Quella “strana” abitudine russa a colpire gli ospedali pediatrici
Dal missile su Okhmatdyt la guerra alla sanità ucraina colpisce il futuro demografico del Paese, fra crollo delle nascite ed esodo di giovani donne.
L’alba dell’8 luglio 2024 era già insonne a Kyiv. Dalla notte precedente una ondata di attacchi alla capitale ucraina aveva tenuto svegli i suoi abitanti e accesa la sirena.
Alle 09:52 suona ancora una volta
Alle 10:42, cinquanta minuti dopo, un missile da crociera russo Kh-101 colpisce il complesso pediatrico Okhmatdyt di Kyiv, il più grande ospedale per bambini dell’Ucraina.
Centra il blocco di tossicologia e dialisi pediatrica, provoca il crollo di parte del tetto, manda in frantumi i vetri delle corsie con centinaia di bambini ricoverati in tutti i plessi circostanti. Muoiono due donne adulte, una educatrice pediatrica la cui identità non è confermata e la Dottoressa Svitlana Lukyanchuk, 30 anni, nefrologa pediatrica originaria di Lviv.
Altre 16 persone rimangono ferite e fra queste 7 sono minori, secondo il Ministero dell’Interno ucraino e Medici senza Frontiere. Al momento dell’attacco ci sono 627 bambini in ospedale, 94 di questi saranno trasferiti d’urgenza in altre strutture di Kyiv. Le immagini dei medici che evacuano i piccoli pazienti ancora attaccati alle flebo, dei letti trascinati tra le macerie e dei volontari che scavano a mani nude trasformano l’attacco in un simbolo della vulnerabilità estrema dell’infanzia in un Paese sotto i missili.

Che cos’è Okhmatdyt
Okhmatdyt è il centro di riferimento nazionale per oncologia pediatrica, trapianti e patologie rare: colpirlo significa interrompere cure non trasferibili altrove, spostare in emergenza piccoli pazienti complessi e trasformare un santuario di protezione dell’infanzia in uno spazio esposto alle intemperie della guerra.
Due anni prima, il 9 marzo 2022, un bombardamento russo aveva colpito l’ospedale pediatrico n. 3 di Mariupol. In quattro anni di guerra di aggressione sono stati documentati attacchi a reparti materno-infantili e ospedali pediatrici in varie regioni, come la maternità di Vilniansk, nell’oblast di Zaporizhzhia, dove il neonato Serhii, figlio di Mariia Kamianetska, è stato ucciso da un missile nel novembre 2022.
La scorsa notte, 13 gennaio, l’ultimo esempio in ordine cronologico: un drone ha centrato un sanatorio per bambini nel distretto Shevchenkivskyi, Kharkiv
Per madri e figli la guerra alla sanità pediatrica è un’esperienza quotidiana. A Okhmatdyt l’attacco ha interrotto cicli di chemioterapia e trapianti di midollo, costringendo a trasferire pazienti immunodepressi in strutture meno attrezzate o in reparti improvvisati nei sotterranei. Nelle città vicine al fronte la pediatria si è spostata nei bunker, con visite e vaccinazioni irregolari, difficoltà di refrigerazione dei farmaci e lunghi spostamenti sotto le sirene per raggiungere i pronto soccorso ancora operativi.
Sul fronte della maternità l’ONU e varie organizzazioni registrano un aumento di complicazioni in gravidanza e parto: aumentano le nascite premature, aumentano i cesarei d’emergenza, minore regolarità nelle cure prenatali, qui un triste eccetera.

Il dramma degli attacchi ai cuori pediatrici del paese
Le Nazioni Unite dell’UNFPA avvertono che gli attacchi a maternità e centri nascita stanno mettendo direttamente a rischio donne e neonati in un contesto in cui le strutture rimaste attive lavorano al limite delle capacità, mentre il personale sanitario – in quasi totalità donne – è costretto a lavorare sotto stress prolungato. La mortalità materna è aumentata del 37%, aumentano anche le complicazioni in gravidanza come le rotture d’utero, del +44%.
UNFPA sottolinea che oltre 80 strutture di maternità e neonatologia sono state danneggiate o distrutte, su più di 2.700 strutture sanitarie colpite complessivamente, “gli attacchi costringono le donne a partorire in condizioni sempre più pericolose”, in aperta violazione della protezione che il diritto internazionale garantisce ai servizi di maternità.
Tutto questo si innesta su una fragilità demografica preesistente. Già nel 2021 il tasso di fecondità ucraino era intorno a 1,1 figli per donna; la guerra lo ha fatto crollare a circa 0,9 nel 2022 e poi verso 0,7 e persino 0,6 negli anni successivi, tra i livelli più bassi registrati al mondo. I nati vivi sono passati dai 278.000 nel 2021 ai 190.000 nel 2023, con il 2024 proiettato verso un nuovo minimo storico.
Incertezza economica, paura per la sicurezza e separazione forzata delle coppie spingono molte a rimandare o rinunciare alla maternità: se gli ospedali pediatrici e i reparti di maternità non sono più luoghi sicuri il costo di avere un figlio aumenta ulteriormente.
Alla denatalità si somma l’esodo
Quasi tre milioni di donne ucraine hanno lasciato il Paese, in maggioranza donne giovani in età riproduttiva. Ciò significa che queste donne che avrebbero potuto avere figli in Ucraina nei prossimi 10–20 anni li avranno, qualora volessero farlo, altrove.
In ultimo, già prima della guerra la denatalità, l’emigrazione e l’alta mortalità spingevano verso una popolazione anziana, ora le stime indicano per il 2050 una popolazione inferiore del 20–30% rispetto ai livelli pre-invasione.
In questo quadro, la strana abitudine russa di colpire ospedali pediatrici e reparti di maternità va letta come facente parte di un pattern sistematico: colpire centri come Okhmatdyt ha un peso simbolico e pratico enorme.
Il peso del conflitto sul futuro che nasce
La guerra accelera i processi che svuotano il Paese dall’interno: meno bambini, più giovani donne all’estero, più uomini e donne in età lavorativa uccisi. I piani di “ricostruzione demografica” di Kyiv – incentivi alla natalità, rientro dei rifugiati, politiche familiari – partono da una base già erosa e devono confrontarsi non solo con le macerie fisiche, ma con la fiducia delle persone nel poter crescere un figlio in sicurezza.
Quando un missile abbatte un ospedale pediatrico non colpisce solo i bambini ricoverati, ma anche le decisioni di restare o partire, di avere un figlio o aspettare, di immaginare il futuro in Ucraina o altrove e quindi, in ultima analisi, il numero e il volto degli ucraini di domani.
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