Per Trump la libertà è un effetto collaterale. Chi sarà la prossima vittima del suo imperialismo?
La destituzione di Maduro rappresenta la fine di una dittatura atroce, che si è macchiata di gravi violazioni dei diritti umani, ampiamente documentate dall’ONU e dalla Corte Penale Internazionale.
In queste ore, il popolo venezuelano riempie le strade, festeggiando per la caduta di un regime criminale che lo ha oppresso e impoverito. E’ ipocrita l’atteggiamento di chi per opportunismo si gira dall’altra parte di fronte a questo, fingendo che quello di Maduro fosse un governo legittimo. La libertà non ha colore politico.
Trump non è un liberatore
Il problema è che a Trump della libertà non importa assolutamente nulla, né in casa propria, né tantomeno all’estero. Emblematico di ciò il fatto che abbia lanciato l’operazione “Absolute Resolve” senza nemmeno informare preventivamente il Congresso, agendo come un uomo solo al comando.
Durante la successiva conferenza stampa, Trump non menziona la democrazia, ma nomina ben 27 volte il petrolio. . Con il suo atteggiamento da sempre fuori dagli schemi, Trump è limpido, cristallino sui suoi obiettivi: non li maschera dietro ad una missione di ’”esportazione della democrazia”. Ha esplicitamente dichiarato che la sua intenzione è “gestire” il Venezuela, per riportare le grandi compagnie petrolifere statunitensi a controllare i maggiori giacimenti mondiali. Infatti, Trump sostiene che, con le nazionalizzazioni dell’era Chavez, il regime socialista abbia “rubato” l’industria petrolifera costruita nel tempo con tecnologia e investimenti americani.
L’attuale Presidente degli Stati Uniti agisce dunque in modo aperto per quello che è: un imperialista assetato di ricchezza e potere, un predatore, che non si ferma di fronte a nulla e che sta contribuendo attivamente a fondare il nuovo ordine mondiale sulla legge del più forte. Spiazza il mondo intero, perché lo fa alla luce del sole, abbattendo ogni canone diplomatico.

Dottrina Monroe o Dottrina Trump?
Il Presidente Maduro non è stato destituito in quanto dittatore, bensì in quanto capo di un governo non allineato agli interessi di Washington, in nome della Dottrina Monroe, revisionata e applicata alle ambizioni egemoniche di Trump.
Perché, per Trump, la libertà dei popoli non è l’obiettivo, ma un semplice “effetto collaterale” temporaneo di azioni spregiudicate e pericolose che hanno tutt’altri fini.
E’ grave che ci sia chi argomenta a suo favore, citando l’interventismo statunitense nella Seconda guerra mondiale contro la Germania nazista.
La politica nostrana si divide tra chi afferma che “i venezuelani festeggiano, quindi non ci si può permettere di dire nulla” e chi sostiene in modo squallido e vergognoso che Maduro in fondo non fosse poi tanto male, perché frutto “di libere elezioni e autodeterminazione” del popolo venezuelano, pretendendo con arroganza di insegnare ai cittadini venezuelani stessi la storia del Venezuela.
Sono false entrambe le versioni, ovviamente
Parte del popolo venezuelano scende in strada a celebrare la fine di una sanguinaria dittatura durata 27 anni, come chiunque farebbe. Ma questo non necessariamente indica un lieto fine. È sufficiente ricordare, ad esempio, le manifestazioni di sostegno da parte della popolazione che accompagnarono l’intervento degli USA contro Saddam Hussein in Iraq nel 2003. Ci vuole una grande ingenuità e carenza di visione di lungo periodo per limitarsi ai festeggiamenti, quando viene posta in essere un’azione contra legem.
Il problema è che il Tycoon è pronto a usare la forza militare per trasformare in una colonia americana qualsiasi Stato che non lo assecondi, democratico o meno, rovesciando le Nazioni Unite e l’intero sistema del diritto internazionale. E lo rende palese, senza aspettare neanche due giorni : “agli USA serve la Groenlandia per motivi di difesa”.
Sarà quella la prossima vittima? E poi? A chi toccherà?
Un territorio sotto la sovranità di uno Stato Nato (la Danimarca)? Si tratta davvero soltanto di una provocazione per distogliere i suoi elettori dal caso Epstein, o c’è di più?
Nessun inquilino della Casa Bianca ha mai osato tanto, neanche a parole.
In un mondo sempre più in crisi, l’unica certezza è che l’Europa continua a non essere mai della partita. Siamo un pesciolino rosso in un mare di squali, unici pacifisti in un tempo in cui l’Onu è cerebralmente morto (vittima dell’anacronismo delle sue istituzioni) e a farla da padrone sono superpotenze governate da despoti imperialisti (o aspiranti tali).
L’attacco di Trump al Venezuela è solo l’ennesimo campanello d’allarme: non possiamo continuare ad ignorare la realtà e a fingere che nulla ci riguardi, che la democrazia e la libertà siano qualcosa di naturale e ineliminabile dal nostro continente, che possa esistere la spesa in welfare senza quella in sicurezza, la “pace” come alternativa alla deterrenza militare.
Che cosa dobbiamo fare noi europei?
All’Unione Europea serve un’unica difesa, un’unica voce chiara in politica estera, Istituzioni politiche che siano in grado di decidere davvero.
Le serve potersi permettere di condannare all’unanimità chi viola le regole della convivenza tra Stati, anche se si tratta del Presidente degli Stati Uniti d’America.








