Askatasuna, De Grazia (Radicali): “Tutti a Torino sapevamo che sarebbe accaduto. Non è libertà: è merda”
“A chi mi dice che non si può condannare un’intera manifestazione per la violenza di pochi, rispondo così: tutta la città sapeva che sarebbe successo”. Patrizia De Grazia, tesoriera di Radicali Italiani, espone con lucidità quelli che molti stanno pensando in queste ore e non sempre hanno il coraggio di ammettere: tutti i partecipanti, compresi quelli “pacifici”, erano consapevoli del tipo di violenza che avrebbe potuto scatenarsi da quel corteo.
“Tutti noi, i partecipanti compresi, sapevamo quale tipo di violenza sarebbe scaturita da questo corteo. La vita e l’incolumità fisica dei poliziotti (che sono lavoratori come gli altri e che nulla hanno a che fare con le decisioni prese in merito allo sgombero di Askatasuna) sono state messe in pericolo”. Le parole di De Grazia risuonano particolarmente vere alla luce dei fatti: gli scontri non sono stati un imprevisto, ma un’escalation prevedibile, con gruppi di autonomi e anarchici che, al calar del buio, si sono staccati dal corteo per attaccare le forze dell’ordine con tattiche organizzate, incluso un vero e proprio arsenale di razzi artigianali e oggetti contundenti.

In foto, Patrizia De Grazia, tesoriera di Radicali Italiani
Il bilancio è stato pesantissimo: almeno 29 agenti feriti, tra cui un poliziotto di 29 anni pestato con calci, pugni e un martello mentre era a terra, finito in ospedale in condizioni serie.
La manifestazione, che ha visto convergere migliaia di persone da tutta Italia – tra i 15.000 e i 20.000 secondo le stime – era partita da punti diversi della città, come Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo, per riunirsi in piazza Vittorio Veneto. Ma, come De Grazia ha giustamente osservato, “Dunque a ciascuno le proprie valutazioni. Ma io, in coscienza, non avrei mai potuto prendere parte a una manifestazione di cui già si conoscevano gli esiti, sapendo che quegli esiti avrebbero messo a rischio la vita di altri esseri umani”.
La violenza non è stata un incidente isolato, ma il culmine di una tensione annunciata, con i manifestanti che hanno dato fuoco a masserizie ai lati delle strade e aggredito non solo la polizia, ma anche giornalisti presenti sul posto.
La premier Giorgia Meloni, che questa mattina ha visitato due degli agenti feriti in ospedale, ha definito l’aggressione al poliziotto un “tentato omicidio” e ha invitato i magistrati a non esitare nell’applicare la legge con fermezza.
“È uno sgombero legittimo usato come pretesto per violenze organizzate”, ha dichiarato Meloni, ribadendo la solidarietà dello Stato alle forze dell’ordine. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso vicinanza, chiamando il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per manifestare “solidarietà all’agente ferito”.
Dal fronte opposto, molto imbarazzo. Condanne dalla segreteria del PD, ma solita ambiguità da parte di quella sinistra che non riesce a scrollarsi di dosso la promiscuità con certo estremismo anti-sistema.
Volete un esempio? Leggete questo articolo de Il Manifesto, che evoca dopo gli eventi di ieri la nascita di una “piattaforma per la prossima primavera di proteste”, senza condannare esplicitamente le violenze e anzi rimarcando la necessità di mobilitarsi contro la “repressione” in atto contro sedicenti spazi di libertà come l’Askatasuna.
Anche qui ci ritroviamo nelle parole di De Grazia: “Questa non è opposizione al governo Meloni. Questa non è libertà di espressione e di manifestazione, non è esercizio del dissenso. Questa è la mia città data alle fiamme e in preda alla guerriglia urbana”. E conclude: “Ed è merda. Non libertà”.








