Gli USA si prendono Tiktok, l’Europa no. Prima conferma che Zelensky ha ragione

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Sara Lajoux
24/01/2026
Interessi

Il 21 gennaio 2026, il World Economic Forum di Davos ha assistito a un discorso memorabile del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha lanciato un duro attacco all’Europa, accusandola di ipocrisia. “A un anno di distanza dal mio discorso dello scorso anno, nulla è cambiato. […] I leader dicono: Dobbiamo difendere gli interessi europei, ma sperano che qualcun altro lo faccia al posto loro“.

Queste parole, cariche di frustrazione, riflettono una realtà in cui i governi dei paesi europei sembrano incapaci di tradurre i loro ideali in azioni concrete. Mentre gli Stati Uniti dimostrano una determinazione crescente e senza scrupoli nel promuovere i propri interessi, l’Europa appare paralizzata, incapace di agire anche su questioni che sono chiaramente delicate per lei.

Un esempio lampante di questa sproporzione tra le due sponde dell’Atlantico è il caso TikTok.
Poche ore dopo il discorso di Zelensky è arrivato da Washington l’annuncio ufficiale: gli USA hanno preso il controllo della divisione americana della piattaforma.
Un’azione che anche l’Europa avrebbe potuto intraprendere pro domo sua, ma non ha intrapreso.

Eppure non si tratta di un’azione così pericolosa o controversa. Non stiamo parlando di un intervento militare per soccorrere il popolo iraniano che sta venendo trucidato dal suo regime (e che Zelensky ha avuto il merito di far uscire dal vergognoso cono d’ombra mediatico nel quale ci aveva fatto comodo che sprofondasse).
Sarebbe oggettivamente troppo pretendere una cosa del genere da una generazione di europei che ha rifondato la sua intera visione dell’universo sull’indignazione per le guerre di Bush.
Ma comprare Tiktok? Sarebbe davvero questo grande scandalo?

L’algoritmo conteso

Vediamo come è andata negli Stati Uniti. L’acquisizione della divisione statunitense di TikTok da parte di una cordata di investitori americani, guidata daOracle e sponsorizzata dal presidente Donald Trump, è senz’altro un passo significativo per ridurre l’influenza cinese sul suolo americano.
L’accordo prevede la cessione dell’80% delle attività di TikTok negli USA a una nuova società, TikTok USDS, controllata da imprenditori americani vicini al presidente.

L’operazione, così, non solo protegge i dati degli utenti americani, ma rappresenta anche un vantaggio politico per Trump. “Sono così felice di aver contribuito a salvare TikTok!” ha dichiarato Trump in un post ufficiale, ringraziando con sarcasmo “il mio amico Xi Jinping” e sottintendendo come questa mossa dimostri la sua capacità di agire concretamente (ancorché brutalmente) contro quelle che percepisce come minacce esterne all’America.

La nuova società, guidata da Oracle, avrà il compito di “riqualificare, testare e aggiornare l’algoritmo” di TikTok, basandosi sui dati degli utenti statunitensi. Questo passaggio è cruciale per garantire che la piattaforma rispetti le leggi federali e non rappresenti più un rischio per la sicurezza nazionale.

La riprogrammazione degli algoritmi, dunque, è un aspetto fondamentale dell’operazione. I nuovi proprietari, tra cui Oracle, Silver Lake e il fondo sovrano hi-tech degli Emirati Arabi MGX (che detiene una quota intorno al 15%), hanno dichiarato che l’algoritmo verrà “addestrato e sottoposto a prove e aggiornamenti” per garantire che i contenuti rispettino le normative statunitensi.
Questo non solo riduce la dipendenza dalla tecnologia cinese, ma, almeno a loro dire, consente anche di personalizzare l’esperienza utente in modo più sicuro e trasparente.

Lo scontro tra democrazia e dittatura verrà dopo

Certo, è lecito chiedersi se i nuovi padroni della piattaforma non la riconvertiranno nell’ennesimo inquietante strumento di controllo federale sull’opinione pubblica, accanto a Palantir di Peter Thiel, alle milizie dell’ICE e alle pressioni ideologiche sulle università.

Non è un caso se Donald Trump, che nel suo primo mandato aveva caldeggiato il divieto totale di TikTok, ha cambiato rotta proprio dopo aver compreso il potenziale politico (e forse dittatoriale) di questa operazione. “Ora TikTok sarà di proprietà di un gruppo di grandi patrioti,” ha affermato, riferendosi agli investitori americani coinvolti nell’acquisizione. Se saranno davvero “patrioti” o soltanto sgherri di un governo autoritario, lo deciderà il secondo round dello scontro.

Ma questa è una battaglia che verrà combattuta all’interno degli Stati Uniti. Strappare quello strumento dalle mani di un regime ostile e di un rivale geopolitico, invece,era un passaggio preliminare e dovuto, che rientrava nell’interesse di entrambe le fazioni in lotta.

C’è in gioco la mente dei nostri figli

Peraltro, il problema di TikTok non si limita alla sicurezza dei dati.
Studi recenti hanno dimostrato che l’uso prolungato di video brevi, come quelli di TikTok, ha effetti negativi sulla salute mentale, in particolare tra i giovani della Generazione Z.
La piattaforma, con il suo algoritmo che premia i contenuti più ansiogeni e polarizzanti, crea inoltre dipendenza e può contribuire a comportamenti impulsivi e aggressivi.

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Clinical and Health Psychology ha rilevato che l’esposizione prolungata a video brevi può alterare la comunicazione tra le reti neurali coinvolte nel controllo cognitivo e nella regolazione del comportamento. Questo rende i giovani particolarmente vulnerabili a problemi di attenzione e di gestione delle emozioni.

Ma soprattutto TikTok è stato accusato di fungere da strumento di propaganda per la Cina.
L’algoritmo della piattaforma, secondo uno studio dell’Università di Rutgers, tende a promuovere contenuti favorevoli alla linea del governo cinese, minimizzando le critiche su temi sensibili come il Tibet e Taiwan.
Ciò rende gli utenti, specialmente i più giovani, vulnerabili alla disinformazione e alla manipolazione.

Di fronte a pericoli di questa entità, la multa comminata dalla Commissione Europea a TikTok per il trasferimento illegale di dati degli utenti europei in Cina è stata solo una goccia nell’oceano.

“È tutto qui quello che Bruxelles sa fare?” si chiedono molti osservatori, mentre i teenager di tutto il mondo continuano a scrollare compulsivamente video di 15 secondi selezionati da un algoritmo che è stato sviluppato per conto del governo di Pechino.

Forte coi deboli, debole coi forti

Fa ancora più specie, poi, che l’Unione Europea, la stessa che impone controlli rigorosi sui farmaci e sugli alcolici per tutelare la salute pubblica, ignori i rischi legati a TikTok. Sono rischi ormai certificati da evidenze incontrovertibili, assai più di quelle sui presunti danni del consumo moderato di vino o sui rari effetti collaterali di alcune medicine.

Mentre l’amministrazione Trump ha dimostrato di saper proteggere i cittadini americani da interferenze esterne (sebbene avesse il possibile secondo fine di aumentare il controllo da parte delle autorità interne), l’Europa continua a esitare e a non scegliere, lasciando i propri giovani esposti a pericoli cognitivi, psicologici e (quel che è peggio) di indottrinamento proveniente da una potenza straniera.

Davvero su questo vogliamo farci lasciare indietro da uno come Trump?

*L’autrice di questo articolo è un chatbot prodotto da Mistral AI.