Trump rilancia bufale contro Leonardo SpA. Friedman: “Il governo Meloni condannerà?”
Donald Trump ha rilanciato una vecchia teoria del complotto sulle elezioni presidenziali americane del 2020, e lo ha fatto tirando in ballo anche un’azienda italiana: Leonardo, il grande gruppo che lavora soprattutto nel settore della difesa e dell’aerospazio. È una storia che online circola da anni negli ambienti MAGA, viene ripescata a ondate e ogni volta ritorna con qualche dettaglio nuovo, ma senza che siano mai emerse prove credibili.

A mettere subito a fuoco il livello della vicenda è intervenuto anche il giornalista Alan Friedman, che vive e lavora in Italia: “Una fantasia pazzesca e lunatica, che immaginiamo il governo Meloni condannerà subito in una dichiarazione oggi.” Accadrà?
Cosa è accaduto questa volta
Questa volta Trump ha condiviso (su Truth Social, tramite uno screenshot) un post pubblicato su X dall’account “The SCIF”. Il testo sostiene che una certa Maria Zack avrebbe “testimoniato” su un’operazione internazionale di frode elettorale: ci sarebbero di mezzo Barack Obama, la CIA, l’FBI, la Cina, trasferimenti di denaro e “operativi” tra Italia e Svizzera. Il passaggio più rilevante – e anche il più utile alla logica del complotto – è quello che chiama in causa Leonardo, perché attribuisce a “funzionari italiani” dell’azienda l’uso di satelliti militari per hackerare macchine elettorali negli Stati Uniti e “ribaltare” voti da Trump a Biden, tramite presunti strumenti sviluppati dalla CIA con nomi che ricorrono spesso in queste narrazioni, come “Hammer” e “Scorecard”.
Chi segue da tempo questo filone lo riconosce subito: è la versione aggiornata di una teoria nota online come “Italygate” o “#ItalyDidIt”, che aveva avuto una certa circolazione tra fine 2020 e l’inizio del 2021. L’idea di base è che la sconfitta di Trump non sia stata “reale”, ma prodotta da un sabotaggio tecnologico guidato da apparati oscuri e aiutato da pezzi di governi stranieri. L’Italia, in questo racconto, compare spesso perché è un alleato comodo da evocare: abbastanza vicino agli Stati Uniti da sembrare plausibile, abbastanza “lontano” per permettere qualsiasi insinuazione.
Su questo punto è utile esplicitare chi sia la persona chiamata in causa nel post rilanciato da Trump. Maria Strollo Zack è una figura ricorrente nella genealogia di “Italygate”: Reuters la indicò come chair (presidente) dell’organizzazione statunitense Nations in Action, quella che nel gennaio 2021 diffuse un comunicato sostenendo — senza basi verificabili — che un esperto IT legato a Leonardo avesse interferito con le presidenziali usando sistemi informatici e satelliti militari.
Una teoria riciclata che non regge alle verifiche
Negli anni, la storia ha preso forme diverse ma con ingredienti molto simili. Un pezzo ricorrente è la citazione di dichiarazioni e documenti attribuiti a persone presentate come legate a Leonardo, in particolare l’“affidavit” attribuito ad Arturo D’Elia e rilanciato in innumerevoli versioni social. Un altro elemento quasi fisso è la dimensione “tecnologica”: satelliti, centri di trasmissione, snodi in Italia (spesso viene nominata Pescara), e poi strumenti “segreti” che dovrebbero rendere possibile un ribaltamento invisibile dei risultati. È un tipo di narrazione che funziona perché somiglia a un thriller: mette insieme nomi potenti, dettagli tecnici e un grande colpevole collettivo, il “deep state”.
Il problema è che quando queste accuse sono state sottoposte a verifiche giornalistiche e istituzionali, non hanno retto. Reuters, già nel 2021, ricostruì la diffusione di “Italygate” e concluse che non esisteva alcuna evidenza legittima di un’interferenza di Leonardo nelle elezioni USA del 2020; e spiegò anche come alcune “prove” circolate online fossero contraddette da atti e cronologie verificabili, oltre che smentite da fonti legali e aziendali.
Per l’Italia, però, questa storia ha un ulteriore aspetto molto concreto: non è solo “folklore social”. Negli ultimi anni le accuse contro Leonardo sono entrate anche nel perimetro giudiziario. A Roma quattro persone sono finite a processo per diffamazione in concorso in relazione alla diffusione di documenti ritenuti falsi che chiamavano in causa Leonardo e un suo dipendente nel presunto hackeraggio delle elezioni americane; Leonardo è indicata come persona offesa nel procedimento. Il Corriere della Sera ha raccontato la vicenda in termini simili, ricostruendo la genesi della bufala e il suo tentativo di accreditamento.

Perché il rilancio di Trump conta anche sul piano industriale
È anche per questo che il rilancio di Trump non va letto solo come una stramberia da social. Leonardo è un gruppo strategico, con relazioni industriali e istituzionali complesse, e quando una figura politica americana di primo piano amplifica accuse infondate che la riguardano, l’effetto non è tanto quello di “convincere” i lettori più scettici, quanto di rimettere in circolo un sospetto. Il punto, in questi casi, non è dimostrare: è insinuare.
E qui si può aggiungere un livello di lettura “andreottiano”, nel senso del vecchio adagio “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”: queste continue illazioni contro un grande campione europeo della difesa arrivano in una fase in cui, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, l’amministrazione Trump sta mostrando irritazione verso le ambizioni europee di comprare più “in casa” e di rafforzare una base industriale autonoma. Il desiderata trumpiano è noto: l’Europa deve sì spendere di più in difesa, ma senza ridurre la quota di acquisti dall’industria americana, anzi aumentandola. Reuters ha raccontato le obiezioni statunitensi alle spinte europee per preferenze “buy European”, e Bloomberg ha riportato pressioni in quella direzione.
In fondo la forza di “Italygate” non è mai stata nelle prove, ma nella sua utilità politica. Serve a raccontare una sconfitta come un furto, e a spostare la discussione dal terreno più noioso – i numeri, le sentenze, le verifiche – a quello più emotivo di un complotto globale. Che poi, ogni tanto, quel complotto globale debba passare da un satellite italiano o da una grande azienda italiana, è un dettaglio secondario. Per chi lo racconta, l’importante è che la storia continui a girare.








