Da statista a lobbista. Zapatero e gli altri ex leader europei al servizio degli stati canaglia
Il caso Zapatero è un sospetto caso di corruzione, su cui è bene non pronunciarsi in anticipo rispetto agli esiti dell’inchiesta, ma è anche un chiarissimo – e tutt’altro che isolato – caso di capitalizzazione affaristica delle relazioni politiche ed economiche accumulate esercitando il massimo potere di governo in una democrazia europea.
Zapatero non è stato il primo e non sarà l’ultimo, neppure in quella sinistra europea che si pretende superiore e immune a queste volgari tentazioni.
La cosa più rilevante però è che, per Zapatero e tutti gli altri, si tratta di un affarismo politicamente agnostico, che non distingue e non discrimina i clienti – imprese, istituzioni, accademie, enti governativi – sulla base della natura dei regimi che essi servono o direttamente incarnano e anzi predilige gli stati canaglia – Russia, Cina, Venezuela, teocrazie arabe e satrapie asiatiche… – creando a loro vantaggio una rete di diplomazia parallela influente quanto quella ufficiale.
È difficile circoscrivere queste attività secondo un unico criterio, per così dire, merceologico.
Si tratta di (ex) leader politici che vendono e intermediano un po’ di tutto e non tutti la stessa cosa: beni e servizi, opinioni e influenze, relazioni e cooperazioni, consulenze per le imprese e reputational diplomacy per gli stati, partecipando direttamente ai board delle istituzioni di paesi terzi o operando come contoterzisti delle loro strategie d’immagine politica e di penetrazione economica globale.
Considerando solo gli ex capi di stato e governo che hanno “lavorato” per regimi non democratici – prescindendo dalla natura dei servizi prestati e dal livello di compromissione politica reale e percepita – quelli che vengono dalla sinistra (Schröder, Blair, Lipponen, Kern, Gusenbauer, Zapatero, D’Alema, Prodi, Renzi, Kwaśniewski) sono decisamente più numerosi di quelli che vengono dal centro-destra (Esko Aho, Cameron, Johnson, Fillon, Schüssel).
Che questo sia un caso oppure no, non è invece per nulla casuale, giacché di questo elenco fanno parte alcuni dei principali leader politici europei degli scorsi decenni, il clamoroso successo riscosso dalle guerre ibride dei nemici dell’Europa nelle opinioni pubbliche europee.
Successo che ha avuto, come minimo, un aiutino interno e una complicità domestica, anche se paludata e travestita da diplomazia economica o culturale.
Ovviamente oggi non esiste nessuna legge che impedisca a un ex capo di stato o di governo europeo di lavorare per i nemici dell’Europa e di giurare e spergiurare sulla loro affidabilità e soprattutto non esiste, con ogni evidenza, una sanzione sociale o un sufficiente disincentivo reputazionale per questi lavori e i correlati guadagni.
Però il “così fan tutti” degli statisti riconvertiti in lobbisti è tutto fuorché un segno di salute e di normalità e getta un’ombra funesta sui destini dell’Europa.








