Come il sogno americano continua a essere la più grande invenzione ideata dall’uomo

Sean Lips
06/07/2026
Poteri

Scrivere un articolo che elogi gli Stati Uniti d’America nell’attuale contesto storico e politico può sembrare un esercizio piuttosto impopolare.

Eppure, nonostante tutte le critiche e le controversie che circondano quel Paese, se qualcuno oggi mi chiedesse: «Ma a te piace il modello americano?», io continuerei a rispondere senza alcun dubbio: «Sì!».

Quest’anno ho deciso di fare un viaggio in uno dei luoghi che mi hanno sempre appassionato di più: gli Stati Uniti. Ho scelto di andarci proprio in un periodo molto particolare, ovvero durante i festeggiamenti del 4 luglio, la loro festa dell’Indipendenza.
Non l’ho fatto solo per assistere alle celebrazioni che si tengono ogni anno, ma anche perché questo 4 luglio rappresenta un anniversario particolarmente importante: segna infatti i 250 anni da quando i Padri Fondatori proclamarono l’indipendenza delle tredici colonie americane dall’Impero britannico, dando così vita agli Stati Uniti d’America, la più antica e longeva repubblica democratica della storia.
In questo viaggio ho visitato i luoghi più importanti della Rivoluzione americana che portò a quella dichiarazione.

Sono stato nel porto di Boston, dove, nel 1773, diversi patrioti americani decisero di gettare in mare le casse di tè inviate dalla Compagnia delle Indie Orientali per ordine dell’Impero britannico. Fu proprio quell’impero a imporre una tassa su quella bevanda ai coloni americani senza che questi ultimi fossero rappresentati in Parlamento. E infatti il loro motto era: «Nessuna tassazione senza rappresentazione», insieme a «Datemi la libertà o datemi la morte!».

A New York ho visitato il parco di Bowling Green, dove diversi ribelli americani, nel luglio del 1776, fecero cadere la statua del re d’Inghilterra Giorgio III come segno di ribellione.

Ho visto il luogo dove oggi sono conservati i documenti fondanti degli Stati Uniti d’America, come la Costituzione, la Bill of Rights e la Dichiarazione d’Indipendenza. In quest’ultima c’è una frase che ritengo più potente di qualsiasi arma o esercito che sia mai esistito: «Riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali; che essi sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili; che tra questi vi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità.»
Thomas Jefferson,
Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America,
Secondo Congresso Continentale, Filadelfia, 4 luglio 1776.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​

Infine ieri, Il 4 luglio, mi trovavo a Washington DC e ho avuto anche l’opportunità di ascoltare dal vivo un discorso del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Pur essendo completamente contrario all’ideologia e alle politiche di questa amministrazione, è stata comunque un’esperienza indimenticabile sentire dal vivo la persona che, nonostante tutto quello che si possa dire, è in questo momento la più potente al mondo.

Vedere tutto ciò mi ha fatto capire che l’Europa, sotto molti aspetti, deve ancora imparare molto dagli Stati Uniti, anche se in molti altri aspetti siamo proprio noi europei a essere i migliori. In nessuna costituzione o documento fondante di alcuno Stato al mondo è sancito il diritto alla ricerca della felicità o il diritto della popolazione di organizzarsi in milizie autoregolamentate che possano difendersi da qualsiasi tirannia, interna ed esterna.

Ma soprattutto dobbiamo sempre ricordarci che tutti gli altri diritti che abbiamo in Europa e che diamo per scontati — come la libertà di espressione, la separazione dei poteri, la separazione tra Stato e Chiesa, le elezioni parlamentari e presidenziali — sono stati applicati per la prima volta in maniera integrale proprio negli Stati Uniti. Ed è proprio grazie a questi ultimi che noi europei possiamo oggi dire di averli: se non fosse stato per il loro intervento nella Seconda Guerra Mondiale e nella Guerra Fredda, l’Europa sarebbe un posto molto diverso e, secondo me, assai peggiore.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​

Il futuro dell’Europa è inevitabilmente legato al destino dell’intero Occidente e, di conseguenza, strettamente connesso anche a quello degli Stati Uniti. Per questo motivo, l’Europa deve impegnarsi a mantenere buoni rapporti politici, diplomatici, commerciali e di difesa con Washington. Tuttavia, come in ogni alleanza, questa collaborazione deve basarsi su condizioni e regole comuni ben precise, che vadano rispettate da entrambe le parti.

Quindi, quando dico che supporto gli Stati Uniti, non significa che io sia favorevole in qualche modo alle azioni di questa amministrazione o che non critichi molti dei suoi aspetti passati e attuali. Tutt’altro: con questa affermazione intendo che sostengo e combatto per i principi su cui gli Stati Uniti sono stati fondati e sui quali dovrebbero continuare a basarsi per rimanere la prima superpotenza mondiale.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​

I veri patrioti americani, a mio avviso, non sono quelli che supportano il regime di Vladimir Putin, lo stesso che minaccia di bombardare Washington DC con armi nucleari. Non sono quelli che assaltano la capitale solo perché non accettano il risultato di un’elezione democratica vinta dal loro avversario politico. E non sono quelli che delegittimano i principi di tolleranza e inclusione, grazie ai quali milioni di persone da tutto il mondo hanno scelto di emigrare negli Stati Uniti per inseguire il famoso sogno americano.

Oggi, invece, i veri patrioti americani sono quelli che festeggiano il 4 luglio ricordando il vero significato di quella festività: ovvero celebrando i valori in cui credevano i Padri Fondatori come Jefferson, Adams e Franklin, i quali hanno dedicato tutta la vita a combattere l’assolutismo monarchico. Quindi sì, oggi i veri patrioti americani sono proprio quelli che festeggiano il No Kings Day e che si battono affinché l’America torni a essere un paese pienamente liberale e fedele ai valori occidentali.