Tapas: come arriva la politica spagnola al 29 novembre?

Nicola Giovanetti e Guido Gargiulo
08/11/2026
Interessi

Dalla vittoria incompiuta di Feijóo nel 2023 all’alleanza di Sánchez con gli indipendentisti catalani. Tra scandali, tensioni sociali e crisi abitativa, ecco come la Spagna è arrivata alle elezioni anticipate.
Il 23 luglio 2023 Pedro Sánchez perde le elezioni, ma riesce a rimanere alla guida del Governo. Tre anni dopo, il 29 novembre 2026, gli spagnoli saranno nuovamente chiamati alle urne. Che cosa è successo nel frattempo?
Per comprenderlo bisogna riavvolgere il nastro e tornare all’estate del 2023, quando le elezioni generali consegnano alla Spagna un Parlamento senza una maggioranza politica chiaramente definita.


2023: Feijóo vince, ma Sánchez resta alla Moncloa


Il Partito Popolare (PP), guidato da Alberto Núñez Feijóo, conquista 137 seggi, affermandosi come prima forza politica del Paese. Il Partito Socialista (PSOE) di Pedro Sánchez si ferma a 121.
La vittoria del centrodestra, tuttavia, non è sufficiente per governare. Nemmeno sommando i seggi di Vox, partito di estrema destra guidato da Santiago Abascal, Feijóo riesce a raggiungere la maggioranza assoluta di 176 deputati.
Il tentativo di investitura del leader popolare fallisce e si apre così la strada a un nuovo Governo Sánchez.


Il premier socialista riesce infatti a costruire una maggioranza parlamentare di 179 voti favorevoli, grazie all’accordo con Sumar, coalizione alla sua sinistra, e al sostegno di diverse formazioni regionaliste e indipendentiste.
Tra queste, un ruolo decisivo viene assunto da Junts per Catalunya, il partito legato a Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat catalana e protagonista del tentativo secessionista del 2017.
È proprio qui che nasce il paradosso della legislatura: il partito che vince le elezioni finisce all’opposizione, mentre quello arrivato secondo riesce a governare grazie a un complesso sistema di alleanze.


Il prezzo della maggioranza: l’amnistia catalana


La nascita del nuovo Governo è strettamente legata alla questione catalana.
Per ottenere il sostegno degli indipendentisti, Sánchez accetta un accordo politico che comprende una legge di amnistia per le persone coinvolte nel processo indipendentista catalano.


La misura, approvata nel 2024, diventa uno dei provvedimenti più controversi della legislatura.
Per il Governo e i suoi alleati rappresenta uno strumento per superare il conflitto istituzionale e favorire la riconciliazione. Per il Partito Popolare e Vox costituisce invece una concessione politica agli indipendentisti in cambio della permanenza di Sánchez alla Moncloa.


La maggioranza parlamentare nasce dunque su un equilibrio delicato: forze politiche con obiettivi profondamente differenti, unite dalla volontà di consentire la formazione di un Governo ma non necessariamente da una visione condivisa del futuro della Spagna.
Questa fragilità accompagnerà l’intera legislatura.


Gli scandali e il logoramento del Governo


Alle difficoltà parlamentari si aggiunge progressivamente una serie di inchieste giudiziarie che investono esponenti del PSOE e persone vicine al presidente del Governo.
Nel 2024 esplode il cosiddetto caso Koldo, un’inchiesta su presunte irregolarità e corruzione negli appalti pubblici, inizialmente legata alle forniture sanitarie durante la pandemia.


Tra le figure coinvolte nell’indagine emerge José Luis Ábalos, ex ministro dei Trasporti e già importante dirigente socialista.
Le vicende giudiziarie finiscono per alimentare lo scontro politico tra maggioranza e opposizione.
Anche l’entourage familiare del premier viene interessato da procedimenti giudiziari: la moglie Begoña Gómez e il fratello David Sánchez diventano protagonisti di vicende distinte che contribuiscono ad aumentare la pressione politica sul presidente.
È necessario distinguere, naturalmente, tra indagini, accuse e responsabilità giudiziarie accertate. Sul piano politico, tuttavia, l’accumularsi delle controversie offre alle opposizioni nuovi argomenti per contestare la credibilità dell’Esecutivo.
Il risultato è un progressivo logoramento di un Governo che, oltre a difendersi dalle accuse, deve continuamente negoziare il sostegno parlamentare necessario per approvare i propri provvedimenti.


Dalla questione migratoria alla crisi della casa


Nel corso del 2026 emergono ulteriori tensioni, a partire dalla gestione dell’immigrazione e dalla crisi di Ceuta, enclave spagnola in territorio nordafricano, al confine con il Marocco.
La questione migratoria riaccende il dibattito sulla sicurezza delle frontiere, sulla cooperazione con Rabat e sulla responsabilità europea nella gestione dei flussi.


Ma è soprattutto la crisi abitativa a diventare uno dei temi più esplosivi del confronto politico spagnolo.
L’aumento dei prezzi degli immobili, la difficoltà di accesso agli affitti e il problema degli sfratti alimentano un crescente malcontento sociale, soprattutto nelle grandi città.
Il caso di Maricarmen Abascal, sfrattata a Madrid il 23 settembre 2026, diventa il simbolo di una questione che va ben oltre una singola vicenda personale.
Le mobilitazioni che seguono riportano al centro del dibattito pubblico il diritto alla casa e la necessità di rafforzare le tutele per le famiglie più vulnerabili.


Il Governo tenta di rispondere con due decreti contenenti misure in materia abitativa, comprese nuove protezioni contro gli sfratti.
Il 2 ottobre, tuttavia, il Congresso respinge entrambi i provvedimenti con il voto contrario di PP, Vox e Junts.
È un passaggio politicamente decisivo.
Il partito indipendentista catalano, fondamentale per la nascita del Governo nel 2023, contribuisce ora alla sconfitta parlamentare di una delle sue principali iniziative sociali.
La maggioranza che aveva consentito a Sánchez di restare alla Moncloa mostra così tutti i propri limiti.




5 ottobre 2026: Sánchez sceglie le urne


Tre giorni dopo la bocciatura dei decreti, Pedro Sánchez annuncia lo scioglimento anticipato delle Cortes Generales e la convocazione delle elezioni per il 29 novembre.
Il premier giustifica la decisione con la necessità di ottenere una maggioranza progressista più ampia, capace di sostenere le riforme ancora incompiute.


Per il PSOE, il ritorno alle urne diventa l’occasione per chiedere agli elettori un mandato politico più forte.
Per il Partito Popolare e Vox, invece, rappresenta l’opportunità di porre fine a una stagione politica segnata da instabilità parlamentare, controversie giudiziarie e difficoltà nella gestione delle principali emergenze sociali.
La crisi della casa rappresenta dunque il detonatore immediato dell’anticipo elettorale, ma le sue radici affondano nelle contraddizioni politiche che hanno caratterizzato l’intera legislatura.


Il 29 novembre sarà la fine del sanchismo?


Dopo oltre otto anni alla guida del Governo, Pedro Sánchez si presenta a un nuovo appuntamento elettorale decisivo per il proprio futuro politico.
Il 29 novembre gli spagnoli saranno chiamati a scegliere non soltanto tra programmi e leader alternativi, ma anche tra differenti modelli di governo e di costruzione delle maggioranze.
La questione riguarda, inevitabilmente, anche l’Europa: la Spagna è una delle principali economie dell’Unione e il suo orientamento politico contribuirà a definire gli equilibri europei su immigrazione, politiche sociali, bilancio e integrazione.
Sarà davvero la fine del sanchismo oppure, come già accaduto nel 2023, Pedro Sánchez riuscirà ancora una volta a ribaltare i pronostici e a trovare una maggioranza parlamentare?
La risposta arriverà dalle urne. Ma, come insegna la storia politica spagnola più recente, vincere le elezioni e riuscire a governare non sono necessariamente la stessa cosa.