L’Unione Europea che si espande ad occidente
L’ingresso del Canada nel programma Security Action for Europe (SAFE) potrebbe rappresentare l’inizio di un processo di adesione all’UE?
Vedere la foglia d’acero rossa, simbolo della nazione canadese, integrata nella bandiera dell’Unione Europea come emblema di un progetto politico condiviso resta un obiettivo ambizioso e per molti ancora “fantapolitica”. Tuttavia, con il passare degli anni e il mutare degli equilibri geopolitici, questa possibilità si sta facendo sempre più concreta. L’Unione Europea deve essere pronta a coglierla.
Dopo diversi negoziati con le istituzioni europee, il Canada diventerà il primo Paese extra-europeo a entrare nel programma SAFE (Security Action for Europe). Si tratta di un’iniziativa militare che prevede 150 miliardi di euro di prestiti destinati agli Stati membri, da utilizzare in modo congiunto per acquisire materiale di difesa, con particolare enfasi sull’industria europea. Il piano rientra nella più ampia strategia ReArm-Europe, avviata nel 2025.
Ma perché il Canada dovrebbe unirsi a un progetto militare esclusivamente europeo?
La ragione risiede nel cambiamento di atteggiamento degli Stati Uniti. Da quando Donald Trump è stato rieletto presidente nel 2024, ha assunto un tono sempre più aggressivo e prepotente nei confronti del vicino settentrionale. Trump ha pubblicato sui social mappe del Nord America in cui il Canada è inglobato nel territorio statunitense, ha definito l’ex primo ministro Justin Trudeau “governatore” del cinquantesimo Stato americano e ha dichiarato che il confine tra i due Paesi è del tutto artificiale. Oltre alle minacce e alle intimidazioni, il Canada si trova ora anche coinvolto in una guerra commerciale fatta di dazi e tariffe imposte dal suo principale alleato storico, sul quale aveva costruito gran parte della propria economia, strategia e sicurezza. Per questo motivo Ottawa sta cercando un nuovo partner più affidabile e duraturo, e lo ha individuato nell’Europa.
Il Canada è da sempre uno dei più stretti alleati dell’Europa: è membro osservatore del Consiglio d’Europa, ha stipulato diversi accordi di libero scambio con l’UE e nel 2025 è stato il primo Paese extra-europeo invitato al vertice dei leader della comunità politica europea tenutosi in Armenia. Il presidente francese Emmanuel Macron, in occasione della visita istituzionale del primo ministro canadese Mark Carney in Francia, ha definito il Canada «il più europeo dei Paesi non europei». Anche il presidente della Finlandia e il ministro degli Esteri francese hanno espresso giudizi positivi sull’ipotesi di un ingresso del Canada nell’Unione. Secondo sondaggi ufficiali, oltre il 40% dei canadesi vede con favore l’adesione all’UE, sentendosi sempre più minacciati dagli Stati Uniti.

Molti obiettano che l’articolo 49 del Trattato sull’Unione Europea impedirebbe l’ingresso del Canada, poiché prevede che solo Stati «europei» possano aderire. Tuttavia, il trattato non definisce mai cosa si intenda esattamente per «europeo». Già nel 1992 un documento della commissione europea intitolato “L’Europa e la sfida dell’allargamento” affermava che è impossibile dare una definizione rigida di «Stato europeo» e che tale status dipende da legami storici, culturali e geografici con il continente. Il Canada soddisfa pienamente i primi due criteri: è stato colonia francese e poi britannica, ha mantenuto un forte legame con l’Europa anche dopo l’indipendenza, è rimasto nella sfera d’influenza britannica attraverso il Commonwealth, ha combattuto in entrambe le guerre mondiali a fianco delle democrazie europee ed è membro della NATO. Dal punto di vista linguistico, culturale, istituzionale e di valori, il Canada è molto simile a molti Stati membri dell’UE.
L’unico ostacolo apparente è quello geografico, poiché il Canada si trova nel Nord America. Tuttavia, anche questa barriera può essere superata con la necessaria volontà politica. L’Unione Europea include già territori extra-europei: le isole caraibiche francesi e olandesi, la Guyana francese, le enclave spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco. Inoltre, Cipro è più vicina all’Asia e Malta all’Africa, eppure entrambe fanno parte dell’UE. Se si volesse essere ancora più rigorosi, si potrebbe notare che il Canada confina con la Francia attraverso l’arcipelago di Saint-Pierre e Miquelon. Il Canada rispetta già la maggior parte dei criteri di adesione: stato di diritto, tutela delle minoranze, democrazia liberale, sistema sanitario pubblico e un’economia avanzata e globalizzata.
L’ostacolo principale all’ingresso del Canada (e ad altri allargamenti) rimane il diritto di veto all’interno dell’Unione
Per superare questo problema, sarebbe necessario creare una nuova Europa a più velocità: un nucleo centrale formato dai Paesi fondatori e da quelli più disposti a cedere ulteriore sovranità, che darebbe vita a una vera federazione (i futuri “Stati Uniti d’Europa”); un secondo livello equivalente all’attuale Unione Europea, con Schengen e i trattati esistenti; e un terzo livello aperto a tutti gli Stati democratici che desiderano avvicinarsi, come Ucraina, Moldavia, Albania e, potenzialmente, il Canada.
Come ha affermato lo stesso primo ministro Mark Carney al Forum Economico Mondiale di Davos nel 2026: «Se non sei nel menu, sei in tavola». In un mondo dominato dalle superpotenze, anche il Canada deve scegliere: , all’interno di un quadro basato sul diritto internazionale, la cooperazione e il rispetto reciproco. L’eventuale ingresso del Canada nell’Unione Europea segnerebbe la fine definitiva della Dottrina Monroe, che dal XIX secolo imponeva agli Stati americani di rimanere nella sfera d’influenza statunitense, e darebbe inizio a una nuova visione geopolitica del continente americano fondata su collaborazione e rispetto.








