La libertà negata. Il 24 settembre a Roma parliamo di come sbloccare i trasporti
Le foto dei passeggeri in fila nell’inutile attesa di un taxi sono ormai famose in tutto il mondo.
I dati sulle ore perse nel traffico sono impietosi: 71 all’anno secondo alcune misurazioni, 103 secondo altre, in ogni caso troppe.
Il bollettino degli incidenti letali continua purtroppo a riempire le pagine di cronaca locale. Spesso sono tragedie causate da guidatori che non avevano alternative a usare l’auto privata anche se erano stanchi o poco lucidi.
Tutti i romani soffrono per questa situazione patologica, ma in pochi hanno il coraggio di proporre una cura.
Mercoledì 24 settembre, allo Scout Center, proveremo a riunire alcuni di loro.

Gli ospiti
Anzitutto incontreremo gli NCC e il loro avvocato Pietro Troianello, che li ha rappresentati negli incontri col Ministero dei Trasporti e in una serie di controversie col Comune di Roma.
Avremo poi con noi i promotori di Muoviti Italia, una piattaforma nata da un’idea di Andrea Giuricin per dare finalmente il via libera a Uber e alle aziende rivali che offrono lo stesso servizio.
Spostandoci dalla strada alla ferrovia, infine, abbiamo invitato il comitato dei pendolari della Roma-Lido (che con scarso senso del ridicolo è stata ribattezzata “Metromare”) e gli ideatori del progetto Metrovia.
Speaker pragmatici
Tutti gli speaker che abbiamo invitato hanno una caratteristica in comune: propongono soluzioni che si possono attuare in breve tempo e a basso costo.
Altre partite, come la messa a gara del servizio degli autobus svolto dall’Atac, sono altrettanto giuste politicamente ma più lunghe e complesse tecnicamente.
Già solo aprire al trasporto privato non di linea (“Uber”) e rendere efficienti i treni spalancherebbe un mondo di libertà, di opportunità e di sicurezza a chi vive nella Capitale.
E in un contesto che, ci piaccia o no, è segnato dal crescente accanimento contro l’auto privata (dal codice della strada di Salvini alla maxi ZTL della regione Lazio, dalle strisce blu della giunta Gualtieri all’offensiva contro i motori termici della vecchia Commissione von der Leyen), dobbiamo conquistarci queste opportunità prima che sia troppo tardi.
Che cosa c’è di “europeista”?
Qualcuno si chiederà: perché un giornale che di solito tratta di grandi temi internazionali o di remoti eventi storici dovrebbe interessarsi dei trasporti a Roma?
La domanda è legittima e merita una risposta dettagliata.
La comunità europea è nata come una forza liberatrice. Se un singolo cittadino aveva un’esigenza, e uno stato gli impediva di soddisfarla, la comunità europea gli restituiva la libertà che lo stato gli aveva negato.
È grazie alla comunità europea se possiamo vendere e comprare quello che vogliamo senza dazi e senza restrizioni.
È grazie alla comunità europea se possiamo andare a vivere dove vogliamo, anche in un paese che in passato era stato in guerra con il nostro, senza chiedere il permesso a nessuno.
È grazie alla comunità europea se le compagnie low-cost di aerei e di pullman hanno potuto operare accanto a quelle tradizionali, permettendo ai meno abbienti di viaggiare più spesso e verso mete più lontane.
È grazie alla comunità europea se durante l’epidemia di Covid tutti i paesi hanno potuto procurarsi mascherine, ventilatori e materiale sanitario, non solo quelli che li producevano. Milioni di nostri cari sono ancora vivi solo per questo.
La rivoluzione nei servizi locali
Ed è grazie alla comunità europea se si è ribaltato il modello di gestione dei servizi pubblici locali.
Ormai di base deve essere il mercato ad offrirli. Se invece il Comune vuole fornirli in prima persona, deve motivarlo con un documento che dimostri come la gestione comunale assicurerebbe meglio la loro universalità (nessun limite geografico), la loro accessibilità (basso prezzo) e la loro efficienza (nessuno spreco di tasse pubbliche).
Ora, nel caso del trasporto a Roma è pressoché impossibile dimostrare che i taxi con licenza comunale, da soli, offrano un servizio più universale, accessibile ed efficiente rispetto a un sistema che includa anche Uber e i suoi concorrenti.
Sarebbe arduo dimostrarlo anche per le tratte ferroviarie urbane affidate a un monopolista pubblico (Cotral o Ferrovie Laziali) e finora è fallito ogni tentativo di dimostrarlo per gli autobus di Atac.
Dunque la situazione a Roma è in contrasto col diritto europeo e con i suoi princìpi di elementare buonsenso.
Vincere la battaglia sui trasporti a Roma significa far trionfare il meglio dell’europeismo.
Contro le sbandate repressive di Bruxelles
Anche perché, man mano che noi europei invecchiamo e ci sentiamo smarriti in un mondo che non controlliamo più, il nostro bisogno di essere protetti prevale sulla nostra voglia di essere liberi.
Così, purtroppo, le istituzioni europee hanno iniziato a fare anche il contrario di quello per cui erano nate: hanno imposto divieti arbitrari per salvarci e a volte persino per educarci.
Laddove lo stato avrebbe lasciato libero il cittadino, l’Europa gli ha imposto di non farlo.
L’obbligo di auto elettrica dal 2035 è stato solo il caso più eclatante. Ma pensiamo al regolamento GDPR sulla privacy, che ha ucciso in pochi mesi tutta la ricerca europea sulla data science.
Pensiamo al tentativo (per fortuna respinto) di setacciare e multare per violazione del diritto d’autore i singoli video, storie e post che pubblichiamo sui social.
Pensiamo alla proposta di etichettare le bottiglie di vino come i pacchetti di sigarette. O a quella di mettere il “semaforo” sulle confezioni di cibo, per distinguere tra cibo sano o malsano senza riguardo per come e quanto ne viene cucinato.
Già solo il fatto che si stia discutendo se introdurre il controllo delle chat con la scusa della pedofilia (un obbrobrio già rigettato dal Parlamento Europeo due anni fa) dovrebbe amareggiarci e preoccuparci.
Tornare allo spirito autentico
L’Europa è nata come una forza liberatrice, che dava fiducia all’ingegno e alla responsabilità degli europei. In parte continua ad esserlo.
Più valorizzeremo questo suo spirito originario, più riusciremo a ricacciare nell’ombra le inquietanti tendenze repressive e paternaliste che talvolta emergono nell’Unione.









