La partita polacca della Banca centrale: si estende la sfida Tusk/Nawrocki

Francesco Macari
03/11/2026
Orizzonti

Mentre la crisi del Tribunale costituzionale polacco catalizza l’attenzione della stampa internazionale e richiama centinaia di persone davanti alla sede di Al. Szucha, a soli tre chilometri di distanza, nel palazzo di ul. Świętokrzyska, si apre un nuovo fronte dello scontro tra Donald Tusk e Karol Nawrocki. Questa volta il terreno del confronto è quello, particolarmente delicato, della Banca centrale polacca.

Lo stallo delle nomine

Il 4 novembre scadrà il mandato del vicepresidente della Banca centrale, Adam Lipiński, cofondatore del PiS ed ex deputato del Sejm, nominato nel 2020.

Con la fine del suo incarico, dal 5 novembre il Consiglio di amministrazione (CDA) della Banca centrale scenderà al di sotto della soglia minima di componenti prevista dalla legge polacca. La normativa stabilisce infatti una composizione compresa tra sei e otto membri, oltre al presidente, ruolo attualmente ricoperto da Adam Glapiński. Quest’ultimo, legato da rapporti molto stretti al PiS, viene spesso definito dai media polacchi «il banchiere di Kaczyński», fondatore del partito.                                                                                                        

Dal 5 novembre, dunque, il CDA conterà soltanto sei componenti complessivi, presidente compreso.                                                                                                                   

Il presidente Nawrocki ha nominato, su proposta di Glapiński, tre nuovi membri: Kotecki, Litwiniuk e Zarzecki. Tusk, tuttavia, si rifiuta di controfirmare le nomine. Per comprendere le ragioni dello stallo è necessario guardare più da vicino ai profili dei candidati.                            

Le nomine di Kotecki e Litwiniuk dovrebbero garantire la rappresentanza della maggioranza parlamentare: entrambi sono infatti considerati figure gradite al governo Tusk. C’è però un elemento che complica il quadro: i due sono attualmente membri del RPP, il Consiglio di politica monetaria, l’organo della Banca centrale incaricato di fissare i tassi d’interesse e definire le linee della politica monetaria per contrastare l’inflazione.                                           

Il loro ingresso nel CDA comporterebbe quindi le dimissioni dal RPP, proprio alla vigilia di due appuntamenti cruciali per la politica economica polacca: la riunione sui tassi d’interesse e la definizione della legge di bilancio.                                                                                                                               

Zarzecki, invece, è un economista vicino alla destra e, come gli altri due candidati, fa parte del RPP. In passato ha guidato la Fondazione nazionale polacca, nata durante i governi del PiS con l’obiettivo di promuovere l’immagine del Paese all’estero, ma accusata dai liberali di essere uno strumento di propaganda del partito.                                                                     

Il rifiuto di Tusk di apporre la controfirma, dunque, non rappresenta soltanto un nuovo capitolo dello scontro politico tra governo e presidenza: rischia di produrre conseguenze dirette anche sul funzionamento della politica monetaria.                                       Le ripercussioni potrebbero estendersi all’intera economia polacca. Michał Stajniak, analista di XTB, ritiene che gli sviluppi legati al Tribunale costituzionale non provocheranno necessariamente una reazione violenta dei mercati. Gli investitori stranieri, infatti, tengono conto da anni del conflitto politico polacco nelle proprie valutazioni.                                     

La situazione cambierebbe, invece, qualora lo scontro arrivasse a coinvolgere direttamente la Banca centrale. Come ha osservato lo stesso Stajniak: «La vera linea rossa per gli investitori sarebbe il trasferimento del conflitto alla Banca Nazionale Polacca».

La questione Glapiński

Il governatore Adam Glapiński è da tempo al centro di una serie di contestazioni da parte del governo. Tra le principali figurano gli interventi sui mercati senza autorizzazione, il presunto finanziamento illecito del debito pubblico e la violazione del dovere di apoliticità.               

Sul primo e sul secondo punto, le accuse riguardano soprattutto il periodo 2020-2021, quando Glapiński avrebbe acquistato massicciamente titoli di Stato sul mercato secondario, aggirando il divieto costituzionale e contribuendo così a finanziare la spesa pubblica del governo PiS. Sul fronte dell’apoliticità, invece, viene contestata la decisione di tagliare i tassi d’interesse nel 2023, nonostante il quadro inflazionistico suggerisse una scelta diversa. Secondo le accuse, l’intervento avrebbe favorito la campagna elettorale del PiS.            

Tusk punta quindi a portare il governatore della Banca centrale davanti al Tribunale di Stato. La strategia del governo mira anche a determinarne la sospensione dall’incarico: secondo la normativa vigente, infatti, un funzionario viene sospeso nel momento in cui il Parlamento vota il suo rinvio a giudizio.                                                                                                    

Per scongiurare questa eventualità, nel 2024 è intervenuto un altro organo giudiziario: il Tribunale costituzionale, oggi uno dei principali protagonisti del braccio di ferro tra presidente e primo ministro.                                                                                           Il Tribunale ha dichiarato incostituzionale la procedura prevista per il rinvio a giudizio del governatore della Banca centrale. Secondo la pronuncia del tribunale con sede ad Al. Szucha, sarebbe necessaria una maggioranza qualificata dei tre quinti dei deputati: una soglia che, al momento, Tusk non è in grado di raggiungere.                                              

Intanto, il voto sul rinvio a giudizio di Glapiński è previsto nella seconda metà di novembre alla Camera bassa del Parlamento polacco.

Nawrocki e Tusk: uno scontro su più fronti

Banca centrale, politica economica, politica monetaria, Tribunale costituzionale, veti e controveti. Lo scontro tra Nawrocki e Tusk si estende ormai a diversi centri nevralgici dello Stato polacco.

Il PiS continua a esercitare una forte influenza su numerosi organi istituzionali, compresi quelli che dovrebbero garantire il massimo grado di neutralità. Dall’altra parte, il governo tenta di portare avanti il proprio programma politico lungo un percorso sempre più accidentato, ostacolato da un sistema istituzionale attraversato da tensioni e contrapposizioni.                                                                                                                           

La partita, insomma, non riguarda più soltanto la contrapposizione tra maggioranza e opposizione, ma investe direttamente l’equilibrio tra i poteri dello Stato.



Il banco di prova della democrazia polacca

In una democrazia matura, l’indipendenza degli organi istituzionali non può essere considerata un semplice dettaglio tecnico: rappresenta una condizione essenziale per il corretto funzionamento dello Stato. La Polonia conosce bene questo principio, ma la prassi politica dimostra quanto sia difficile tradurlo in realtà.                                                            

Quando istituzioni chiamate a operare con indipendenza diventano terreno di scontro tra le principali forze politiche, il rischio è che la loro funzione venga progressivamente subordinata agli equilibri di maggioranza e alle strategie di partito.                                        

La contrapposizione tra liberali e sovranisti rappresenta quindi un passaggio decisivo per la maturità democratica polacca. Perché la vera sfida non si gioca soltanto sulla capacità di Tusk e Nawrocki di prevalere l’uno sull’altro, ma sulla possibilità che le istituzioni dello Stato continuino a funzionare al di fuori delle logiche di parte.