Ucraina, Palestina e una contraddizione che non possiamo più ignorare

Andrea Maniscalco
17/12/2025
Poteri

C’è una cosa che, negli ultimi mesi, continuo a notare nel dibattito pubblico europeo – e soprattutto in una certa area della sinistra – e che sinceramente faccio fatica a capire.
Mi riferisco a quelle persone che si dichiarano convintamente pro Ucraina e, allo stesso tempo, pro Pal. Una posizione che viene spesso presentata come coerente, umanitaria, “dalla parte degli oppressi”. Ma più la osservo, più mi sembra esattamente il contrario: una contraddizione politica e morale profonda.

Lo dico chiaramente: se si sostiene l’Ucraina perché è uno Stato aggredito, una democrazia sotto attacco, un popolo che difende la propria autodeterminazione, allora non ha alcun senso non sostenere Israele e il diritto del popolo ebraico a esistere e autodeterminarsi.

Il principio è lo stesso. O vale sempre, o non vale mai.

L’autodeterminazione non è un concetto “a simpatia”

Quando parliamo di Ucraina, giustamente, usiamo parole molto nette: invasione, aggressione, violazione del diritto internazionale, imperialismo russo. Nessuno – o quasi – mette in discussione il fatto che Kyiv abbia il diritto di difendersi e di decidere il proprio futuro.

Ma allora mi chiedo: perché questo principio smette improvvisamente di valere quando si parla di Israele?

Israele è uno Stato riconosciuto, membro delle Nazioni Unite, con confini, istituzioni, elezioni, una Corte Suprema, una stampa libera. È nato da un processo storico e internazionale che aveva un obiettivo chiaro: garantire l’autodeterminazione a un popolo che per secoli non ne aveva avuta alcuna, e che era appena sopravvissuto alla Shoah.

La Palestina, invece, oggi non è uno Stato nel senso pieno del termine. Non ha un’autorità unica, non ha confini definiti e una parte rilevante del suo territorio è governata da Hamas, un’organizzazione terroristica che non riconosce Israele e che usa sistematicamente la violenza contro i civili.

Dire questo non significa “negare le sofferenze dei palestinesi”. Significa non raccontarsi favole.



Due conflitti, stessa linea di frattura

Un altro elemento che spesso viene ignorato è il contesto geopolitico.
Ucraina e Israele non sono due conflitti scollegati: sono due fronti diversi della stessa sfida globale.

In Ucraina c’è la Russia di Putin, un regime autoritario che reprime il dissenso, invade i vicini e vuole riscrivere l’ordine europeo.
In Medio Oriente c’è Israele, circondato da nemici – statali e non – che rifiutano apertamente i valori occidentali e che sono spesso finanziati o sostenuti dagli stessi nemici dell’Occidente.

  • Hamas è sostenuta dall’Iran.
  • L’Iran è alleato strategico di Mosca.
  • Mosca, a sua volta, usa la delegittimazione di Israele come strumento politico e propagandistico anche in Europa.

Davvero pensiamo che tutto questo sia casuale?

Diritti umani: guardarli tutti, non solo quelli comodi

C’è poi il tema dei diritti umani, usato molto spesso in modo selettivo.
In Ucraina vediamo deportazioni, repressione, distruzione sistematica dell’identità nazionale.
In Israele, nonostante una guerra durissima, esistono minoranze che votano, giudici indipendenti, opposizione politica.

A Gaza, sotto Hamas, non esistono libertà politiche, le donne non sono libere, gli oppositori vengono eliminati, le persone LGBTQ+ perseguitate. Eppure su questo si tace, o si minimizza.

Difendere i diritti umani non significa schierarsi automaticamente con chi si definisce “più debole”. Significa difendere sistemi che riconoscono l’individuo come titolare di diritti, anche quando sono imperfetti.

L’Europa deve scegliere la coerenza

Io credo che un’Europa che voglia definirsi davvero liberale non possa permettersi ambiguità.
Non possiamo difendere il diritto internazionale a Kyiv e relativizzarlo a Tel Aviv.
Non possiamo parlare di autodeterminazione solo quando politicamente conviene.

Sostenere Israele non significa giustificare ogni decisione del suo governo, così come sostenere l’Ucraina non significa idealizzarla. Significa, però, scegliere da che parte stare in un mondo sempre più diviso tra democrazie liberali e sistemi autoritari. E oggi, piaccia o no, Ucraina e Israele stanno dalla stessa parte.