Solo il metodo potrà salvare una sinistra dispersa

Nanni Schiavo
04/02/2026
Radici

Come una minoranza rumorosa conduce la rabbia di piazza in una direzione pericolosa.

L’altro giorno mi stavo chiedendo, com’è che a sinistra, a cominciare dall’Ucraina, si fatica a combattere qualsiasi battaglia che non sia anzitutto anti-occidentale?

Per avere una opinione da sinistra ho pensato allora di riflettere insieme a Niccolò Musmeci, 29 anni, Segretario nazionale della Federazione Giovani Socialisti.

“La sinistra ideologica, antagonista e massimalista si pone in conflitto con la sinistra del metodo riformista”. L’ideologia è ancora oggi portatrice di atteggiamenti dogmatici, quasi religiosi, affascinata tutt’oggi dal miraggio della rivoluzione, necessaria più per definire un’identità che come progetto concreto.

Cos’è il metodo?

“Il metodo è sporcarsi le mani”, accettare le complessità, misurarsi con i rapporti di forza imperfetti, rimanere aderenti alla realtà, applicare la politica del compromesso. È proprio questo metodo che ha prodotto conquiste storiche come lo Statuto dei Lavoratori (quando i comunisti si astennero nella votazione, perché coi padroni non si scende a patti). Il metodo riformista rifugge le posizioni fini a sé stesse e prova a leggere il tempo in cui opera anzitutto.

Al contrario, una sinistra ideologica “vive il presente in contraddizione con la realtà”. Parla come se il mondo si fosse fermato decenni fa, come se la globalizzazione e la tecnologia (AI, robotica, computer quantistici, ecc) non imponessero nuove domande. Se non aderisci alla narrazione vieni escluso, “sei considerato un nemico, un social-fascista”.

Un’area nostalgica, spesso anagraficamente avanzata ma ancora abbastanza performativa davanti alle telecamere del web, recupera dall’archivio degli sconfitti della storia frammenti di un comunismo mai davvero elaborato. Tantomeno in Italia. Per questa sinistra il mondo che è venuto dopo il crollo dell’Urss resta ancora un nemico e contro il nemico allora qualunque alleato diventa accettabile. Ma non è così, è qui che l’analisi viene sostituita dalla narrazione.

Tra i nemici di questa idea di sinistra rientrano anche il sistema della socialdemocrazia e del liberalismo sociale.

Questa impostazione di pensiero consente di bypassare il giudizio critico: com’è possibile che movimenti che si definiscono progressisti fatichino a condannare regimi autoritari, fondamentalismi religiosi e derive neo-coloniali? La risposta è terribile ma necessaria: “una parte del movimentismo a sinistra è ancora legata a quei mondi illiberali”.

Affermiamo chiaramente un principio: il comunismo sovietico è stato un errore della storia, come tutti i totalitarismi. Purtroppo però, su alcuni, malgrado l’esperienza della storia, in quanto polo politico questo continua ad esercitare un magnetismo.

Non è un caso che, ad esempio, l’antieuropeismo diventi terreno d’incontro tra sinistra ideologica e sovranismi di destra. Ecco allora che su varie questioni (integrazione europea, moneta unica, difesa comune, sostegno all’Ucraina appunto) si finisce per fare il gioco dei nazionalismi. In altri termini, chi crede di resistere alla destra, va a rafforzarne gli elementi più reazionari. Cercando di combattere il sistema, ci si inclina pericolosamente.

Sono contraddizioni evidenti che non vengono affrontate, piuttosto sono tollerate.

Eppure, l’Unione Europea, che nasce anche dalla cultura socialista, è il progetto che ha messo fine allo sterminio ciclico tra culture sorelle, come può questo non parlare a una persona di sinistra?

Viviamo nel presente, e nel presente il colonialismo è anzitutto quello di Cina e Russia. Una sinistra coerente non può ignorarlo alla ricerca di un amarcord ideologico. Se da sinistra si giustifica la Russia, il regime di Maduro o il fondamentalismo di Hamas, non si è parte della soluzione ma del problema.

Se preferisce l’ideologia al metodo, il preconcetto al riformismo, allora confonderà il radicalismo con l’estremismo.

Così “la sinistra si allontana dal potere”, perde credibilità e lascia spazio ai suoi avversari. Sorprende che questo avvenga “in un momento storico in cui, soprattutto da parte della Gen Z a livello globale, c’è una grande richiesta di democrazia e diritti umani”.