Vannacci-dentro, Vannacci-fuori. Cosa conviene di più all’Italia europeista?
Ho riflettuto qualche ora prima di commentare la scelta dell’Europarlamentare Vannacci di dare vita a un suo movimento di estrema destra. Innanzi tutto per il pudore a intromettermi nelle vicende interne a un partito -in questo caso la Lega- che ha tutto il diritto a lavarsi i panni sporchi in famiglia, senza che i condòmini delle palazzine accanto mettano becco.
Se ho deciso di farlo è perché la risposta alla domanda “e ora che succede nel centrodestra? Vannacci resta in coalizione o si presenta da solo?” ha implicazioni che riguardano tutto il quadro politico.
Il condizionamento interno del “Mondo al contrario” nel centrodestra
Una premessa, è del tutto evidente che la scelta di tenere Vannacci e le sue idee nella cerchia del centrodestra non è una scelta indolore. Quanto quelle idee condizionano il profilo complessivo della loro offerta politica? Quanto penalizzano gli altri partner della coalizione che non si riconoscono nell’estremismo razzista e patriarcale del “Mondo al contrario” disegnato dal Generale? Mi riferisco ai partiti di Tajani e Lupi, ma anche a larghi pezzi di Lega e Fratelli d’Italia; penso agli elettori e ai militanti, ma anche alle classi dirigenti nazionali e locali.
Se questo è il quadro, la si può vedere da due punti di vista.
Uno è quello utilitaristico: per quale scenario conviene fare il tifo?
È evidente infatti che con l’attuale legge elettorale (ma anche con quella data fino a oggi come preferita da Meloni, un proporzionale con premio di maggioranza) se Vannacci si presenta da solo, il centrosinistra unito diventa la coalizione favorita per la prossima legislatura.
C’è il precedente del 1996: la Lega del post ribaltone restò fuori (o fu tenuta fuori) dalla coalizione, prese circa 4 milioni di voti e Romano Prodi portò il centrosinistra unito a una vittoria storica pur avendo preso 2,6 milioni di voti in meno nella parte proporzionale (ma 700 mila voti in più al maggioritario).
Se questo aspetto si chiarirà alle elezioni, come conseguenza immediata potrebbe comunque esserci da parte delle forze di governo un cambiamento di programmi sia sulla legge elettorale che sul premierato. Come sempre accade a fine legislatura, per i prossimi mesi il quadro sarà in costante mutamento.
Il dibattito di questi giorni si è molto concentrato su cosa c’è da augurarsi: meglio se lo cacciano o meglio se fanno ingoiare il rospo a Salvini e aggiungono un posto a tavola pur di restare maggioranza? Fino a oggi (con la sola eccezione del fallimentare 1996) il centrodestra ha ragionato così e si è gestito le contraddizioni interne utilizzando al meglio i margini di manovra dati dal vantaggio di poter gestire il potere e il sottopotere dopo la vittoria.
Sull’immediato, la scelta su cosa augurarsi per il futuro dipende da cosa si auspica a titolo personale: chi “tifa” per la vittoria della propria parte politica preferirà lo scenario più favorevole.
Lo scenario futuro: cosa conviene di più al sistema politico?
Però sul piano strutturale, e quindi politico, e quindi ragionando non sulle prossime elezioni ma sulle prossime generazioni, è molto più interessante interrogarsi su cosa conviene al sistema politico. È più utile se una forza anti sistema come quella di Vannacci (fuori dall’Italia ci sono i precedenti di Le Pen, Farage e AfD) viene lasciata libera di scorrazzare liberamente seminando idee anti sistema o è preferibile vincolarla in una coalizione di governo, contenendola impedendo in tal modo a quelle idee di germogliare.
Qui parliamo di Vannacci, ma il ragionamento si potrebbe applicare anche a altri: tutti noi ricordiamo il dibattito -riferito alla Lega prima, ai 5 stelle poi- sulla “romanizzazione dei barbari”.
Non sono sicuro di avere una risposta, e soprattutto non sono sicuro che il futuro dipenda solo da quello che accade in Italia, visto che è in corso da tempo una radicalizzazione in tutta Europa e non solo, con la costituenda internazionale sovranista; questa ha addentellati oltre oceano nell’universo MAGA, sponsor pericolosi “oltre cortina” come Putin e Xi e l’attivismo di personaggi ambigui come Musk e Bannon (dagli Epstein files stanno uscendo cose interessanti sui movimenti di quest’ultimo per favorire tutti i soggetti che ho citato).
Programma comune? indebolire l’Unione Europea dall’interno.
Non sono sicuro di avere una risposta, ma penso che sia utile parlarne e che sia utile farlo alzando lo sguardo oltre le mura domestiche, vista la posta in palio. La domanda su cosa è preferibile diventa: cosa è utile all’Italia nell’ottica di un rafforzamento della sovranità europea? Parafrasando il magistrale discorso di Carney a Davos, “se non ti preoccupi di come deve essere apparecchiata la tavola, sei nel menu”.








