Il Consiglio comunale di Milano a Kyiv, la proposta di Nahum per la civitas europea
La proposta del consigliere comunale Daniele Nahum di tenere una seduta del Consiglio comunale di Milano a Kyiv è una scelta politica limpida. E in tempi di guerra, la limpidezza conta.
La proposta di Nahum va sostenuta. Il suo valore non sta in un effetto pratico immediato sul conflitto, ma nella chiarezza del messaggio: l’aggressione russa all’Ucraina riguarda l’intera Europa. Non è una crisi periferica, né un dossier da osservare a distanza. È una sfida diretta alla sovranità degli Stati, alla sicurezza del continente e al principio che i confini non si cambiano con la forza.
Kyiv, dunque, è molto più di una capitale sotto attacco. È il punto in cui si misura la credibilità europea. Portarvi simbolicamente una delle principali istituzioni cittadine italiane significa riconoscere questa realtà e agire di conseguenza.
La falsa prudenza della neutralità
La neutralità, in questa guerra, viene spesso presentata come equilibrio. In realtà, finisce per somigliare a una ritirata politica. La Russia ha puntato fin dall’inizio su questo: aspettare che il sostegno europeo si consumi lentamente, tra stanchezza, divisioni interne e calcoli di breve periodo.
Per questo i gesti simbolici hanno un peso reale. Non sostituiscono armi, sanzioni o diplomazia. Però aiutano a preservare il quadro essenziale dei fatti: chi ha invaso e chi è stato invaso; chi difende la propria libertà e chi vuole negarla.
Una seduta del Consiglio comunale di Milano a Kyiv servirebbe proprio a questo: mantenere ferma una linea politica e morale che in Europa, col passare del tempo, tende troppo spesso a sfumare.
La diplomazia delle città
La politica estera resta competenza degli Stati. Ma sarebbe un errore considerarla solo un affare di governi centrali. Le città europee hanno acquisito negli anni un ruolo crescente nel costruire relazioni, mobilitare opinione pubblica e dare forma concreta alla solidarietà politica.
È una diplomazia urbana, meno formale ma sempre più influente. E Milano, per dimensione, reputazione internazionale e peso economico, ha una responsabilità particolare. Le sue scelte parlano oltre Milano.
C’è anche un elemento simbolico che rafforza questa responsabilità. Dopo aver offerto al mondo lo spettacolo e la capacità organizzativa delle Olimpiadi invernali, Milano può ora diventare protagonista di un’altra prova, meno celebrativa ma più politica: quella di un’Europa civica che mostra la propria vicinanza alla civitas europea in Ucraina. È un passaggio naturale, quasi necessario, per una città che ambisce a essere non solo vetrina internazionale, ma coscienza pubblica europea.
Una seduta a Kyiv renderebbe questa responsabilità visibile. Sarebbe un atto istituzionale con un significato chiaro: la solidarietà all’Ucraina non è una formula di circostanza, ma una postura pubblica. In un momento in cui molti cercano formule caute, la presenza conta più delle parole.
Milano e il risveglio europeo
C’è un punto più ampio che questa proposta tocca. L’Europa parla spesso di autonomia strategica, di potenza politica, di difesa dei propri valori. Tutto questo resta astratto se non viene accompagnato da scelte riconoscibili, anche simboliche, anche locali.
L’Ucraina chiede coerenza. Chiede che l’Europa tratti come vincolanti i principi che proclama: libertà, autodeterminazione, diritto internazionale. Milano può contribuire a questa coerenza con gli strumenti che le appartengono.
La proposta di Daniele Nahum va in questa direzione. Segna una posizione, assume una responsabilità, evita l’ambiguità. Ed è precisamente ciò di cui l’Europa ha bisogno.
Noi de L’Europeista la sosteniamo per questo. In una guerra come questa, l’ambiguità non produce equilibrio: produce debolezza. E se Kyiv è il fronte su cui si misura la tenuta europea, Milano ha buone ragioni per esserci.









