“Se tacessero loro, griderebbero le pietre”. Voci dai giovani del Giubileo

christian hands shaking
Emanuele Pinelli
05/08/2025
Orizzonti

Abbiamo intervistato i ragazzi di tre comunità diverse mentre erano nel grande accampamento di Tor Vergata, che all’inizio di agosto ha accolto oltre un milione di pellegrini da 146 paesi.
Gli abbiamo chiesto di parlarci in tempo reale della loro esperienza e, più in generale, di come vedono la chiesa e la spiritualità cattolica.
Uno spaccato interessante anche per chi non è addetto ai lavori e ha visto solo i video dei balli per strada.

Qual è stata l’emozione più forte?

“Ci sono giovani di tutto il mondo, dal Congo al Malawi alla Corea del Sud che sarà il prossimo paese ospitante, USA, Messico…ragazzi di ogni dove riuniti qui, in un campo brullo dentro i sacchi a pelo” racconta Jacopo, 22 anni, che è venuto col gruppo giovani della sua parrocchia in periferia di Roma.

“E mi fa riflettere come tutte queste persone siano in armonia tra loro, unite dagli stessi canti anche se in lingue diverse, dalla stessa gioia e dalla stessa enorme voglia di stare qui, insieme.
Ci si scambiano bandiere, braccialetti, cappelli. Si fa conoscenza, si comunica senza sapere le lingue ma in qualche modo ci si capisce sempre”.

Anche a Sofia, che ha compiuto 30 anni quest’anno ed è venuta come Capofuoco (responsabile di un gruppo scout di ragazze dai 16 ai 20 anni), è piaciuto “respirare quella gioia di esserci, la voglia di incontro e di condivisione fra così tanti pellegrini che erano tutti lì per lo stesso motivo”.
È rimasta colpita in particolare dalla veglia serale e dal momento in cui i giovani facevano le loro domande al papa.

Francesco, 21 anni, si esprime con un’immagine: “Mi ha emozionato sapere di essere un filo d’erba in un prato più rigoglioso di quello che avrei mai potuto credere. Sapere di non essere solo, di star camminando verso la luce di un ideale comune”.

Francesco è venuto come volontario per una parrocchia che si trova nello stesso municipio di Jacopo, anche se in un quartiere più benestante.
“Mi sono sempre chiesto come mai i giovani si allontanassero dalla chiesa. E la risposta è forse più banale di quanto si pensi: dal pulpito si predica la morale piuttosto che l’amore.
Ma quando si è portatori di una verità se ne diventa testimoni affabili e seducenti anche senza dover ricorrere a regole rigide.
Quando un uomo è innamorato vedi nei suoi occhi brillare la donna amata e viceversa, non servono schemi o impalcature: lo stesso discorso vale per Dio”.

A tale proposito Jacopo ricorda “quando abbiamo ascoltato la testimonianza della madre di Sammy Basso, un biologo morto prematuramente a causa di una malattia rara. È stata una testimonianza molto forte, commossa, incentrata sul valore della vita e sulla fede e la speranza che non devono mai mancare nella vita di un cristiano, soprattutto nei periodi di maggiore difficoltà”.

Essere cattolici fa qualche differenza alla tua età?

“Nel mio caso”, dice Sofia, “sarei una persona completamente diversa, perché la fede permea la mia vita e guida le mie scelte. Mi dà una visione della realtà in cui non sono sola e niente succede per caso, neanche il dolore”.

“Per gli studi che faccio”, afferma Francesco che è iscritto a medicina, “sforzarsi di trovare in ogni singolo paziente il volto di Dio dà una prospettiva diversa. Ti prendi cura con amore della persona che hai davanti”.

Jacopo osserva che, quanto allo stile di vita, non cambia molto rispetto ai suoi coetanei. “Non faccio rinunce mondane perché per fortuna la chiesa non sta più chiedendo questo. L’unica differenza che noto forse è sulle bestemmie, che vengono ormai usate come intercalare da tutti gli altri”.

Inoltre, “mentre i giovani di oggi vivono il rifiuto dell’adulto, dell’autorità, e non hanno idea di cosa sia un vero confronto intergenerazionale, i giovani della chiesa hanno la fortuna di vivere e confrontarsi con adulti, dai preti agli educatori a tutte le persone che passano per caso in parrocchia”.



Il passato della chiesa è un ostacolo o un incentivo per chi sceglie di essere cattolico oggi?

“Io sento di rappresentare una chiesa moderna”, ci dice Jacopo, “che potrebbe piacere anche a chi non ha mai vissuto questo ambiente. Condanno gli scandali della chiesa, fermamente, ma so che quello non è la chiesa che ho io come ideale. Ci sono persone cattive e gesti cattivi, dentro e fuori, perché la chiesa è l’esatto specchio della società, non una società migliore o perfetta. Si fonda sulla persona e le persone sono per loro natura fallaci”.

Francesco invece si dispiace del fatto che il passato cattolico dell’Italia porta ancora molte persone a celebrarne i riti solo per retaggio culturale.
“Guardando le prime comunioni nella mia parrocchia, ho pensato che sarebbe utile un po’ di onestà intellettuale. Dovremmo riconoscere che, nonostante la tradizione, la comunione non è un costume che appartiene a tutti”.

“Penso che una storia perfetta non possa esistere, e se quella della chiesa venisse raccontata come una storia perfetta sarebbe falsa” sostiene Sofia. “Non giustifico quello che è stato fatto di sbagliato, però credo che ricalchi un po’ l’umanità che è insita in tutti noi”.


La riforma del diaconato femminile cambierebbe qualcosa per i tuoi coetanei?

Francesco non si è mai interessato alla questione e non ha avuto modo di parlarne con donne che se ne interessassero.
Al contrario, nel gruppo di Jacopo, che è composto prevalentemente da donne, se ne parla molto.
“Io vedo il diaconato come un contentino. Sono dell’idea che sia meglio l’apertura al sacerdozio tra 20 anni che non il diaconato tra 5 bloccando però poi un’eventuale possibilità di richiesta del sacerdozio femminile”.

“Nella mia esperienza, è un argomento che interessa di più le generazioni più giovani” racconta Sofia. “Mi è capitato di parlarne con ragazzi più piccoli di me, mentre mai con persone più grandi”.