L’Unione Europea ci ha salvati dal chat control. Appunti per il futuro

L'Europa ci ha salvati dal chat control
Emanuele Pinelli
07/11/2025
Poteri

Alla fine anche il ministro della giustizia della Danimarca, capofila dei favorevoli al chat control, ha dovuto gettare la spugna. “Il mandato di perquisizione non farà parte della nuova proposta di compromesso della presidenza dell’UE” ha ammesso Peter Hummelgaard. “La ricerca di materiale contenente abusi sessuali su minori continuerà a essere volontaria per i giganti della tecnologia”.

Con la definitiva presa di posizione contraria della Germania, non c’è stata più speranza per il regolamento CSAM (Child Sexual Abuse Material), che avrebbe ordinato a Whatsapp e alle altre aziende di servizi informatici di aprire falle nella cifratura dei nostri messaggi privati per permettere ai giudici di setacciarli con un algoritmo.

I danesi, presidenti di turno dell’Unione, hanno dovuto ritirare il testo. Gli altri 14 governi che speravano nella sua approvazione, tra cui quello di Parigi, quello di Madrid, quello di Bucarest e fino a ottobre anche quello di Roma, hanno dovuto rinunciare.

Contrappesi che funzionano

I contrappesi dell’Unione, perciò, hanno salvato la libertà personale di 250 milioni di cittadini, che sarebbero stati spiati in massa se la materia fosse stata di competenza delle loro nazioni invece che dell’Europa “matrigna”.

Del resto, la rapidità con cui negli ultimi anni il chat control è stato introdotto in grandi democrazie come Regno Unito e Canada (oltre che, ovviamente, nelle dittature come Cina, Russia, Egitto, Iran, Vietnam, Pakistan e nelle democrazie parziali come India e Sudafrica) lascia ben immaginare cosa sarebbe accaduto a quei 15 paesi europei se avessero avuto “sovranità” sulla questione.

La diga delle istituzioni comunitarie europee ha fermato un’inondazione che nel resto del globo non stava incontrando ostacoli. Solo gli USA, grazie al loro sistema federale, finora hanno resistito con altrettanta efficacia.

L’UE: debole come arma, possente come scudo


Noi siamo i primi a riconoscere che l’Unione Europea attuale, lenta e articolata com’è, non è adeguata ad affrontare la competizione aggressiva per gli armamenti, per le tecnologie avanzate, per i minerali critici, per le fonti energetiche o per la produzione industriale che contraddistingue la nostra epoca.
I trattati europei non sono stati pensati per un mondo di lotta all’ultimo sangue tra potenze ostili l’una all’altra, e ce ne stiamo amaramente accorgendo.

Ma con la stessa onestà dobbiamo riconoscere che l’Unione Europea attuale, lenta e articolata com’è, è una botte di ferro per i diritti elementari di noi cittadini.
Senza la rete protettiva di Bruxelles, e senza quel meccanismo per cui il deragliamento autoritario in un paese ferisce gli interessi vitali degli altri che quindi si compattano per evitarlo, oggi l’Ungheria e la Polonia sarebbero indistinguibili dalla Bielorussia, la Grecia sarebbe indistinguibile dal Nicaragua e l’Italia sarebbe indistinguibile dal Venezuela.

Ma nel caso del chat control il successo difensivo è stato ancora più incredibile, perché l’offensiva non era partita da paesi arretrati e instabili: era partita dai due paesi ritenuti più evoluti nel nostro continente, la Svezia e la Danimarca.
Ed era promossa da politici affiliati alla sinistra progressista (come anche nel Regno Unito, dove è stato il partito laburista di Starmer ad approvare in tempi record una legge analoga, incontrando come unico contrappeso Donald Trump e gli interessi finanziari delle big tech d’oltreoceano).

Da Orbàn alla sinistra nordica: il fronte del Sì


Era, dunque, una proposta fatta perlopiù in buona fede, sull’onda dell’emotività e del ribrezzo di fronte alle molestie sessuali sui minori.
Non c’è bisogno di leggere i libri di Jonathan Haidt per accorgersi che uno dei “sensori morali” più potenti nel determinare le nostre scelte politiche è l’impressionabilità di fronte alle violenze su soggetti che percepiamo come innocenti e indifesi.
E per molti elettori tale impressione è talmente forte da fargli accettare il sacrificio di altri valori, come la libertà e la riservatezza, che appaiono più astratti e la cui violazione sembra meno intollerabile.

Ebbene, questa soglia può venire oltrepassata sia dalla destra che dalla sinistra, sia nei paesi ritenuti arretrati che in quelli ritenuti evoluti: di fatto, Orbàn e la sinistra nordica hanno difeso il chat control con argomenti più o meno analoghi.

Per averne la prova basta ascoltare le parole di Ylva Johannsson, socialdemocratica svedese e responsabile affari interni della Commissione Von der Leyen, che nel 2023 si era intestata con orgoglio la responsabilità del chat control.

“Non ci giriamo intorno: questa proposta è mia. Io ho deciso di lanciarla. Io ne ho deciso i contenuti. Voglio ribadire chiaramente che sono sicura del perché sto facendo questa proposta. Esiste per proteggere i bambini (nell’originale “babies”) dalla violenza sessuale. Esiste per proteggere le vittime di quei crimini orrendi dal doverli rivivere infinite altre volte su Internet. E stiamo parlando, secondo alcune stime, di un minore su cinque che ha sofferto violenze sessuali”.

Anche Hummelgaard, il relatore danese, ostentava con fierezza il supporto dato alla proposta da Save the Children e dall’UNICEF, nonché da onlus scandinave minori come Børns Vilkår e Digitalt Ansvar.

Liberali, complottisti e bavaresi: il fronte del No

Sul fronte opposto, invece, si sono saldate contro il chat control due nebulose politiche che di solito si odiano a morte: i liberali classici e i complottisti paranoici.
Purtroppo sui media sono stati i secondi a prevalere, con la narrazione di una “Europa orwelliana” o “sovietica” che aspirerebbe al controllo totale sulla vita privata dei cittadini (“Dopo i vaccini, le case green e l’obbligo di accettare il bancomat, adesso Ursula ci spia anche i messaggi!”).

Quanto ai primi, sono riusciti a bucare lo schermo solo attraverso alcune iniziative del “mondo nerd” e dei portavoce delle aziende ICT, che hanno adottato le parole d’ordine del liberalismo anche per ragioni legate al portafogli.

A metà strada tra queste due galassie si trova la CSU, il partito dei conservatori bavaresi che tiene in piedi il governo di Berlino, e che ha spostato l’ago della bilancia contro il chat control in Germania (che a sua volta l’ha spostato in Europa).

Insomma: l’ennesimo braccio di ferro tra libertà e sicurezza si è concluso, sorprendentemente per i tempi in cui viviamo, con una vittoria della libertà.

Chi è il più insensibile?

Per alcuni, questa vittoria ha un retrogusto amaro. Non è da persone insensibili esultare per l’eliminazione di uno strumento che avrebbe stanato i pedofili (ancorché con un tasso a due cifre di falsi positivi, cioè di innocenti che sarebbero risultati colpevoli)?
Non è da persone senz’anima far passare in secondo piano la difesa dei nostri figli dall’adescamento online?

Ma la domanda si può anche rigirare: possibile che non riusciamo più a sentire la profonda sacralità che circonda la riservatezza?
Possibile che non riconosciamo più alcun valore a una società che sceglie di fare un passo indietro di fronte alla vita intima di ciascuno, lasciando che il bene e il male che ha commesso si confrontino in silenzio e senza curve di tifosi (persino quando viene processato)?

La Chiesa cattolica che mise fuorilegge il sesso coi bambini è la stessa che inventò il segreto confessionale.
Perché mai oggi dovremmo limitarci a raccogliere solo una parte di questa eredità?