Slovenia, la vittoria europeista e l’ombra delle spie israeliane sul voto

Piercamillo Falasca
23/03/2026
Poteri

Slovenia. Con uno scarto di appena quattromila voti, il premier uscente Robert Golob ha strappato all’opposizione conservatrice una vittoria che le cancellerie europee hanno accolto con sollievo. Ma le elezioni parlamentari slovene del 22 marzo 2026 resteranno nella storia non soltanto per il risultato al fotofinish, bensì per lo scandalo che le ha precedute: le presunte attività di Black Cube, la società di intelligence privata israeliana accusata di aver operato nell’ombra per condizionare il voto in favore dell’ex premier Janez Janša.

Una vittoria per un soffio

Il Movimento Libertà (Gibanje Svoboda) di Golob si è fermato al 28,55% dei consensi, conquistando 29 seggi sui 90 disponibili nel Parlamento nazionale. Alle sue spalle, il Partito Democratico Sloveno (SDS) di Janša ha raccolto il 28,17%, traducendosi in 28 seggi. Il partito del premier uscente ha retto all’urto di mesi di sondaggi sfavorevoli in quello che molti commentatori hanno già ribattezzato il voto più cruciale della Slovenia indipendente.

Dal palco del suo quartier generale a Lubiana, Golob ha rivendicato la vittoria con parole destinate a risuonare ben oltre i confini nazionali: “Avete dato il vostro voto alla democrazia.” Una frase che, nel contesto dello scandalo Black Cube, acquista un peso specifico maggiore.

Janša, l’asse con Orbán e Trump

Janez Janša è un veterano della politica slovena — tre mandati da premier, una condanna per corruzione poi annullata, e un curriculum di vicinanza sempre più marcata ai governi nazional-populisti d’Europa e d’America. Leader del SDS, il partito conservatore più antico della Slovenia, Janša ha costruito negli anni un’alleanza solida con il premier ungherese Viktor Orbán e ha coltivato apertamente la sua ammirazione per Donald Trump, con il quale ha intrattenuto rapporti diretti già prima del secondo insediamento alla Casa Bianca.

Una vittoria di Janša avrebbe avuto conseguenze immediate sulla politica estera slovena: l’ingresso della Slovenia nel blocco sovranista avrebbe rafforzato le spinte centrifughe nell’Unione europea e avrebbe probabilmente posto un ulteriore ostacolo al sostegno finanziario dell’Ucraina, in una fase già segnata dalle fortissime tensioni tra Bruxelles e Budapest.

Lo scandalo delle spie

Il 22 dicembre 2025, un jet privato atterra all’aeroporto di Lubiana. A bordo, secondo i dati di tracciamento voli ricostruiti dall’organizzazione non governativa 8 March Institute — un gruppo di giornalisti, attivisti e ricercatori sloveni — viaggiano Dan Zorella, amministratore delegato di Black Cube, Giora Eiland, ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano e consulente della società, e Liron Tzur. Quella stessa giornata, i tre avrebbero trascorso circa due ore nella sede del Partito Democratico Sloveno, in via Trstenjakova 8 a Lubiana. Non si trattava di un’apparizione isolata: la SOVA, l’agenzia di intelligence e sicurezza slovena, ha accertato quattro visite distinte di rappresentanti di Black Cube nel paese nell’arco di sei mesi prima del voto.

Il cuore dell’operazione, stando alle ricostruzioni degli investigatori, era il sito corruption2026.com, apparso nelle settimane precedenti al voto con video che mostravano presunti piani corruttivi a carico di persone vicine a Golob. Gli interlocutori ripresi nelle registrazioni erano, in realtà, operativi di Black Cube sotto copertura che avevano avvicinato i collaboratori del premier spacciandosi per investitori. Il metodo è preciso e replicabile: reclutamento attraverso profili falsi su LinkedIn, incontri in hotel e luoghi pubblici con identità alterate, registrazioni clandestine, pubblicazione del materiale su siti di società fittizie — prontamente cancellati dopo l’uso — con una tempistica calibrata per massimizzare l’impatto a ridosso del voto.

Il direttore della SOVA (l’agenzia dei servizi segreti slovena) Joško Kadivnik ha presentato al Consiglio di Sicurezza Nazionale “prove materiali” di queste connessioni, e lo Stato ha trasmesso tutto alla Procura e alla Polizia. Un nodo cruciale rimane però irrisolto: chi ha commissionato e finanziato l’intera operazione dall’interno della Slovenia.È chiaro che qualcuno li ha pagati“, ha dichiarato la ricercatrice Nika Kovač dell’8 March Institute al Brussels Times.Spetta alle autorità indagare e informare il pubblico.

Janša ha dapprima negato qualsiasi contatto con la società, per poi ammettere di conoscere Eiland, pur senza ricordare la data dell’incontro. L’SDS ha cambiato versione più volte: prima dichiarando di non aver “mai sentito parlare di Black Cube“, poi rovesciando la narrativa con una bravata — se la società avesse davvero smascherato la corruzione, meriterebbe “un monumento nel centro di Lubiana”. Black Cube, interpellata formalmente sia da Reuters che da The Economist, ha opposto un silenzio totale.

Chi è Black Cube

Fondata nel 2010 da Zorella e da Avi Yanus, entrambi ex ufficiali dei servizi di intelligence israeliani, Black Cube è oggi una delle agenzie di spionaggio privato più note al mondo. Nel suo organigramma consultivo sono transitati l’ex direttore del Mossad Meir Dagan e l’ex capo dello Shin Bet Efraim Halevy — un curriculum istituzionale che garantisce credibilità nel reclutamento di clienti ad alto profilo. La società si autodefinisce “fornitore di servizi di intelligence per controversie di alto profilo, arbitrati e casi di crimini dei colletti bianchi”: una descrizione che stride con i metodi documentati e con le parole del premier Golob, che nella lettera a Ursula von der Leyen ha definito le attività della società “campagne diffamatorie con un unico obiettivo: minare la fiducia dei cittadini nei processi democratici”.

Il caso sloveno non è il primo scontro tra Black Cube e le istituzioni europee. Nel 2016, agenti della società cercarono di compromettere la magistrata rumena Laura Kövesi, procuratrice capo dell’anticorruzione: Zorella ammise di aver istruito i propri operativi a violare la sua posta elettronica. Due agenti vennero arrestati; nel 2022 i fondatori patteggiarono, ricevendo condanne sospese. Golob ha ricordato alla Commissione europea che operazioni analoghe sarebbero state condotte anche in Ungheria, nel 2018 e nel 2022 — un pattern che trasforma il caso sloveno da incidente isolato a fenomeno sistemico.

Il nodo europeo

Per Bruxelles, il risultato sloveno rappresenta un sollievo tattico. La Slovenia si aggiunge alla lista dei paesi dove le forze pro-europeiste hanno retto all’urto delle opposizioni nazional-populiste, in un momento in cui l’equilibrio interno all’Unione è sempre più fragile. Golob ha formalmente chiesto alla Commissione europea di aprire un’indagine, e il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto eco all’appello, invitando Bruxelles a definire linee guida per contrastare questo tipo di interferenze.

Ma lo scandalo Black Cube apre una questione più profonda e scomoda: la minaccia alle democrazie europee non viene più soltanto da Mosca, ma anche da attori privati, opachi e tecnicamente sofisticati, che si muovono nell’economia parallela dell’intelligence commerciale. Su questo fronte si è espresso con nettezza il senatore italiano Marco Lombardo, esponente di Azione: “Ogni elezione dimostra l’urgenza di adottare uno Scudo Democratico europeo contro qualsiasi ingerenza straniera, a tutela dell’integrità dei processi elettorali.” Un appello che, nel contesto sloveno, suona meno come un auspicio politico e più come una diagnosi urgente.

Il governo che verrà

La vittoria di Golob non si traduce automaticamente in stabilità. Con 29 seggi, il Movimento Libertà è lontano dalla maggioranza assoluta di 46 parlamentari. I Socialdemocratici, con 6 seggi, non bastano. Golob dovrà guardare alle due formazioni new entry: i Democratici di Anže Logar (6 seggi) e il movimento populista Resni.ca (5 seggi). Paradossalmente, anche una sola di queste forze potrebbe far pendere la bilancia verso Janša, rendendo la riconferma del premier uscente tutt’altro che scontata.

La Slovenia ha votato per la democrazia, come ha detto Golob. Ma formare un governo che la incarni sarà la vera prova dei prossimi giorni.