Dal PCI contro Spinelli al PD contro Picierno, la lunga caccia ai social-traditori europeisti

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Carmelo Palma
05/06/2026
Poteri

Altiero Spinelli fu espulso dal PCI nel 1937, mentre era al confino a Ponza, perché le sue critiche allo stalinismo erano consustanziali al suo europeismo e dunque incompatibili con le “magnifiche sorti e progressive” della rivoluzione proletaria.

Dovettero passare quasi trent’anni perché il Partito Comunista, a destalinizzazione compiuta, lo riabilitasse ed eleggesse nel 1976 alla Camera come indipendente nelle sue liste.

Due anni dopo, nel 1978, quando l’Italia dovette decidere sull’adesione al Sistema Monetario Europeo, il PCI decise di opporsi, subordinando l’europeismo al populismo ante litteram, che vedeva anche nell’integrazione economica e monetaria europea un’incarnazione storica equivoca, perché nominalmente progressista, dello sfruttamento di classe, come se un Anticristo europeo celasse dietro le proprie umanistiche sembianze l’imperialismo del Diavolo capitalista.

A uno Spinelli furioso e desolato toccò alzarsi a Montecitorio per spiegare, con Marco Pannella, che stare fuori dallo Sme, proprio in una logica di sinistra, sarebbe stata una sciocchezza e che l’accordo raggiunto non era troppo forte e costrittivo, come sostenevano il PCI e gli altri indipendenti di sinistra, ma al contrario troppo lasco e debole nello stabilire la convergenza di politiche monetarie “che continuano a rimanere politiche nazionali” e nel non prevedere “al di là di alcuni trasferimenti di risorse …alcuna politica economica comune”.

A quanto pare, la polemica contro l’austerità, che ha riempito le cronache politiche degli ultimi tre lustri, viene (come si diceva del PCI) da lontano ed è andata lontanissimo, fino a diventare la vera koinè ideologica del sovranismo rossobruno.

Non so se a Pina Picierno, che ieri ha finalmente preso atto dell’espulsione che le era stata da tempo notificata via shitstorm dal Nazareno, il paragone possa suonare gradito – penso di no, perché, a mia differenza, lei al progetto del PD ha creduto e ci si è spesa per vent’anni generosamente – ma la sua parabola, da fondatrice del partito di Veltroni a reproba del partito di Schlein, è sinistramente simile a quella di Altiero Spinelli nel suo rapporto con il PCI, anche se cronologicamente contraria. Il prima dell’uno è il dopo dell’altra e viceversa.

La Picierno del 2026, rigettata come un corpo estraneo nel momento di maggiore isolamento e vulnerabilità personale è, mutatis mutandis, come lo Spinelli del 1937, confinato dai fascisti a Ponza e dai comunisti nel girone infernale dei social-traditori.

La Picierno del 2007, fiduciosa nel superamento democratico dell’ipoteca post-comunista sulla sinistra italiana, non era troppo diversa dallo Spinelli, che nel 1976 si era persuaso che l’europeismo del PCI non fosse un demagogico maquillage del vecchio internazionalismo comunista e si era presto dovuto ricredere, conservando però, un po’ per tigna, un po’ per la libertà che a quel punto poteva concedersi, il proprio seggio “comunista” a Bruxelles, fino alla morte nel 1986, ampiamente ripagandolo con il credito che la sua figura garantiva alle opacità del PCI berlingueriano.

Questa analogia dipende dalla circostanza che sia il PCI allora sia il PD oggi sono stati un esperimento fallimentare proprio sul piano europeista e conseguentemente su quello riformista, essendo l’europeismo l’ubi consistam di qualunque riformismo, di destra o di sinistra, degno di questo nome.

Si pensi al fatto che quando Spinelli stava per morire e il PCI sulla carta patrocinava la sua riforma delle istituzioni europee – il cosiddetto Progetto Spinelli – al contempo continuava a opporsi (in accordo con la DC andreottiana) a qualunque progetto di riunificazione tedesca, cioè alla condizione imprescindibile per la riunificazione europea.

Non è esattamente quanto fa oggi il PD osteggiando, al riparo di “frasi e cianfrusaglie pacifiste” come quelle che Spinelli poco prima di morire rinfacciava dolorosamente al PCI, la costruzione di una Nato europea, a partire dalla piena e immediata adesione dell’Ucraina all’Ue e dal risoluto sostegno alla sua difesa dall’aggressione russa?

Buona strada a Pina Picierno, auspicabilmente comune, senza dimenticare però quella che ha portato lei e tutti noi fino a qui.