La trappola delle materie prime: l’Italia del riciclo rischia di bloccarsi sul più bello
C’è un paradosso tutto italiano che rischia di costarci carissimo nei prossimi anni. Da un lato siamo i primi della classe in Europa per riciclo dei rifiuti, dall’altro la nostra industria manifatturiera continua a dipendere disperatamente dall’estero. L’Italia importa oggi più dell’80% delle sue materie prime vergini. Una vulnerabilità sistemica che, in un mondo segnato da tensioni geopolitiche e catene di fornitura fragili, rappresenta una vera e propria spina nel fianco per il nostro Prodotto Interno Lordo.
La soluzione teorica sarebbe già a portata di mano: l’economia circolare. Eppure, proprio mentre dovremmo accelerare, la nostra filiera del riciclo è entrata in una fase di forte sofferenza.
Nonostante l’eccellenza tecnologica dei nostri impianti, le aziende del riciclo si trovano strette in una morsa. Da una parte i costi energetici e di gestione restano altissimi; dall’altra manca la domanda interna di “materie prime secondarie” (i materiali derivati dal riciclo). Molte aziende preferiscono ancora acquistare materie prime vergini perché costano meno e presentano meno ostacoli burocratici.
Per uscire da questa palude, non bisogna potenziare il riciclo dei nostri rifiuti ma renderlo economicamente sostenibile.
Un mercato unico europeo delle materie prime secondarie, ad esempio, potrebbe aiutare il settore, standardizzando le regole e le certificazioni a livello UE per permettere a questi materiali di circolare liberamente e competere ad armi pari con le risorse vergini.
Incentivi fiscali strutturali con l’introduzione di sgravi per le imprese che scelgono di sostituire le materie vergini con quelle riciclate, creando un reale vantaggio competitivo. Altro tassello da tenere sotto stretta osservazione è la questione delle miniere urbane, rappresentate dai RAEE.
Se c’è un settore in cui questa partita diventa vitale, è quello dei RAEE (i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Smartphone dismessi, vecchi computer, elettrodomestici e pannelli solari a fine vita sono, a tutti gli effetti, le nostre nuove miniere.
All’interno dei RAEE si nascondono le materie critiche e le terre rare (come litio, cobalto, neodimio, silicio ecc), elementi fondamentali per costruire pale eoliche, fotovoltaico, batterie dei veicoli elettrici e microchip.
Senza queste materie, la transizione energetica italiana semplicemente non può esistere. Continuare a importarle da paesi extra-UE (spesso in condizioni di quasi-monopolio, come nel caso della Cina) ci condanna a una nuova dipendenza energetica, identica a quella che avevamo per il gas e il petrolio. Estrarre questi materiali dai nostri stessi rifiuti non è più solo una scelta ecologica, ma una priorità strategica di sicurezza nazionale.
Sostenere la filiera del riciclo rendendola economicamente sostenibile è fondamentale.
L’economia circolare non può reggersi solo sulla buona volontà dei cittadini che differenziano i rifiuti a casa. Ha bisogno di un’infrastruttura industriale solida e redditizia. Sostenere il settore del riciclo oggi significa proteggere le fabbriche italiane domani.
Se non si interviene subito per stabilizzare la filiera, dare valore ai materiali riciclati e sbloccare il potenziale dei RAEE, rischiamo di rimanere un’eccellenza a metà: campioni nel riciclare i rifiuti, ma costretti a guardare gli altri costruire il futuro con le nostre stesse risorse.









