UE-Mercosur: la firma storica che ridisegna le rotte globali (con l’ombra di Trump)

Yuri Brioschi
09/01/2026
Interessi

L’attesa durata un quarto di secolo è finita. Oggi, 9 gennaio 2026, gli ambasciatori dei 27 Paesi dell’Unione Europea hanno dato il via libera definitivo alla firma dell’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay). La “palla” è passata velocemente tra i piedi della politica e, nonostante le barricate alzate fino all’ultimo dalla Francia e da una parte dell’Europa centrale, il pragmatismo economico ha prevalso. Aggirando anche quella regola non scritta della “falsa unanimità” che però non doveva mai scontentare Parigi e Berlino.

L’accordo, rimasto impolverato sulle scrivanie di Bruxelles per quasi 25 anni, sta prendendo improvvisamente vita. Se per decenni (da qualcuno ancora oggi) è stato visto come uno “spauracchio” per l’agricoltura europea, oggi rappresenta la pietra angolare di una nuova architettura commerciale.

La spinta di Donald Trump e il “Liberation Day”

Per capire come si sia arrivati a questa firma lampo dopo decenni di stallo, bisogna guardare oltreoceano. Il nome e la data sono quelli che avevamo già individuato: Donald Trump e il 2 aprile 2025. Quel “Liberation Day” e l’imposizione di dazi massicci da parte degli Stati Uniti hanno agito da catalizzatore. L’Europa, stretta nella morsa del protezionismo di Washington, ha capito di non poter più restare a guardare. La risposta di Bruxelles è stata compatta: diversificare per non soccombere.

Un tassello di un mosaico più grande: Canada, Messico e Indonesia

Il Mercosur non è un caso isolato. Questo trattato va a implementare e rafforzare una rete di accordi strategici che l’Unione Europea ha accelerato negli ultimi mesi. L’intesa si affianca al già operativo CETA con il Canada e al rinnovo degli accordi con il Messico (spesso sottovalutato, ma fondamentale per l’interscambio manifatturiero). A questo si aggiunge l’asse con l’Indonesia, cruciale per l’area del sud-est asiatico. Insieme, questi trattati formano un “corridoio preferenziale” che permette alle aziende europee di bypassare le barriere americane, creando un mercato alternativo che copre quasi tutti i continenti.

Materie prime ed energia: il vero tesoro del Mercosur

Oltre ai numeri del commercio (che vedono coinvolti circa 700 milioni di consumatori), il vero valore aggiunto dell’accordo odierno risiede nella sicurezza energetica e nelle materie prime critiche.

I Paesi del Mercosur sono giganti non solo agricoli, ma minerari:

  • Litio e Rame: Fondamentali per la transizione verde e l’industria automotive europea (Argentina e Brasile ne sono ricchissimi).
  • Idrogeno Verde: Il Sudamerica sta diventando l’hub mondiale per la produzione di energia pulita a basso costo.
  • Gas e Petrolio: In un’epoca di instabilità geopolitica, l’accesso privilegiato alle risorse energetiche di quest’area garantisce all’Europa un’indipendenza strategica che prima non aveva.7


I numeri della sfida: l’Italia e le clausole di salvaguardia

L’Italia ha giocato un ruolo decisivo. Il via libera italiano è arrivato grazie all’ottenimento di garanzie ferree: le clausole di salvaguardia sono state rafforzate. Se le importazioni di prodotti sensibili (carne bovina, pollame, zucchero) dovessero superare la soglia del 5% della produzione UE, scatteranno blocchi automatici. Inoltre, l’abbattimento dei dazi sui fertilizzanti aiuterà i nostri agricoltori a ridurre i costi di produzione, compensando la pressione della concorrenza sudamericana.

Un segnale politico oltre i numeri

Nonostante l’export verso gli USA (532 miliardi nel 2024) resti numericamente insostituibile rispetto ai volumi con il Mercosur e il Messico, il valore di questo accordo è simbolico e prospettico.

Firmando in Paraguay il prossimo 12 gennaio, l’Europa dichiara ufficialmente di non voler essere una vittima passiva della guerra commerciale tra titani. La strategia è chiara: a protezione si risponde con l’apertura; ai dazi si risponde con nuove rotte. Solo attraverso questa diversificazione — che unisce le praterie del Sudamerica alle miniere del Canada e alle fabbriche del Messico — l’UE può sperare di mantenere la propria rilevanza economica nel nuovo disordine mondiale.