Vedere l’Europa: sei esempi di infrastrutture made by UE
La possiamo criticare, biasimare, talvolta attaccare; ma l’Unione Europea continua a rappresentare la più grande opportunità che il Vecchio Continente abbia mai avuto nella storia moderna.
Oltre a promuovere la pace e tutelare gli Stati membri, l’Unione incarna una delle principali fonti di risorse finanziarie per le Nazioni aderenti.
Investimenti e prestiti a fondo perduto sono programmati annualmente e costituiscono un notevole sostegno per costruire infrastrutture, migliorare la sicurezza e promuovere la sostenibilità.
Il Fondo di Coesione
Uno dei mezzi di finanziamento principali dell’UE è il Fondo di Coesione, che fornisce sostegno agli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media di tutte le 27 nazioni. L’obiettivo è rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale.
Gli investimenti sostenuti sono parte del settore ambientale e delle reti transeuropee di infrastrutture di trasporto.
I programmi finanziati sono a responsabilità condivisa tra la Commissione europea e le autorità nazionali e regionali degli Stati membri.
Per il periodo 2021-2027 il Fondo di Coesione riguarda molti stati dell’Europa centrale, come Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Romania, Slovenia e Slovacchia, e dell’Europa orientale, come la Lettonia.
Per lo stesso periodo, le risorse UE destinate al fondo ammontano a circa 37 miliardi di euro, circa il 10% dei 392 miliardi di euro totali destinati alla politica di coesione.
Il Fondo europeo di sviluppo regionale
All’interno della politica di coesione rientra anche il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), concepito anch’esso per incentivare lo sviluppo e sostenere la coesione nell’Unione.
In questo caso l’obiettivo primo è correggere gli squilibri tra le regioni europee, favorendo investimenti che portino ad una transizione che renda l’Europa migliore: più intelligente, più verde, più connessa e più vicina ai suoi cittadini.
Una volta programmati gli investimenti, inoltre, l’Europa difficilmente si tira indietro.
Nel 2023, ad esempio, di 308 miliardi di euro programmati da spendere, se ne sono effettivamente spesi 303.
Il NextGenerationEU
C’è poi lo strumento temporaneo ideato dall’Unione Europea per riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di COVID-19. I fondi stanziati sfondano la cifra di 800 miliardi di euro.
Il fulcro del NextGenerationEU è il dispositivo per la ripresa e la resilienza, che offre sovvenzioni e prestiti a sostegno delle riforme e degli investimenti negli Stati membri dell’Unione. Da qui deriva la sigla italiana PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il documento del nostro Paese che definisce come l’Italia spende una parte dei fondi ricevuti.
Per ricevere le cifre previste, gli Stati membri hanno elaborato piani nazionali ad hoc, illustrando come intendono investire i fondi.
L’architetto finanziario: la European Investment Bank
Il Gruppo della Banca europea per gli investimenti (BEI), composto dalla Banca europea per gli investimenti e dal fondo europeo per gli investimenti, è il braccio finanziario dell’Unione Europea.
Il compito è mobilitare investimenti pubblici e privati a sostegno delle politiche e delle priorità dell’UE.
Dalla sua fondazione, nel 1958, la Banca europea per gli investimenti ha investito oltre mille miliardi di euro, finanziando progetti in settori strategici per un’Europa in costante evoluzione.
Esempi concreti di finanziamenti europei
In tutto il “Vecchio” Continente, tra i 27 Stati membri, si possono trovare numerosissimi progetti infrastrutturali e strategici finanziati, in parte o per intero, dall’Unione.
Quelli elencati sono esempi significativi della riuscita di tali politiche economiche.
Il Ponte Vasco da Gama, Portogallo

Il ponte più lungo d’Europa, con i suoi 17,2 km di estensione, è una delle opere più importanti cofinanziate dall’Unione Europea.
L’opera risale al 1998, anno in cui il Portogallo è stato protagonista di Expo ‘98.
Il Fondo di Coesione europeo ha stanziato 328,6 milioni di euro, contribuendo al collegamento strategico tra la capitale del Paese e le zone settentrionali e meridionali, oltre che alla riqualificazione di un’ex area industriale.
Finanziamenti per i trasporti ungheresi

L’Ungheria, membro dell’Unione Europea dal 2004, è tra i Paesi considerati euroscettici. Atteggiamenti critici e spesso conflittuali hanno contraddistinto la politica ungherese, facendo emergere una crescente retorica anti-europea che ha messo in discussione alcuni dei valori fondamentali dell’Unione.
Tra i responsabili c’è indubbiamente Viktor Orban, primo ministro ungherese. Dal 2022, numerosi politologi convergono nel dichiarare il regime politico ungherese un’ “autocrazia elettorale”.
Più di recente, il Parlamento europeo ha sottolineato come l’Ungheria sia un’ “area critica”, per il progressivo deterioramento dello stato di diritto.
Nonostante ciò, i finanziamenti nel corso degli anni sono stati ingenti, rendendo l’euroscettica Ungheria il più grande percettore di fondi strutturali europei.
Nel 2013 è stato definito un programma triennale di investimenti pari a 250 milioni di euro, messi a disposizione della Banca d’investimenti Europea, per riabilitare e migliorare le infrastrutture ferroviarie ungheresi.
Il Fondo Coesione, inoltre, nel 2019 ha stanziato oltre 218 milioni di euro per la costruzione dell’autostrada M8, che connetterà l’Ungheria con Graz, in Austria.
Investimenti importanti che sottolineano, nonostante tutto, l’indiscriminato supporto europeo a tutti i suoi membri.
Ponte Calafat-Vidin in Romania e Bulgaria

Il supporto europeo per lo sviluppo nell’area balcanica è stato determinante.
I due Paesi, entrati nell’UE il 1º gennaio 2007, ipotizzavano da tempo la costruzione di un nuovo ponte sul Danubio in seguito a quello edificato nel 1954.
Il progetto è diventato realtà grazie ai finanziamenti della Commissione europea, pari a circa 106 milioni di euro.
La costruzione del ponte non mirava solamente a facilitare i commerci e i trasporti, ma anche a rivitalizzare una delle aree più povere e difficoltose dell’Unione.
Nell’ultimo quindicennio Romania e Bulgaria hanno beneficiato di ingenti fondi europei volti allo sviluppo economico della regione e al miglioramento dei collegamenti. Nessuna coppia di Stati nella regione ha ricevuto di più (231 milioni di euro) dai Programmi Interreg 2014-2020.
L’ampliamento dell’aeroporto di Riga, Lettonia

Anche la Lettonia è stata particolarmente supportata dal Fondo di Coesione europeo, che ha cofinanziato lo sviluppo e la modernizzazione dell’aeroporto di Riga, rispettivamente nel 2011 e nel 2016.
Da quando l’UE è intervenuta, il traffico annuale dell’aeroporto è salito a circa 5 milioni di persone.
In Lettonia la modernizzazione delle infrastrutture, delle ferrovie e delle strutture economiche è ancora in atto, grazie anche alle continue opportunità di finanziamento europeo.
La nuova linea tranviaria di Petržalka, Slovacchia

Completata nel corso del 2025, la nuova linea tranviaria di Petržalka – quartiere autonomo di Bratislava – vuole migliorare la qualità e l’attrattiva del trasporto pubblico.
Per anni, i circa 100.000 abitanti della località hanno sempre fatto affidamento sugli autobus per la loro mobilità. Con la nuova linea si scarica la pressione sugli autobus, ridistribuendo su più mezzi l’afflusso di persone.
A questo si collega anche la ristrutturazione del ponte Starý Mos, che permetterà a pedoni e ciclisti di attraversare il Danubio.
Su 67 milioni di euro di costo dell’opera, il Fondo di Coesione europeo ha contribuito con 63 milioni: circa il 95% della spesa totale.
La Galleria di Base del Brennero, Austria e Italia

La Galleria del Brennero è un progetto ancora in costruzione, che sottolinea il grande impegno finanziario dell’Unione Europea.
L’apertura è prevista per il 2032 e i lavori sono in corso dal 2007.
L’infrastruttura collegherà il paese di Fortezza/Franzenfeste, in Alto Adige/Südtirol, con Innsbruck, capoluogo del Tirolo Settentrionale, passando sotto il passo del Brennero.
L’Unione Europea, fino ad adesso, ha messo a disposizione 2,3 miliardi di euro, aumentando inoltre la percentuale di cofinanziamento per i lavori di costruzione, passata dal 40% al 50%. Il restante 50% dei costi è sostenuto in parti uguali da Austria e Italia.
Un supporto tangibile
Come dimostrano questi esempi, il sostegno fornito dall’Unione Europea ai progetti concreti in grado di migliorare la vita quotidiana delle persone è capitale.
Miliardi di euro sono spesi ogni anno per rinnovare, sostenere e rendere sempre più competitiva un’Europa ormai costantemente minacciata dalle altre potenze mondiali, come Stati Uniti o Cina.
In un mondo in cui l’evoluzione è avvertibile con andamento esponenziale, è fondamentale fornire l’adeguato supporto a tutti i 27 Stati dell’UE: forza e unità sono i must have per l’Europa di domani. Farsi schiacciare ed essere impreparati al futuro è una possibilità che nessuno può più permettersi.








