Testardamente disuniti

testardamente disuniti
Marco Ghini
25/06/2026
Appunti di Viaggio

Uno dei tratti comuni di noi centristi, anzi forse il tratto caratteristico, è l’europeismo.

L’Europeista è il nome stesso di questa testata. Più chiaro di così!

C’è chi è più liberale e chi più socialista, chi più progressista e chi più conservatore, chi di ispirazione cattolica e chi aconfessionale; ma sull’europeismo, sull’istanza federalista europea, non si scherza. È una questione identitaria. Se “centro” è il nostro nome, federalisti è il cognome. La nostra famiglia.

Come federalisti europei chiediamo agli Stati membri dell’UE, con accorati appelli, di superare le proprie diversità, unendosi in un vero e proprio Stato federale, e non più in una semplice realtà di cooperazione sovranazionale, per contare davvero nel mondo. Perché si conta solo uniti. Bisogna costruire ponti e non muri.

Allo stesso modo, rivendichiamo con orgoglio la nostra attitudine a sostenere sempre con slancio i governi “unitari” del Presidente (Dini, Monti, Draghi). Per noi sono i governi migliori di sempre, anche se nati in circostanze gravi; sventoliamo l’agenda Draghi che manco i comunisti con il libretto rosso di Mao. Ci sentiamo quasi padri e madri della “maggioranza Ursula”, che ha raggruppato al centro i partiti moderati escludendo i populisti. Unire (al centro), ma unire.

Dopotutto, la nostra non è una semplice scelta di posizionamento, ma una profonda convinzione metodologica e culturale: la necessità storica del moderatismo. Nell’attuale contesto segnato da una grave crisi della politica, il vero spartiacque del nostro tempo non è più ideologico nel senso classico (destra contro sinistra), ma si gioca nella sfida decisiva tra moderatismo e populismo. E allora occorre unire i moderati, secondo lo stesso metodo: ponti, non muri.

Dobbiamo superare il bipopulismo, ci ricorda sempre Calenda.
Sarebbe bello, di più, sarebbe importante e pure efficace.
La stragrande maggioranza dell’elettorato è intrinsecamente moderata – suddivisa tra inclinazioni più progressiste o conservatrici, certo, ma pur sempre moderata. Quella dei moderati sarebbe l’unica forza capace di governare la complessità senza sfasciare le istituzioni, a patto che la politica sappia offrirle un tetto sotto cui unirsi.

Siamo federalisti per identità, per vocazione. Siamo unitaristi con orgoglio: per noi è una medaglia sul petto.

Chissà se arriverà mai il giorno in cui noi centristi avremo il coraggio di guardarci allo specchio e accorgerci della nostra incoerenza. Siamo totalmente incapaci di federarci sotto un unico partito o in una coalizione stabile. Chiediamo a Francia e Germania di cedere quote della propria sovranità storica, ma guai a fare noi lo sforzo di cedere un millimetro di sovranità personale. Sempre unire al centro, ma mai unirsi al centro.

Forse per questo critichiamo tanto il campo largo per essere “testardamente unitario”: siamo semplicemente invidiosi.
Noi centristi, più modestamente, siamo testardamente disuniti.
E infatti non contiamo niente.
Contenti noi.

E infatti no, non siamo contenti.

Per questo dobbiamo sperare che iniziative come quelle di Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli riescano finalmente a farci diventare grandi.

All’incontro del 15 giugno 2026 a Milano hanno partecipato (solo per dirne alcuni) Calenda, Picierno, Monti, Cottarelli, Marattin, Gualmini: questi nomi sono lo spauracchio dei populisti e degli antifederalisti. Vederli insieme, almeno per un giorno, mi permette di bilanciare lo sconforto che mi ha dato vedere in questi giorni la foto con Scanzi, Travaglio, Di Battista, Sommi, Gomez e Orsini al PaperFest di Carrara.

Noi centristi e moderati siamo alternativi a costoro. Ma l’alternativa non può fermarsi alla testimonianza o all’estetica di una foto di gruppo. Per essere credibili, il passaggio da “comitato promotore” a soggetto politico deve poggiare su un cambio radicale di metodo. La federazione dei federalisti richiede contendibilità interna e una infrastruttura culturale comune. Europeisti.eu può diventare lo spazio in cui le diverse anime imparano a fare sintesi sui dossier concreti, anziché dividersi sui personalismi. Se ci riuscissimo, potremmo anche attirare quell’elettorato moderato che oggi sceglie l’astensione.

Il 18 luglio 2026 a Roma si terrà la prima Assemblea Nazionale del Comitato Promotore di Europeisti.eu. Proviamoci.