di euro donati per sostenere la lotta ucraina. Attualmente ha raggiunto quasi 120 milioni di euro. L’associazione opera a stretto contatto con le varie unità ucraine presenti sul terreno. Sa di cosa hanno bisogno e si attiva di conseguenza. Armi, droni di ultima generazione, attrezzature per la visione notturna, caschi, abiti, generatori. Organizzano anche spedizioni mediche con medici lituani volontari disposti a lavorare in prima linea. Nelle sale operatorie improvvisate e sotto costante attacco, dove il flusso dei feriti, molti gravissimi, arrivano continuamente. Durante l’ultimo viaggio in Lituania il presidente Zelensky ha fatto visita all’organizzazione. Nel corso degli anni la ONG ha ricevuto diversi attestati e medaglie da parte di unità combattenti ucraine e anche una medaglia da parte del Ministero della Difesa ucraino.

A maggio 2022 Blue Yellow assieme a una TV privata lituana, Laisvės TV (Libertà) e la TV pubblica LRT, lancia una raccolta fondi per acquistare un drone Bayraktar di fabbricazione turca. All’epoca una delle poche armi in grado di contrastare l’aggressione russa. Costa cinque milioni euro. In tre giorni la raccolta è conclusa. La maggior parte sono piccole donazioni, fatte da cittadini comuni. I proprietari della fabbrica turca sono stupefatti e decidono di regalare il drone. I cinque milioni di euro sono destinati ad altri aiuti.

La ONG Blue-Yellow

Ogni primavera, a partire dal 2023, la ONG organizza raccolte di denaro per acquistare droni e altro equipaggiamento militare. RADAROM il nome della campagna. 2023: quattordici milioni di euro; 2024: oltre otto milioni; 2025: sei milioni; 2026: quattro milioni. Denaro raccolto in un solo mese. Attualmente è partita una campagna per l’acquisto di Starlink mobili per il fronte. Sistemi che permettono di avere connessioni sicure e gestione più efficiente e precisa dei droni anche sulle lunghe distanze. Jonas Oheman, fondatore di Blue Yellow, ci ha detto: “Il supporto lituano non è diminuito (ndr come potrebbe sembrare dalle cifre raccolte dal 2022 a oggi). È cambiato”. Molti cittadini hanno sottoscritto abbonamenti con donazioni mensili. Altri donano denaro in occasione di anniversari personali. Si moltiplicano le attività di supporto di musei, università, comunità che periodicamente lanciano campagne di sostegno mirate. La Vytautas Magnum University di Kaunas, seconda città della Lituania, accoglie studenti ucraini, offre corsi e alloggi per i rifugiati. Lo stesso fa l’Università di Vilnius.

La Presidenza lituana, attraverso la first lady Diana Nausėdienė, assieme all’Ambasciata Ucraina in Lituania e con il sostegno della first lady Ucraina Olena Zelenska, ha creato il “Centro Ucraino” per offrire spazi per la cultura, l’istruzione e altri servizi destinati alla comunità ucraina della Lituania. La compagnia ferroviaria lituana, LTG, fa viaggiare gratuitamente i rifugiati ucraini. La maggior parte dei musei offre loro l’ingresso gratuito.

Il 27 agosto 2025, in occasione dell’anniversario della Via Baltica, la catena umana lunga circa 600 km che unì i tre i Paesi per protestare contro l’occupazione sovietica, creata il 23 agosto 1989, è stato organizzato un convoglio di centinaia di auto, minibus e pick-up per consegnare aiuti umanitari agli ucraini. Molte auto verranno lasciate in prima linea dove c’è sempre bisogno di avere veicoli per spostamenti ed evacuazioni di civili. Il convoglio parte dalla Chiesa della Resurrezione di Kaunas, un simbolo della città. La Chiesa ha concesso sin dal 2022 i suoi spazi per raccogliere aiuti umanitari. Vengono prodotte anche candele e reti di protezione anti-drone. Valdas Bartkevičius, direttore della Fondazione Internazionale Amici dell’Ucraina, organizza continuamente convogli destinati ai villaggi più vicini al fronte. Quelli più a rischio, sotto bombardamenti costanti che necessitano di ogni tipo di aiuto. “Ho iniziato queste missioni volontarie dall’inizio della guerra su vasta scala – ci racconta Valdas – quei villaggi non solo subiscono la guerra, sono anche tra le aree più povere dell’Ucraina. La cosa più importante nella loro vita è la libertà”.

Il convoglio, in varie tappe, ha raggiunto tra le altre Dnipro, Kramatorsk, Dobropillya, Kupjansk Kherson fino alla primissima linea.

Il sostegno nelle feste nazionali

Subito dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala voliamo in Lituania per interviste a ministri, personalità del Governo e dell’Esercito. Nonostante la situazione complessa ce le concedono immediatamente. Vogliono far sentire la loro voce che nel corso degli anni è stata sempre ignorata.

Intanto amici e conoscenti ci inviano messaggi. “Ci sono costantemente aerei ed elicotteri in volo sopra la Lituania”, racconta Angelica che lavora all’Università Tecnologica di Kaunas. Sono quelli delle base aerea NATO di Šiauliai, nel nord della Lituania. I messaggi con l’andare dei giorni diventano più razionali: “Siamo nell’Unione Europea, siamo nella NATO – racconta Milda che lavora in ambito culturale – Dopo le primissime ore dall’attacco mi sono un po’ tranquillizzata. Anche grazie ad alcuni amici che sono nelle nostre Forze Armate”.

Scendiamo dall’aereo il 9 marzo e la prima cosa che attira la nostra attenzione sono le scritte animate dei bus municipali di Vilnius: “Vilnius-Ukraine” con accanto il simbolo del cuore. Quelle scritte ci sono ancora. Così come le bandiere ucraine fanno mostra di sé dappertutto.

L’11 marzo è festa nazionale in Lituania. Si festeggia il ripristino dell’indipendenza avvenuto nel 1990. La ricorrenza, ogni anno molto partecipata, si è trasformata negli ultimi tempi in una enorme manifestazione di massa a sostegno dell’Ucraina. Slava Ukraini, Gloria all’Ucraina, è lo slogan che vola nell’aria gridato da migliaia di voci. Due gigantesche bandiere, una Ucraina, l’altra Lituana, lunghe 200 metri sono dispiegate lungo il percorso, dalla piazza antistante il Parlamento fino alla Piazza della Cattedrale. Di fronte al parlamento vengono issate le tre bandiere dei Paesi Baltici. Dal 2022 si alza anche quella Ucraina accompagnata dall’inno nazionale. Sfilano in corteo i rifugiati ucraini. Li riconosci. Hanno le facce tese e stanche, il viso rigato di lacrime. Arriveranno ad essere anche oltre centomila. Attualmente sono circa 70/80.000 secondo i dati ufficiali.

Negli anni successivi fino a oggi, entrambe le più importanti feste nazionali (16 febbraio, ripristino dello stato Lituano nel 1918 e 11 marzo, diventano l’occasione per ribadire il forte sostegno al paese aggredito. Le bandiere ucraine sfilano accanto a quelle lituane.

Bandiere lituane, ucraine, NATO e dell’Unione Europea a Vilnius

Molti Lituani sono morti nei gulag, altri sono sopravvissuti. Molti ricordano parenti morti a causa del regime sovietico. Altri ancora non dimenticano l’occupazione della Russia Zarista che tentò addirittura di bandire la lingua lituana. Senza successo. 

Illuminanti le parole di un sopravvissuto ai gulag staliniani. Henrikas Vilkas aveva tredici anni il 14 giugno del 1941 quando fu prelevato dalla sua casa assieme ai familiari. Suo padre, al momento dell’arresto, fu subito separato da moglie e figli. Non ebbero nemmeno il tempo di un abbraccio. Nessuno di loro pensava che non si sarebbero mai più rivisti. Il padre morì in uno sperduto campo di prigionia. La madre morì nei primi anni di esilio in Siberia. Nel nostro ultimo incontro prima della sua morte, avvenuta a novembre 2025, Vilkas ci confidò: “…Fossi più giovane sarei in Ucraina a combattere contro gli invasori. Ho ancora un conto aperto con loro…”. Aveva 96 anni.