“Preparati, perché cambia tutto”

preparati cambia tutto
Marco Ghini
11/09/2026
Radici

Una delle cose che mi rimase impressa dell’11 settembre 2001 (avevo 13 anni) fu la frase di mio zio mentre guardavamo le immagini indescrivibili sul televisore:

“Preparati. Perché cambia tutto”.

Mi spaventai. Provai a chiedere “In che senso?”, ma la risposta fu di nuovo: “Cambierà tutto”.

Oggi capisco cosa intendeva. Il Paese egemone del pianeta, gli onnipotenti Stati Uniti d’America, erano stati colpiti al cuore: alla loro ricchezza e al commercio (World Trade Center), alla difesa (Pentagono) e, se non fosse stato per gli eroici passeggeri del Volo 93, al governo (la Casa Bianca o il Campidoglio).

Mio zio aveva ragione, anche se forse in un modo diverso da come lo immaginava. Un bellissimo articolo di Eugenio Cau su Il Post ci ricorda come, a distanza di un quarto di secolo, viviamo ancora nel mondo figlio dell’11 settembre. E sono state soprattutto conseguenze negative: gli USA hanno perso il loro momento unipolare (che rendeva il mondo più sicuro: lo era davvero prima, guardate ora!) e le democrazie si sono indebolite ovunque.

Una conseguenza specifica rimane per me impressionante: l’11 settembre, unito alla successiva esplosione dei social media, ha segnato la storia recente con la proliferazione ipertrofica del complottismo.
È un fenomeno profondamente umano che parla delle nostre insicurezze e della paura di scoprire quanto il mondo sia spaventoso e quasi del tutto fuori dal nostro controllo.

Le teorie del complotto ci regalano un senso di sicurezza e di superiorità, benché illusori. Sicurezza, perché se mi illudo di aver capito la “vera verità” — quella nascosta —, in qualche modo credo di dominarla. Sapere è potere, davvero. Superiorità, perché se la maggioranza della gente “non sa”, questo fa di me un eletto. Il problema è che questa sicurezza crolla non appena ci si accorge che la realtà alternativa è peggiore di quella ufficiale. Pensare che siano stati gli stessi USA a organizzare l’attentato rende tutto ancora più angosciante, perché cancella ogni punto di riferimento. Allora il bisogno di sicurezza aumenta, e lo si cura iniettandosi un altro complotto. Chi crede a una cospirazione, finisce per credere a tutte.

Da bisogno psicologico individuale, il complottismo è diventato un’arma geopolitica. Negli ultimi anni questo meccanismo è diventato sistemico, spinto dalla pandemia e dalla disinformazione strategica. Le notizie false sono sempre esistite, ma con la Russia di Putin sono diventate un’arma d’attacco capillare, pensata per destabilizzare le democrazie occidentali. Perché la visione del mondo di Putin è incompatibile con le nostre libertà.

Tutto questo genera un’insicurezza diffusa. E quando le persone hanno paura, istintivamente cercano l’uomo (o la donna) forte. Si chiudono, diventano xenofobe, cercano capri espiatori. Invece di unire le forze, ci si divide. Non a caso le destre estreme stanno andando forte ovunque E non a caso il bersaglio perfetto è l’Unione Europea, il più grande esperimento politico del Novecento (uniti nella diversità), che andrebbe completato e che invece rischia di essere smantellato. Ma se le forze nazionaliste dovessero prevalere, l’Europa morirebbe. E noi diventeremmo immensamente più poveri, insicuri e vulnerabili ad attacchi commerciali, informatici e persino bellici. C’è una ragione precisa se l’Unione ha sentito la necessità di mettere in campo lo Scudo Europeo per la Democrazia, per proteggere i Paesi membri dalle minacce ibride e dalle ingerenze straniere.

Combattere i complotti è difficilissimo: non perché le notizie false non siano confutabili (molte lo sono con facilità disarmante!), ma perché il problema non è l’informazione, è l’informato. Chi legge vuole crederci. La nostra paura è il vero carburante: la disinformazione funziona perché intercetta un bisogno psicologico. Per questo la risposta non è solo il fact-checking, ma l’educazione al pensiero critico, scettico, scientifico e razionale. Nessuno ne è immune: anche io posso cascarci.

In vista delle prossime scadenze elettorali, persino Antonio Tajani (no dico: Tajani, non Calenda) ha lanciato l’allarme sulle potenziali ingerenze estere. Le notizie false saranno la benzina di questo attacco alla nostra sovranità democratica. Chissà se il Governo di cui Tajani è membro farà qualcosa di concreto. Nel frattempo, teniamoci stretta l’iniziativa di Europeisti.eu, che ha preparato un manuale pratico per permettere a cittadini ed elettori di riconoscere e disinnescare la disinformazione.

Dopo 25 anni da quell’11 settembre, posso dire: avevi ragione, zio. Il mondo è cambiato. Prepàrati, dicevi. Spostiamo l’accento, diventiamo preparàti. Uniamo le forze, senza cedere alla paura. Non perdiamo altro tempo.