Un decennio di riflessione sui rapporti tra Europa e Golfo

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Redazione
27/12/2025
Appunti di Viaggio


Quando nell’ottobre 2015 è stato fondato a Roma lo Euro Gulf Information Centre (EGIC), la maggior parte degli europei vedeva ancora la Penisola Arabica principalmente attraverso le controversie su petrolio, sicurezza e diritti umani.

La scommessa dell’EGIC era che questa lettura fosse carente e strategicamente rischiosa: era necessario costruire un ponte dedicato per collegare i dibattiti europei e quelli del Golfo e, più in generale, per ripensare il vicinato meridionale dell’Europa come un unico “Mediterraneo allargato” che si estendesse dall’Atlantico al Golfo.

Con sede centrale a Roma e uffici a Bruxelles e Stoccolma, l’EGIC unisce la ricerca alla divulgazione: analisi, briefing, formazione e un intenso programma di eventi.
Le sue piattaforme – dal Portale della Storia del Golfo al Settimanale Euro-Gulf Monitor e al Mensile stratEGIC – hanno contribuito a diffondere la conoscenza del Consiglio per la Cooperazione nel Golfo al di là dei circoli diplomatici.

Il decimo anniversario del Centro, celebrato quest’autunno a Roma, ha consacrato questo ruolo, in quanto l’EGIC ha ospitato un incontro di alto livello che ha riunito il ministro italiano per gli Affari parlamentari, Luca Ciriani, e il ministro dei Trasporti e delle Telecomunicazioni del Bahrein, Shaikh Abdulla bin Ahmed Al Khalifa.

Nel corso del decennio, la traiettoria dell’EGIC ha rispecchiato l’evoluzione dell’agenda dei rapporti tra Europa e Golfo.
A metà degli anni 2010, i dibattiti erano dominati dalle conseguenze delle rivolte arabe, dalle guerre in Siria e in Iraq e dalla lotta contro l’ISIS. I primi risultati dell’EGIC si sono concentrati sulla sicurezza e sulla polarizzazione regionale, alimentando forum specializzati e discussioni parlamentari che cercavano di dare un senso a un vicinato in via di frammentazione.

La Vision 2030 saudita e gli analoghi piani di diversificazione in tutto il Consiglio per la Cooperazione nel Golfo hanno modificato il quadro, trasformando la regione in un laboratorio di strategie post-petrolifere, megaprogetti e cambiamenti sociali assistiti.
L’EGIC ha seguito questa svolta attraverso il lavoro sulle riforme economiche, le privatizzazioni e il flusso di capitali del Golfo verso le infrastrutture, la tecnologia e la finanza europee, evidenziando una rete di interdipendenza sempre più fitta che lega il Golfo all’economia del “Mediterraneo allargato“.

Un punto di svolta si è avuto con gli Accordi di Abramo, che hanno formalizzato le relazioni tra Israele e diversi Stati arabi come gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e il Marocco.
Piuttosto che trattarli come un’anomalia, i ricercatori dell’EGIC hanno letto gli accordi come la fase iniziale di una tendenza più ampia e a lungo termine nello spazio del Golfo e del Levante.
In conferenze e pubblicazioni, hanno sostenuto che nonostante le tensioni irrisolte e gli shock successivi – tra cui la brutale guerra di Gaza – la logica di fondo della convergenza economica, tecnologica e di sicurezza sarebbe perdurata. Il percorso rimane irto di ostacoli, ma delinea chiaramente un modello per il futuro ordine regionale.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022 ha aggiunto un ulteriore livello di dialogo.
Mentre l’Europa si affrettava a ridurre la dipendenza dagli idrocarburi russi, gli Stati del CCG sono tornati al centro della scena, sia come garanzia di sicurezza energetica che come partner nella transizione verde, dai contratti per il gas naturale liquefatto all’idrogeno e alle energie rinnovabili.

Il lavoro dell’EGIC ha sempre più inquadrato i legami tra Europa e Golfo all’interno di una più ampia conversazione strategica sull’autonomia dell’Europa e su un “Mediterraneo allargato” in cui le rotte marittime, i corridoi energetici e i cavi digitali legano l’Europa, il Nord Africa e il Golfo in un’unica arena geopolitica.

Ciò che distingue l’EGIC, tuttavia, non è solo l’analisi, ma anche la sperimentazione.
Oltre alle conferenze e alle tavole rotonde politiche, il Centro ha sperimentato formati che rendono tangibile la geopolitica: Le serate di “gastrodiplomazia” a Napoli, in cui i partecipanti provenienti da diverse regioni del pianeta hanno imparato a preparare la pizza riflettendo sul patrimonio comune di focacce nel “Mediterraneo allargato“, o i workshop che mescolavano la discussione politica con la narrazione storica e culturale.

Il dialogo interreligioso è diventato un altro pilastro, con incontri a Roma che hanno riunito voci cristiane, ebraiche e musulmane per discutere della coesistenza, della libertà di religione e delle lezioni che alcune società plurali del passato possono dare al mondo frammentato di oggi.

Oggi l’EGIC è inserito in un più ampio ecosistema di dialogo tra Europa e Golfo, dai partenariati istituzionali alle iniziative giovanili che coltivano una generazione in grado di “parlare” a entrambe le sponde del Mediterraneo e del Golfo.
Il suo primo decennio dimostra come un agile “think-and-do tank” possa incidere ben al di là delle sue dimensioni, quando coniuga un’analisi rigorosa con una paziente tessitura di reti di contatti e una creatività diplomatica.

Il prossimo decennio – segnato dalla decarbonizzazione, dal riequilibrio della sicurezza e dalla competizione tecnologica – richiederà una cooperazione tra Europa e Golfo ancora più stretta.
Centri come l’EGIC rimarranno essenziali per aiutare gli europei a comprendere un Golfo in trasformazione e a riconoscerlo, finalmente, come un partner strategico al centro del Mediterraneo allargato, non più solo come una lontana appendice energetica ai suoi margini.