Quattro anni dopo l’Ucraina sta vincendo la guerra
Kyiv si sta integrando in un’Europa più consapevole, è il momento di cambiare la narrativa che la vuole inevitabilmente condannata.
Nel febbraio 2022 l’invasione doveva durare pochi giorni, lo sappiamo. La Russia si preparava a una gita al fiume Dnipro e magari a una passeggiata sul lungomare di Odesa. Cercava un cambio di regime favorevole, una conquista totale o almeno una ripresa nella propria sfera di influenza e, già che c’era, anche un avvertimento per l’Europa.
Quattro anni dopo, di tutto questo la Russia non ha realizzato nulla.
Al contrario, l’Ucraina è diventata un Paese più europeo, ha dimostrato di essere pronta a scendere in piazza quando la sua democrazia è a rischio e si avvia a diventare un perno della sicurezza futura del continente.
La sopravvivenza dello Stato e il destino europeo
Il primo argomento di questa vittoria è elementare: l’Ucraina esiste ancora. Non solo, sventola a Bruxelles la sua bandiera insieme a tutte le altre. Non male direi, in un’Europa che spesso ha lasciato altri Paesi a lungo nell’anticamera. Un po’ di Ucraina nel caffè ha fatto bene anche a noi comunque: i 90 miliardi di debito comune europeo ne sono la riprova.
Se l’obiettivo russo era ridefinire l’ordine di sicurezza europeo e riaffermare una propria sfera di influenza, ho paura che sia andata al contrario di così. L’Unione Europea, pur con il suo “Andamento Lento”, ha iniziato a parlare con timidezza di difesa comune e di finanziarla con debito comune. Salvo sovranismi a farci perdere tempo, la strada è più o meno questa, anche se un po’ di ritmo non guasterebbe.
Zelensky non è più ad elemosinare ammunitions, not a ride
Intendiamoci: se l’Ucraina non vince questa guerra in tutti i sensi è perché l’Occidente NON le sta ancora fornendo tutte le armi necessarie. Ma una svolta recente dimostra che Zelensky non è più il mendicante di quei giorni.
L’Ucraina inizierà a esportare droni e know-how per produrli in Europa.
Not a bad move. Per un Paese che immaginavamo a combattere con i rimasugli dell’arsenale sovietico, diventare esportatore delle armi più tecnologicamente avanzate del nostro tempo non è poco.
Un po’ nerd, forse.

La situazione sul campo
Mark Rutte – di cui non sono fan, dico la verità –, segretario generale della NATO, ha affermato: “la Russia si sta muovendo in Ucraina come una lumaca”. Non è corretto.
Nel settore “più veloce” dell’avanzata russa, tra Pokrovsk e Huliaipole, gli invasori avanzano di circa 72 metri al giorno. Non come una lumaca, ma come un cetriolo di mare al massimo: circa 80 volte più lento. In altri settori la velocità è paragonabile a quella di una stella marina che ogni tanto fa una pausa.
In un’intervista a The Atlantic, Zelensky ha dichiarato che per ogni chilometro di territorio ucraino la Russia perde 170 soldati. Il 38% del bilancio militare russo è ormai impiegato per coprire le compensazioni ai caduti, più o meno la stessa quota (il 40% in questo caso) destinata agli stipendi dei vivi mandati a combattere.
Non è una buona notizia, naturalmente, se consideriamo che proprio per compensare questo immobilismo la Russia continua a bombardare ogni notte i civili in Ucraina.
Il 2026 si è aperto con un segnale diverso: per la prima volta da quasi tre anni Kyiv ha riconquistato terreno in modo visibile, in pochi giorni l’equivalente di quanto la Russia guadagna in un mese. Non è molto, ma è un segnale che l’Ucraina non è solo sulla difensiva e che il conflitto può ancora mutare.
Come misurare una vittoria
Se è una questione di cartografia, il conflitto resta incerto. Dire che l’Ucraina “sta vincendo” non significa negare i costi umani enormi, significa riconoscere che una guerra non si misura soltanto sulla mappa. La Germania della Prima guerra mondiale ce lo insegna.
Se la misuriamo sugli effetti di lungo periodo – un’Ucraina ancorata all’Europa e un’Unione più consapevole del proprio potenziale – allora la conclusione può cambiare.
Il Paese sta vincendo perché esiste, resiste e costruisce un futuro. In un’Europa segnata dalle incertezze, l’Ucraina è diventata il simbolo di una consapevolezza nuova: la libertà e la dignità non si difendono solo con le armi, ma soprattutto con la fiducia nel proprio destino europeo. Oggi l’Ucraina è un laboratorio di integrazione europea, un test di solidarietà continentale.








