Limes, ovvero l’abito buono della propaganda russa in Italia

Marco Setaccioli
22/09/2025
Poteri

Tante volte si sente dire che l’Italia è il ventre molle dell’Europa in tema di diffusione della disinformazione russa e che anche per questo siamo, secondo tutti i sondaggi, il paese in assoluto più tenue su temi come il sostegno all’Ucraina ed il riarmo.

È pur vero che qui la guerra cognitiva di Putin può contare su vere e proprie autostrade, grazie soprattutto alla compiacenza – o piuttosto alla complicità – di divulgatori molto noti e spesso di intere testate, il cui scopo è quello di far sì che la propaganda si presenti con l’abito buono, perché abbia una qualche speranza di passare inosservati (o quasi).

Difficile trovare un altro paese europeo nel quale a scrivere su una delle riviste di geopolitica considerate in assoluto più prestigiose, quale è Limes, edita dal gruppo GEDI (che pubblica, per capirci, anche Repubblica, L’Espresso, l’Huffington Post e possiede emittenti radiofoniche come Radio Deejay e Radio Capital) e diretta dall’onnipresente Lucio Caracciolo, che ospiti tra i propri redattori addirittura un personaggio addirittura sottoposto a sanzioni per il supporto dato all’invasione dell’Ucraina.

Giusto due giorni fa, sulla versione online della testata è infatti apparso un articolo dal titolo “EUROPA NON TEMERE, LA RUSSIA NON TI MANGERÀ!”, a firma di Vitalij Tret’jakov, giornalista e politologo russo, preside della Scuola Superiore di Televisione dell’Università Statale di Mosca MV Lomonosov ed ospite fisso di programmi di propaganda di Stato in Russia, sottoposto a sanzioni europee dal febbraio del 2023.

La cartina della Crimea e la narrazione tranquillizzante

Tanto per non farsi mancare nulla, il pezzo è stato corredato di una cartina in cui la Crimea è colorata di giallo come la Russia, nonostante per il diritto internazionale sia ucraina e praticamente nessun paese la consideri parte della Federazione Russa. Un “errore” che sulla rivista si riscontra ormai regolarmente e che difficilmente può essere ritenuto frutto di sbadataggine.

Lo scopo del pezzo appare chiaro: tranquillizzare il vecchio continente circa le reali intenzioni di Mosca. Tuttavia il pulpito dal quale il messaggio proviene lascerebbe pensare che questo sia esattamente ciò che Mosca intenda far credere. D’altra parte lo stesso direttore della rivista nel febbraio del 2022 si era ampiamente speso con l’opinione pubblica italiana (al pari di altri personaggi decisamente “comprensivi” nei confronti delle ragioni della Russia come Marco Travaglio ed Alessandro Di Battista) per assicurare che no, la Russia non avrebbe mai invaso l’Ucraina. Lo aveva detto in un articolo apparso proprio su Limes il 15 febbraio (qui si può leggere l’articolo integrale), lo aveva poi ripetuto in una intervista rilasciata il 18 dello stesso mese e infine aveva per sommi capi ripetuto lo stesso concetto in diretta a Otto e Mezzo, su La7, ospite di Lilli Gruber il 20 febbraio.

Lo stesso Tret’jakov, lo scorso anno era stato ancora più diretto, spiegando in un altro articolo, sempre su Limes, come la Russia dovesse “liquidare il buco nero ucraino”, spiegando che Mosca si sarebbe dovuta assicurare almeno il controllo della Novorossija, utilizzando il termine col quale Caterina la Grande aveva chiamato le regione che attualmente si estendono nel sud est del paese.

I collaboratori scomodi e l’anomalia italiana

Va detto che quello di Tret’jakov non è un caso isolato e nemmeno il più eclatante tra quelli che interessano Limes. La Scuola collegata alla rivista, ha ad esempio tra i suoi collaboratori Sergei Karaganov, politologo ed economista russo, considerato uno dei fondatori del Consiglio per la politica estera e di difesa, nonché fondatore di piattaforme strategiche per il sostegno dell’influenza russa all’estero come il Valdai Discussion Club e la rivista Russia in Global Politics (ma è anche membro del Comitato Scientifico del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa con accesso diretto a personaggi potenti, quali Nikolai Patrushev) e Dmitrij Trenin, ex colonnello del GRU (intelligence militare) membro del Consiglio per gli Affari Internazionali della Federazione Russa. Entrambi personaggi che in una scuola forse non dovrebbero stare, dal momento che il primo aveva invocato l’utilizzo dell’atomica contro la Polonia e il secondo in una intervista rilasciata a settembre del 2022, proponeva a sua volta il lancio “preventivo” di testate nucleari verso gli USA per “riportare il sentimento di paura nella geopolitica”. Nel team di Limes c’è anche l’ineffabile generale Fabio Mini, radicalmente putiniano, duginiano (cioè legato alla figura di Alexander Dugin, l’ideologo dell’euroasiatismo, la teoria alla base della dottrina neomperialista di Putin), già membro del comitato scientifico di riviste di estrema destra e autore di dichiarazioni rilasciate ad organi di propaganda russi a dir poco agghiaccianti, con le quali parla di territori “liberati” (anziché occupati) dai russi e di altri “rivendicati dall’Ucraina” (in realtà ucraini e semmai illegalmente rivendicati dai russi).

Che questi personaggi vengano proposti impunemente al grande pubblico senza neanche una nota a margine perché si sappia che il loro giudizio è viziato dalla propaganda e la loro opinione può dunque essere manipolatoria è un’anomalia tutta italiana. Così come è difficile trovare esempi in altri paesi civili di una così massiccia presenza in talk show e trasmissioni varie di propalatori di verità alternative, alterate e plateali falsi storici, diffusi e ripetuti senza uno straccio contraddittorio, in virtù di un presunto diritto di parola universale, trasformato per l’occasione in un italianissimo diritto alla menzogna.

Sottovalutando, per leggerezza o per complicità, il fatto che quella della propaganda è un’arma a tutti gli effetti, il cui utilizzo nell’ambito della guerra ibrida permanente nei confronti dell’Occidente è ampiamente codificato nella dottrina sovietica prima e russa poi. E non è mai fine a se stesso.