A Udine si chiude il 2025 del tour “Il coraggio dell’alternativa”

Redazione territori
11/12/2025
Appunti di Viaggio

Tra ottobre e dicembre 2025 ORA!, insieme a Radicali Italiani e +Europa, ha promosso un ciclo di incontri pubblici riuniti sotto il titolo “Il coraggio dell’alternativa”. Un tour nazionale che ha attraversato dieci città – da Bologna a Napoli, da Milano a Bari, fino a Udine – coinvolgendo complessivamente oltre duemila partecipanti. L’obiettivo non era costruire un racconto identitario o mobilitante in senso tradizionale, quanto piuttosto creare spazi di confronto su alcuni nodi strutturali della società italiana, affrontandoli in modo analitico e basato su dati.

A guidare gli incontri sono stati Michele Boldrin, segretario di ORA!, e Matteo Hallissey, presidente di+Europa e Radicali Italiani. Attorno a loro si è sviluppato un dialogo con ospiti provenienti dal mondo politico, accademico ed economico – tra cui Elsa Fornero, Beppe Sala, Vittorio Emanuele Parsi, Andrea Giuricin, Luciano Capone, Massimo Beccarello, Marco Panieri e tanti altri– chiamati a discutere non tanto visioni astratte, quanto scelte concrete di policy.

Il filo rosso che ha tenuto insieme le tappe del tour è stato quasi paradossale nella sua semplicità: dire l’ovvio, oggi, è diventato un atto radicale. Difendere i diritti umani, investire seriamente in scuola e università, puntare sulla produttività e sul futuro invece che sulla rendita non dovrebbero essere scelte “coraggiose”. Eppure lo sono, in un clima politico che spesso preferisce la retorica alla complessità.

Questioni diverse, ma legate da un trait d’union comune: la difficoltà italiana ed europea ad affrontare i cambiamenti con strumenti adeguati, preferendo spesso risposte difensive o simboliche. Il taglio degli incontri è stato volutamente pragmatico, rivolto a evidenziare limiti e possibilità di riforma, senza ricorrere a semplificazioni o linguaggi oppositivi.

Udine, università e territorio: il nodo dello sviluppo

La tappa conclusiva di Udine, ospitata il 7 dicembre al Centro Culturale delle Grazie, ha dato continuità a questo impianto, concentrandosi sul rapporto tra università e territorio. Il titolo dell’incontro, “Università e territorio: sinergia o separazione?”, ha posto al centro una questione particolarmente rilevante per il Friuli Venezia Giulia, regione spesso percepita come periferia del Paese ma, per collocazione e storia, potenzialmente “centro d’Europa”.

Al dibattito hanno partecipato, oltre a Boldrin e Hallissey,Piero Petrucco, CEO di I.CO.P., e Federico Pirone, assessore all’Istruzione e alla Cultura del Comune di Udine. Dal confronto è emersa una lettura condivisa: il sistema universitario italiano tende a essere uniforme e poco competitivo, con una debole integrazione con il tessuto produttivo locale. In contesti come quello friulano, questo rischio è particolarmente evidente: formare competenze che poi faticano a trovare sbocco sul territorio significa alimentare l’emigrazione dei giovani più qualificati.

L’idea di “periferia d’Italia, centro d’Europa” è diventata così una chiave interpretativa anche per il ruolo dell’università. Da un lato la necessità di rafforzare l’autonomia degli atenei, dall’altro quella di renderli più aperti alle imprese, ai percorsi di tirocinio, ai servizi di orientamento e job placement. Un approccio che guarda ai modelli europei e internazionali, in cui l’università è parte attiva dello sviluppo regionale e non un’istituzione separata dal contesto economico e sociale.

“Il coraggio dell’ovvio”, Udine 07/12

La partecipazione numerosa, con una presenza significativa di studenti e giovani professionisti, ha confermato l’interesse verso un confronto concreto sui temi di lavoro, formazione e prospettive future. In questa direzione si inserisce la volontà, annunciata dagli organizzatori, di proseguire il percorso nel 2026 con nuove tappe e nuovi interlocutori.

Il 2025 del tour “Il coraggio dell’alternativa” si chiude dunque a Udine, ma lascia aperto un metodo: discutere di scelte strutturali con uno sguardo nazionale ed europeo, partendo dai territori e dalle loro specificità, senza rivendicazioni di appartenenza ma con l’ambizione di rendere il dibattito pubblico più informato e aderente alla realtà.